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IL GRANDE, IL PICCOLO E LA MENTE UMANA di Roger Penrose Cortina 1998 187 pagg. Lire 30.000 (collana diretta da Giulio Giorello)
Nel precedente numero, Budnich e Faccioli, si sono interessati di Penrose e dell’apertura di questo grande fisico verso il mondo delle idee platoniche, suscitandolo comprensivo scandalo fra gli addetti ai lavori, come era già capitato ad Eccles ed a Popper. In questo nuovo libro Penrose lascia intervenire anche Abner Shimony, Nancy Cartwright e Stephen Hawking con la introduzione di Malcom Longair. La tesi di Penrose è che, cercando i tratti comuni fra matematica, fisica e mente umana, si constata, con grande stupore, che la matematica astratta, considerata la più rigorosamente logica fra le discipline scientifiche, non si può programmare su un computer, perchè un computer non può ragionare con astrazioni come invece fa la mente umana: per esempio non può scoprire teoremi. Con quale conseguenza? Con la conseguenza che si deve arrivare alla “logica” conclusione che tutto il pensiero e il comportamento coscienti (compreso, ovviamente il pensiero matematico e il processo sottostante) sono eseguiti da funzioni “non computazionali”. Ricadono in questa concezione, anche il pensiero intuitivo ed un esteso ventaglio di percezioni coscienti. D’altra parte se la matematica astratta non può essere trasferita sul computer, è attraverso la matematica che si può costruire il computer stesso. Secondo Penrose la matematica ha la capacità di descrivere i processi primari del mondo naturale per cui, paradossalmente, il mondo fisico emerge dal mondo platonico della matematica, cioè dalla parte più astrattizzata di una matematica che non descrive, ovviamente, il mondo fisico in sè, ma funge da base intuitiva come se, in quanto matematica astratta, rappresentasse una verità universale al di là del mondo fisico. Naturalmente a Penrose non sono mancate le critiche, specie quelle di Hawking, da tempo suo collega ed amico, ma anche di Shimany e Cartwright, alle quali l’Autore risponde nel contesto dello stesso libro, pubblicando anche le tesi in opposizioni. Roger Penrose insegna matematica all’Università di Oxford. ed ha lavorato col celebre Hawking sulla teoria dei buchi neri. Di lui è stato scritto che ha cominciato dove si è fermato Einstein, muovendosi verso una nuova fisica che tenga conto sia della teoria del molto grande (relatività generale e cosmologica) che della teoria del molto piccolo (fisica dei quanti) in modo che si possano chiarire anche i problemi della biologia e della psicologia che ancora sono insoluti. Poichè, come si è detto prima, Penrose riscopre il mondo delle idee di Platone e di Popper, è chiaro che arrivi anche ad una critica spietata verso l’Intelligenza Artificiale, muovendosi contro le teorie dell’uomo-macchina riscoprendo, in tal modo, il senso del bello e del bene.
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