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LA ZATTERA DEL NAUFRAGO LETTERA SUI LIMITI DELL’OCCIDENTE P. Bianco Marsilio 2002 pagg. 165 E. 11,00
La tavola che galleggia è l’immagine “dell’inalienabile diritto universale dell’individuo a disporre di sè e dei suoi beni sulla quale l’umanità occidentale ha costruito la sua secolare elaborazione dello Stato di diritto”. Naturalmente la “zattera” è anche molto altro che nella metafora e nei simbolismi rimanda all’ambigua inquietudine del nostro tempo. Tuttavia il principio della libertà è indubbiamente primario e per noi occidentali funziona (anche se traballa peggio della zattera) e rappresenta il “valore sociale dell’individuo”. Naturalmente, fuori di ogni dubbio, è questa la libertà che dobbiamo difendere e che ci costringe a restale occidentali anche di fronte alle storture del capitalismo occidentale e alla sua violenta ingiustizia. “Difendiamo, ci ricorsa Pialuisa Bianco (giornalista e saggista già autrice di vari libri) il modo di vivere occidentale, democrazia, libertà, concorrenza economica e tutto quel che ne consegue perché possiamo vantare un esperimento riuscito”. Si tratta di diritti naturali ed etici, anche se a questi diritti è stato opposto quello di diritti derivanti da leggi umane e non da quelle di natura o inventati dagli intellettuali: come se le leggi umane non fossero ispirate da quelle naturali che l’uomo avverte intimamente in sè, come libertà, diritto alla giustizia, all’eguaglianza, ecc.” Ma poi per diritti naturali non si deve intendere la qualità della coscienza la quale è il plus-valore rispetto alla natura in quanto cosa ? Le leggi umane non sono la codificazione legale di quelle morali scolpite nella trascendentalità dell’essere? A ben riflettere non è innaturale il capitalismo che rompe l’equa distribuzione dei beni del mondo poiché si fonda sull’appropriazione che non è solo dei beni ma della stessa coscienza? Non sappiamo ben rispondere a questo interrogativo: dopo il fallimento dell’esperimento comunista proprio non abbiamo idee chiare per cui c’è un punto sul quale si resta ambigui: l’esperimento della nostra identità occidentale è poi veramente riuscito? E con quali perdite? Ma soprattutto se dobbiamo prescindere (e dobbiamo prescindere, per dio!) dalla deflagrazione delle bombe, siamo ben sicuri dei luoghi geografici in cui abitano i terroristi? Perché esistono molti terrorismi e quelli del cosiddetto male così designati dal signor Bush non è vero che esplodono, anzi sono striscianti come i vermi.... Ecco perché oscilliamo. Nel nostro cuore, dopo la morte del cristianesimo, non abbiamo certezze, per cui è in ciò, a me pare, il senso della zattera che per il momento ci acquieta, ma non definitivamente. Infine: bella la scrittura di Pialuisa Bianco e ovviamente impegnativo il tema trattato, però, con colta e consumata sensibilità letteraria. C. P.
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