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ISLAM E STORIA Critica del discorso religioso Nasr Abù Zayd Bollati Boringhieri, 2002, pagg.231, E. 23,00 Due libri di grande attualità come si evince già solo dai titoli. Il primo, del giornalista pakistano Ahmed Rashid (corrispondente di giornali occidentali) definisce la mappa dei più influenti movimenti islamici dominati dall’ideologia fondamentalistica e si interroga di come è potuto accadere che, pur con una tradizione millenaria di tolleranza, l’islam si sia trasformata in una cultura radicale e intollerante simile a quella dei talibani. In pratica mentre la Jihad è la lotta interiore della disciplina morale e della dedizione all’islam, ma anche la ribellione ai governanti ingiusti (attuata finanche da Maometto), essa non prevede mai l’uccisione di innocenti a qualsiasi etnia appartengano, siano essi musulmani o non musulmani, per cui il nuovo fondamentalismo radicale ed estremista è una perversione della jihad. “A questi nuovi fondamentalisti - scrive Rashid, non interessa la trasformazione di una società corrotta in una giusta”....”essi non hanno alcun programma economico”....né progetti per favorire la partecipazione democratica al processo di decisione dei loro futuri stati islamici. La loro attività di governo prevede un unico capo carismatico, un amir, anziché un’organizzazione o un partito costituiti più democraticamente. Per loro sarà il carattere, la devozione religiosa e la purezza del loro leader, e non le sue capacità politiche, la sua cultura o la sua esperienza, a renderlo capace di guidare la nuova società. E’ così che è emerso il fenomeno del culto del mullah Muhammad Omar del talebani, di Osama bin Laden di Al Qaeda, di Juma Namangani del movimento islamico dell’Uzbekistan.” Tutta l’Asia centrale è interessata da commistioni e da reti di relazioni molto più complesse da quelle che si possano immaginare ed è un errore gravissimo guardare soltanto agli attacchi terroristici su New York senza conoscere le vere motivazioni o ignorando deliberatamente che gran parte dei capitali del terrorismo talibano è americano, denaro fornito per creare capisaldi in Afganistan quando l’Unione Sovietica sembrava una minaccia per l’occidente. Il libro di Nasr Abù Zayd, già professore all’Università del Cairo e poi costretto all’esilio dai fondamentalisti islamici, è di altro genere ma completa, per così dire, la ormai immensa letteratura sull’islam che si sta diffondendo in occidente e di cui dovremmo tutti approfondire le tesi: se, infatti, il ventesimo secolo è stato contraddistinto dalla guerra di civiltà contro il nazismo, il secolo che si è appena aperto ci vede e ci vedrà rinnovare la nostra lotta contro il terrorismo islamico, la nuova barbarie del mondo. Nasr Abù Zayd, illustre pensatore egiziano, fu addirittura “processato” con l’accusa dio apostasia poiché ha sempre ritenuto, e questo testo ne fa fede, che la Rivelazione profetica di Maometto si è prodotta in un preciso momento storico, in un luogo ben circoscritto, in una determinata lingua ed è rivolto a precise situazioni non sempre ripetibili in contesti diversi. Dunque il Corano è un prodotto culturale ben preciso che deve essere sottoposto ad un’analisi storica e linguistica che senza negare il messaggio spirituale e della tradizione che nacque da Maometto in poi, impedisca che si trasformi in una ideologia fondamentalistica. (C.P.)
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