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UNA STRANA DITTATURA di Vivianne Forrester Ed. Ponte delle Grazie 2000 186 pagg. £ 20.000
“Una strana dittatura” è il titolo dell’ultimo libro di Vivianne Forrester sul tema della globalizzazione, in particolare del suo uso distorto a vantaggio dei “soliti pochi ricchi” sempre più ricchi e a scapito dei più elementari bisogni dell’essere umano, sanciti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella dichiarazione universale dei “Diritti dell’Uomo” del 10 dicembre 1948. Questo testo rappresenta il degno seguito del precedente “L’orrore economico” (Ed. Ponte delle Grazie, 1997, £ 20.000), di cui l’eloquente sottotitolo era: “Lavoro, economia, disoccupazione: la grande truffa del nostro tempo”. Il sottotitolo di quest’ultimo libro è, invece: “Come resistere all’orrore economico”. La Forrester, con lo stile brillante e intelligente che la contraddistingue e supportata da un’ottima preparazione nel settore, mette a nudo la vera realtà della globalizzazione, dietro cui si nasconde la ricerca spasmodica del profitto a tutti i costi, denunciando l’ipocrisia di chi ci vuole convincere (purtroppo, sembra, con ottimi risultati) che i benefici della globalizzazione ricadranno a pioggia su ciascun cittadino, che dovrà solo e semplicemente adattarsi alle regole di un mercato onnipotente, onnipresente e onnicomprensivo. Può sembrare strano, fa notare l’autrice, ma una delle strategie più usate dal mercato “globale” è proprio il licenziamento di massa per abbattere i costi di mercato, invogliando sempre di più gli azionisti e raggiungendo così una più proficua (per le Ditte, non certo per il consumatore) competitività. Un esempio eloquente a pag. 92: il 9 settembre 1999 la Michelin annuncia un rialzo di utili del 17%, cioè di quasi due miliardi di franchi, durante il primo semestre 1999, con prospettive favorevoli; e, simultaneamente, del licenziamento di 7.500 operai, un decimo degli effettivi, scaglionato in tre anni. Il giorno stesso il valore del titolo in borsa faceva un balzo del 10,56%, due giorni dopo un altro del 12,53. Gli annunci di licenziamenti entusiasmano gli azionisti, li stimolano ancor più degli utili. L'autrice, a pag. 24, riporta un’eloquente tabella sui licenziamenti effettuati a tamburo battente dalle multinazionali nel 1998 proprio allo scopo di far alzare le quotazioni in borsa a livello vertiginoso. Ne riportiamo un estratto. 7 novembre: Sogenal, tra i 250 e i 280 licenziamenti su 700 salariati. 12 novembre: Cummins wartsila (mulhouse), 500 licenziamenti su 700 salariati. 13 novembre: Shell, 3.000 soppressioni di posti di lavoro in Europa; Monsanto, previsti tra i 700 e i 1.000 licenziamenti. E così via, nel lungo elenco leggiamo le migliaia di licenziamenti da parte della Volvo, Exxon/Mobil, Rover, Johnson & Johnson ed altre multinazionali fino ad arrivare ai record della Citigroup (10.400), della Deutsche Telekom (14.100) e della Boeing con ben 48.000 licenziamenti! I poteri, ormai istituzionalizzati, possiedono – a differenza del passato – mezzi straordinari con cui possono plasmare a proprio piacimento l’opinione pubblica e sottomettere democraticamente (come ironicamente afferma il potere stesso) una enorme massa di individui in modo da aumentare a dismisura, con estrema facilità e senza incontrare ostacoli, il proprio raggio d’azione, conquistando profitti sempre maggiori e aumentando in modo esponenziale la forbice ricchezza/povertà (a danno naturalmente dei più deboli e sprovvisti di risorse). Concludiamo questa recensione con un brano tratto dalle note di copertina; molto altro sarebbe da aggiungere, ma è preferibile rimandare direttamente alla lettura di questo prezioso libro, che offre uno squarcio illuminante sui meccanismi che si stanno instaurando nella nostra società stimolando molte riflessioni. Buona lettura!
“Globalizzazione”: ci viene spacciata come la parola magica che spalanca nuovi mercati, ridistribuisce la ricchezza nel mondo, razionalizza la produzione e in ultima analisi fa il bene di tutti noi. E in effetti non si può negare che l’economia globale stia andando a gonfie vele. Ma allora perché ovunque nel mondo i salari diminuiscono e cresce la disoccupazione? In pochi osano far sentire il loro dissenso e anche quando lo fanno il loro sforzo sembra inutile, come se tutti noi ci fossimo convinti che è troppo tardi, che la globalizzazione è un processo ineluttabile e che sarebbe anacronistico pensare di fermarlo. In effetti è difficile contrastare quello che è ormai un regime politico strisciante, trasversale, planetario e per di più mai apertamente dichiarato. E’ difficile smascherare una dittatura senza dittatore, che non aspira a prenderne il potere, perché ha già il potere assoluto su quelli che lo detengono. Ormai non è più l’economia che domina la politica, ma è piuttosto questa politica a vocazione totalitaria che distrugge l’economia per lasciare spazio solo alla speculazione e al profitto privato, divenuto incompatibile con l’occupazione e sul cui altare non si esita a sacrificare tutto il resto, dalla sanità all’educazione. Non ci resta che arrenderci? La Forrester non si arrende e ci insegna a trovare nelle risorse della democrazia l’argine per resistere al dilagare di questa strana dittatura che tenta di escluderci ogni giorno di più.
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