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IDENTITA' E COSCIENZA Davide Sparti Il Mulino, Bologna 2000
"Fino a che punto, come sostengono i materialisti più audaci, il vocabolario e l’idioma che usiamo per parlare dell’io, dell’identità, della vita individuale, potrà e dovrà essere ridescritto nei termini di un altro vocabolario?". Davide Sparti si pone tale domanda nelle conclusioni del suo volume su identità e coscienza, dove si chiede quale sia il destino dell’io, una nozione che potrebbe essere distrutta dall’avanzare delle neuroscienze e delle teorie materialistiche che da esse derivano. Secondo tali teorie il linguaggio sulla mente, sull’io e sulla coscienza che usiamo ordinariamente è un linguaggio approssimativo e illusorio che allude soltanto, senza coglierla effettivamente, alla vera realtà della mente. Il linguaggio che descrive tali eventi fisici, identificabili con l’anatomia, la chimica e le funzioni del cervello, è l’unico vero, nel senso che si riferisce a contenuti materiali empiricamente controllabili, e lo sviluppo futuro delle neuroscienze darà sempre più particolari, oggi ignoti, circa la natura della cosa che chiamiamo mente. Il destino è quello di una progressiva riduzione del mentale al fisico con i loro rispettivi linguaggi, riduzione per ora incompleta ma nel futuro totale. Questa tesi, criticata dal nostro autore, configura quello che Popper chiamava il materialismo promettente, ossia una teoria che promette di colmare nel futuro le sue attuali lacune esplicative. Il materialista promettente sa benissimo, infatti, di non riuscire a spiegare la mente in modo esaustivo in termini fisicalistici, riducendo mente a cervello, tuttavia, promette che in un futuro più o meno vicino tale riduzione sarà possibile e porterà alla totale eliminazione della mente e del linguaggio ad essa correlato. La polemica col materialismo estremo è solo uno dei temi del libro, rappresenta la parte in cui l’autore entra in campo in prima persona sul piano teorico. L’intento principale è, tuttavia, di carattere storico, nel senso di offrire a partire da diverse prospettive interpretative il percorso filosofico che ha portato al problema e alle sue varie soluzioni. In effetti la panoramica offerta è molto ampia. Il capostipite del problema dell’io, secondo Sparti, che si è già occupato in precedenza del problema, è Cartesio che pose la distinzione tra un io inteso come sostanza pensante e una natura intesa come sostanza estesa, considerando le due sostanze ontologicamente distinte anche se funzionalmente correlate, almeno nell’uomo unico essere composto da entrambe. In tal modo, anche se non si negano i precedenti nel pensiero antico, si colloca la questione, giustamente, agli albori del pensiero moderno. Oltre ai riferimenti classici, considerando tali le idee sull’identità e il soggetto individuale di autori come Locke e Kant, ci sono poi ampi riferimenti al dibattito sviluppatosi sul cosiddetto mind-body problem nell’ambito della tradizione filosofica analitica del XX secolo. Inoltre, sono ricostruiti i tratti salienti della questione così come essa è stata affrontata anche in altri contesti teorici, dalla teoria della costruzione storico-sociale dell’io in Hegel, alla discussione geografica circa la partizione freudiana del mentale in uno strato inconscio e uno conscio. Il percorso teorico è lungo e gli autori affrontati sono molti ma, e questo è un pregio ulteriore del volume, la trattazione risulta sintetica e chiara, comprensibile anche per i non addetti ai lavori, i quali potranno trovare riferimenti e elementi teorici utili a uno studio diretto di questo interessante e sempre attuale problema filosofico. Raffaele Prodomo
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