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LA RIVINCITA DEL SENTIMENTO Michele Rossena Idelson-Gnocchi 1998 pagg. 360 Lire 38.000 Scrivere del libro di Rossena è facile e difficile nello stesso tempo. Facile perchè si tratta di autobiografia, un percorso di vita che Michele mette a nudo, valendosi della sua stessa professione di psicoterapeuta, con un candore che apparirebbe semplicistico a chi di dovesse soffermarsi sulla semplice narrazione, sulla scansione delle esperienze e della sua stessa crescita come psicologo e come uomo. Vale a dire che l’insistita autobiografia rischierebbe di essere diagnosticata come narcisistica, se il libro non fosse attraversato dalla lettura “difficile” cui accennavo all’inizio. E’ qui che incontro il vero Rossena: cioè la sua sensibilità il suo pathos, perchè alla fine, a furia di parlare del dramma esistenziale che è alla radice di ogni nevrosi, l’autore parla di sè come un’ombra che attraversa ogni pagina. La conosco bene quell’ombra! Somiglia al mio vagare fra gli uomini e la storia, fra gli amici e gli invidiosi, fra coloro, tanti, che mi hanno amato e invidiato, e che ancora mi amano, fra accoglienza e riverenza esagerata mentre io mi aggiravo fra loro per capire cosa fossi veramente io e cosa volevano “gli altri” che io fossi per loro (e non più solo per me). E poi ogni volta le paure, gli inventari della vita, il buttarsi continuamente in nuovi progetti, incontrare la sofferenza degli altri, il loro riporre in me speranze senza mai avere la coscienza netta di saper guarire da qualcosa il cui riconoscimento era/ed è sempre uguale ma sempre difficile da enucleare, da far apparire alla loro comprensione, alla loro Persona eguale e sempre ineguale a tutte le altre. Ecco perchè recensire il libro di Michele Rossena è per me difficile, perchè la recensione diventa una nuova autobiografia, ma questa volta mia e non sua, eppure con percorsi e anche amicizie quasi uguali in questa terra napoletana fatta delle stesse cose, paradossalmente simili pur tra generazioni diverse. Certo, potrei alludere agli aspetti tecnici della sua lettura umanistica della psicoterapia, al suo fare filosofia intorno ai modelli della guarigione, al suo carisma che lo vede ispiratore o fondatore di movimenti, di associazioni culturali, centro di idee e propulsore di meccanismi sociali che finiscono col ruotare intorno alle sue capacità organizzative. Cose importanti, certo, che mostrano il suo bisogno di apparire e che possono nascondere il suo bisogno di essere: due aspetti non disgiunti per un creativo che comunque è sempre tale in mezzo alla gente, sia che relazioni come psicologo o esponga un quadro in una mostra. Sono poi questi gli elementi che diventano anche impegno sociale il quale, senza la forza interiore, nemmeno emergerebbe nella coscienza.
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