L'ISLAM SOTTO CASA

Francesca Paci

Marsilio, 2004

 

     L’Italia ospita circa un milione  di musulmani e 50.000 ex cattolici convertiti al Corano. Le cifre sono destinate a lievitare, come è ovvio, dal momento che l’ondata migratoria sembra essere appena all’inizio. A parte le paure connesse al terrorismo, l’invasione musulmana, al momento è percepita dagli italiani con curiosità e con sufficiente spirito di tolleranza. L’Italia, d’altra parte, è un paese che ha convissuto a lungo con invasioni e promiscuità etniche e oggi accoglie il mondo arabo con una capacità integrativa sulla quale si può scommettere. Il nostro paese non è mai stato fondamentalmente razzista verso lo straniero anche se, paradossalmente, lo é stato il Nord (e in parte ancora lo è) verso i suoi meridionali. Sarà proprio questo residuo razzista (vedi la Lega) a produrre l’ultima resistenza verso gli immigrati come è dimostrato dalla percentuale di irriducibili che negli stadi offendono i giocatori neri. Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Però, si stanno sviluppando integrazioni silenziose, che fanno bene sperare, come con mano leggera espone Francesca Paci nel suo libro “L’Islam sotto casa” (Marsilio, 2004), riassumendo una ricerca che prima del libro era rifluita in numerosi articoli usciti su “La Stampa” di Torino. L’integrazione silenziosa a cui allude la Paci concerne soprattutto il quotidiano. Il libro non affronta i grandi temi dei fondamentalismi a confronto, né le integralistiche posizioni teologiche del cattolicesimo e dell’islamismo che sicuramente daranno origine a scontri di principio, ma si attiene ad una cronaca giornalistica estremamente semplificata, un resoconto di momenti e di giornate in cui si incontrano culture etniche diverse dove è possibile, tra curiosità e amicizia, riunire cristiani e musulmani in modo tale da non creare conflitti: la cucina, ad esempio, i funerali, le scuole, le riunioni nei piccoli appartamenti trasformate in modeste moschee, la spesa nei negozi che si arricchiscono sempre più di cibi arabi, le iniziative culturali come la diffusione del Corano e di libri della cultura araba, insomma quel complesso di incontri soft e condivisi attraverso i quali si mescolano popoli diversi che imparano a conoscersi e che diventano amici. Identità diverse, dunque, che evitano di scontrarsi sul piano religioso e dei diritti che sono, diciamolo chiaro, le fonti principali al momento insuperabili, della separazione. Non mancano, certo, i motivi di riflessione, come ad esempio, quelli sui diritti matrimoniali che, per gli islamici con le italiane, è particolarmente conflittuale e normalizzato da regole ferree, ma l’A. non polemizza, per cui il libro resta in superficie, non abbozza proposte, attenendosi ad un giornalismo d’informazione che, come tale, si legge rapidamente come, partendo da fatti comuni condivisi (o prima o poi condivisibili) possa cominciare una integrazione fattuale senza rivoluzioni o imposizioni forti.

Corrado Piancastelli

 

Prodena@libero.it

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