LA DEMOCRAZIA IMPOSSIBILE

Sabino Acquaviva

Marsilio¸ 2002, pagg.204. E. 12,00

Nei vari libri (specie di sociologia, ma non solo) che mi vengono inviati per recensione, comincia ad apparire con sempre maggiore insistenza, la parola “utopia”. E’ il termine che anche Sabino Acquaviva utilizza  a proposito della democrazia. Lo studioso padovano sostiene che non ci stiamo affatto rendendo conto che la democrazia pubblica è in via di  spegnimento e sopravvive solo la libertà privata, ma è una constatazione  sulla quale non è neppure facile concordare  perché la libertà privata è la conseguenza di un ulteriore processo alienante che passa attraverso la cultura delle famiglie e delle religioni. Siamo liberi solo apparentemente e nelle esplicazioni marginali almenchè non raggiungiamo un potere che ci consenta di ribellarci o di opporci. E allora “democrazia di che?” si chiede Acquaviva  Viviamo in un mondo ormai “ridotto a merce”, un mondo in cui anche l’informazione è diventata merce e di cui Internet sta sempre più diventando un ulteriore rischio di inquinamento poiché sta diventando un mondo puntiforme in cui ciascuno riconosce  solo se stesso indipendentemente da una condivisione che è poi il nerbo del processo democratico. Paradossalmente si sta costruendo un mondo di libertà simulata in cui ciascuno dice la sua,  che però rischia di diventare anche un mondo in cui pubblicamente l’universo puntiforme delle opinioni personali può anche non  contare nulla se non costituisce un pensiero strutturato e dominante che non sia, quindi,  solo un frammento, ma un pensiero che diventi aggregante di molti individui. Ma Internet sta diventando proprio questo, nel senso che si sta avviando ad aggregare le persone su temi ben specifici spesso per spartire un consenso o diventare blocco di protesta o di solidarietà su fatti sociali ed economici con il vantaggio, rispetto alla televisione o ai giornali, dell’interazione e della partecipazione dei naviganti in rete. (C.P.)

 

 

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