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L’IDENTITA’ MEDIALE DEGLI ITALIANI A. Abruzzese e Germano Scurti Marsilio, 2001, pagg. 210, E. 11,36
“Le forme di questo ultimo scontro frontale tra culture di destra e culture di sinistra si sono spinte a contendersi il diritto esclusivo di rappresentare la Nazione, senza mostrare la capacità di esprimere la pluralità e divergenza di interessi” Da ciò, scrivono gli autori, non si può che constatare il perverso intreccio “tra il territorio delle identità politiche e quello delle identità mediali”. Sono constatazioni che riassumono, per così dire, l’intera linea socio-politica di Alberto Abruzzese (Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione a “La Sapienza” di Roma e di Germano Scurti (ricercatore alla stessa Facoltà). L’italiano medio ha perso l’identità, ma quel che è peggio l’hanno perso i partiti politici (a destra come a sinistra) che, di conseguenza, non hanno quadri dirigenti all’altezza della situazione mondiale del momento storico che stiamo vivendo a cominciare dai loro leader ( e non si capisce bene perché gli autori se la prendano con Giovanni Sartori, reo di aver scritto che la democrazia si sta formando sulla televisione, quando ciò è sotto gli occhi di tutti, ma non solo in Italia). La tesi degli autori è comunque ardita: l’identità mediale ha superato l’identità nazionale e i partiti di sinistra hanno perso contro Berlusconi perché sono rimasti fermi al passato ignorando la svolta della società post-moderna in cui le identità stanno definitivamente diventando sovranazionali (principio che sostanzialmente è da condividere e anche da augurarsi che si realizzi pienamente). Ma di questo processo non dovremmo, paradossalmente, esser grati proprio alla satanica televisione che ci mostra anche culture e idee sovranazionali? Problemi appassionanti, si capisce, che spesso diventano un tantino settari anche se giocati con l’abilità che ad Alberto Abruzzese non fa certo difetto. (C.P.)
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