|
TRA CORPO E ANIMA Riflessioni sulla natura umana da Kant e Plessner, di Ines Crispini, Marsilio Editore, 2004, pag. 189, E. 20,00 Qual è la differenza fondamentale ta noi e gli animali o la natura in generale? Ed è sufficiente il gap morale, la capacità decisionale, l’auto-determinazione, il controllo sulla propria natura organica, a fare la differenza? Ines Crispini, docente di filosofia morale e di antropologia filosofica dell’Università della Calabria, per rispondere a questa domanda percorre, da Kant in poi, l’intera gamma delle ricerche e delle riflessioni su quest’affascinante tema, ponendo in evidenza l’emersione dello spirito in contrapposizione al riduzionismo. Oltre Kant, Crespini incrocia Scheler e giunge a Plessner col quale inizia la svolta antropologica ed epistemologica il cui approdo al relativismo osservativo e critico è ora storia di tuti i giorni., la dove la posizione dell’osservatore (e argomentatore) non può sottrarsi né da se stesso, né dalla posizione che occupa nel momento che osserva e giudica. Il progetto di Plessner, tuttavia, intende superare questo eccessivo riduzionismo debole e pone, antropologicamente, il momento umano in contrapposizione a quello vegetale e animale. Punti fermi, si può dire, perché possa distinguersi una salda identità umana. In tal modo si viene a classificare una gerarchia sistematica che recupera il relativismo iniziale e si conclude con l’uomo quale unico soggetto capace di distanziarsi e non farsi intrappolare dallo schema organico che ha in comune col mondo a lui inferiore. In tal modo l’uomo ritorna al mistero della sua duplicità, nella presenza di un’estraneità che si contrappone all’organicità, di cui percepiamo l’intero problema dialettico “dell’avere un corpo e dell’essere un corpo, da cui consegue – scrive l’Autrice sulla scorta di Plessner – il difficile intreccio tra il sé e l’altro da sé (che) pone l’imperativo di dover vivere portando a realizzare il sé ma anche di poter vivere solo assicurando il sé nell’intreccio con l’altro e nell’altro.” Il libro ha una chiara finalità didattica. L’A., infatti, non espone un suo pensiero personale (ed è un peccato!) anche se è di utile lettura a quanti avvertono il bisogno di approcciare il complesso problema nella fedeltà ai filosofi che lo hanno affrontato. Corrado Piancastelli
|