IL PAIOLO BUCATO

Pier Aldo Rovatti

Cortina, 1998, pagg. 209, Lire 22.000

 

   E' impossibile dar conto di questo libro perché gli argomenti sono molti e il libro è una raccolta di saggi più o meno sparsi tenuti insieme da un filo esile che costituisce la riflessione interiore di Rovatti. La miglior cosa, allora, è quella di affidarsi alla presentazione che il filosofo stesso pone come premessa. "Il libro è diviso in tre parti - scrive Rovatti. Nella prima parte lo scenario è quello dell'umorismo e del gioco. Si comincia con la storiella raccontata da freud, wuaai en passant ma in un punto delicatissimo del suo lavoro teorico. Si prosegue con Bateson, Goffman e Caillois. La domanda è: come si entra nel gioco? Legata subito a un'altra: perché e come si sta al gioco?

   Nella seconda parte lo scenario è quello della follia. E' la scena che si apre con l'"l'uomo folle" di Nietzsche che annuncia nientemeno che Dio è morto. Si parla con Foucault e Derrida, di una strana coppia costituita dalla verità e dalla follia. Per quanto strana sia, sembra che non possiamo rinunciarvi. In realtà, tutti stiamo cercando "mezzodì alle quattordici". Nella terza parte vengono incorniciati alcuni altri spazi per pensare, cosa? La condizione paradossale in cui ci troviamo, quando il dentro e il fuori non possono più venire pensati con una linea rigida che li separa ma si incrociano, formano come un'enclave, in luogo che risulta impossibile per il senso comune. Dopo Freud e Bateson, Derrida e Lacan, prendono così la parola anche Deleuze, Jankélévitch, Zambrano e perfino (ma c'era da scommetterlo) Blaise Pascal. Però il lettore non si aspetti una sequenza. Non è con una sequenza che possiamo tentare di pensare la nostra condizione paradossale. Ogni capitolo è infatti un'entrata, o un tentativo per entrare, magari solo l'avvertimento che la strada è sbarrata. Il lettore può cominciare da dove vuole; a caso, se crede. In ognuno dei quindici luoghi di questo piccolo libro si dice che siamo imbarcati, ma che non sappiamo ancora su quale barca né come funzioni. Veniamo ammoniti che non bisogna cercare, che non è così che si entra nel gioco. Che significa ? Che ce ne facciamo della nostra bella idea di soggetto se scopriamo che ci rende ciechi di fronte alla condizione paradossale in cui siamo ? 

Incipit comoedia. Ma non è così facile prendere congedo dal pensiero tragico in cui ci rintana la bancarotta della logica della normalità. Forse è meglio tenere basso il tono: per esempio domandarci come nel Witz la strana coppia trovi una qualche ospitalità. Forse si può essere dentro e fuori. Forse è praticabile una "logica" dell'en passant. Forse, per capire dove siamo, si tratta di tenere una distanza derisoria. A patto che ci ricordiamo che il paiolo è pur sempre bucato. La condizione paradossale in cui siamo, quella che ci consente di comunicare e di cambiare, non si lascia prendere da una prospettiva unica o da una qualche stabilità. Sembra che essa si lasci solo sorprendere. E solo per un tempo breve, dopo il quale un'altra linea viene subito tracciata e si comincia a costruire un altro muro."

 

Prodena@libero.it

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