I NOSTRI LEADER

Rita Melillo

Pro-Press, Monteforte Irpino (Av) 1998.

 

Il rapporto pensiero-azione, ossia l’inscindibile "legame tra l’uomo che pensa (il filosofo) e l’uomo che fa (il manager)" è al centro della riflessione a più voci proposta da Rita Melillo attraverso lo strumento dell’intervista. In due agili volumetti dal significativo titolo I nostri leaders, che inaugurano la collana “Filosofia e management”, sono, infatti, raccolte le interviste sul ruolo e sul futuro della figura del manager. Facendo parlare uomini politici meridionali, da Amato Lamberti a Antonio Rastrelli, da Giuseppe Gargani a Raffaele Calabrò, intellettuali attenti a cogliere l’evoluzione della società meridionale, come Giuseppe De Rita, ed esponenti religiosi socialmente impegnati, come Antonio Forte e Antonio Riboldi, la Melillo tenta di avviare una discussione seria e filosoficamente fondata sulla figura dell’imprenditore e dell’organizzatore: in una parola del manager. Questo percorso teorico è coerente con le origini crociane della studiosa, che insegna filosofia all’Università Federico II. Infatti, il tema del rapporto pensiero e azione nella loro concreta alternanza dialettica è centrale nella riflessione di Croce, basti ricordare la Storia come pensiero e come azione del 1938 che rappresenta, forse, l’espressione più matura dello storicismo del filosofo napoletano. Questo filone culturale crociano è stato messo a confronto con le correnti contemporanee del pensiero anglosassone (la Melillo ha contatti personali con università e ricercatori canadesi all’avanguardia in questo settore di ricerca) che si sono occupate del rapporto tra filosofia e attività imprenditoriali e della cosiddetta ‘etica degli affari’.

Del resto i grandi manager hanno sempre avuto una solida cultura umanistica che non è mai stata un semplice orpello, ossia un fiore all’occhiello di nessun valore operativo, ma ha permeato concretamente la loro stessa attività imprenditoriale (Tatò, per fare un solo nome, oggi a capo dell'ENEL, è laureato in filosofia e studioso appassionato del pensiero tedesco).

La lettura delle interviste è interessante e mostra un ampio panorama di opinioni di cui non è possibile riassumere il senso in poche righe. Auguriamoci, come fa l’autrice, che queste riflessioni siano di aiuto per creare nel nostro Mezzogiorno d’Italia, senza rinnegare la lunga tradizione umanistica, anche una cultura imprenditoriale adeguata ai tempi e in grado di avviare effettivamente la trasformazione sociale.

Raffaele Prodomo

                                                                                   

Prodena@libero.it

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