LE TRACCE DI MOSE’

LA BIBBIA TRA STORIA E MITO

I. Finkelstein e N. Asher Silberman

Carocci, 2002, pagg. 409, 23,80 Euro

 

   Questo libro sconvolge dalla fondamenta tutto quello che è scritto nella Bibbia, specialmente se si tiene presente il profilo scientifico degli autori, ambedue al di sopra di ogni sospetto.

   Israel Finkelstein è, infatti, Direttore del Nadler Institute of Archeology dell’Università di Tel  Aviv e condirettore degli scavi di Tel Meghiddo, uno dei più importanti siti di archeologia biblica in Israele; Neil Asher Silberman è Direttore del Centre for Public Archeology ad Heritale Presentation in Belgio. Due scienziati, quindi, molto accreditati nella comunità scientifica mondiale, che smantellano pezzo per pezzo, sulla scorta dei ritrovamenti archeologici, gran parte della più significativa storia d’Israele raccontata dalla Bibbia. Gli scavi confermano ulteriormente ciò che già molti ricercatori sospettavano e cioè che non ci sono prove storiche della fuga dall’Egitto o della conquista di Canaan, che la nascita del monoteismo non si può far risalire all’epoca di Abramo, che i primi libri della Bibbia furono redatti solo nel settimo secolo a.C. a distanza di centinaia di anni dai fatti narrati, che la Genesi è molto improbabile si sia svolta in Palestina, che il diluvio universale forse fu soltanto una piena del Tigri e dell’Eufrate e che Noè non fu mai esistito, che il crollo delle mura di Gerico è solo una fantasia perché quella città non fu mai circondata da mura ed era disabitata  e non è stata trovata alcuna prova archeologica che confermi le grandiose descrizioni bibliche di Davide e Salomone.

   Le nuove scoperte sono state condivise anche dalla maggior parte dei rabbini tradizionalisti, ma d’altra parte la Bibbia è sempre stata talmente piena di contraddizioni e di discrepanze storiche e narrative che l’attuale ricerca archeologica non ha potuto che confermare quanto i biblisti già sospettavano. Stando ai recenti ritrovamenti archeologici, scrivono i due scienziati, la Bibbia fu un prodotto geniale dell’immaginazione umana. “Essa fu concepita  nell’arco di due o tre generazioni, circa 2600 anni fa, nel regno di Giuda, una regione disseminata di sparuti insediamenti di pastori e di allevatori, governata da un’isolata città regia, appollaiata in modi precario nel cuore dell’altopiano in una stretta striscia di terra tra alte gole rocciose. “ Lo scopo di creare un testo immaginario e mitico, nacque dalla necessita di determinare “un punto fermo spirituale non solo per i discendenti del popolo di Giuda ma anche per le comunità di tutto il mondo” affinché nel trambusto dei cambiamenti provocati da culture straniere e da quelle di popoli vicini, si potesse contare su un testo di natura religiosa ancorato alla generazione mitica di Davide.

   Ora il problema sarà quello di far accettare queste conclusioni ai fedelissimi della Bibbia, come i Testimoni di Geova dal momento che forse neppure Abramo e Mosè sono mai esistiti e quindi tutta la Torah non fa più testo. Ma la polemica è aperta e molte frange dell’ebraismo ortodosso si rifiutano di accettare la nuova ricostruzione storica e intendono restare fedeli, anche contro l’evidenza, alla parola di Dio contenuta nel vecchio testo. (C.P.)

 

Prodena@libero.it

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