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CREDERE DI CREDERE E' possibile essere cristiani nonostante la Chiesa ? Gianni Vattimo Garzanti, 1998, Pagg.107, Lire 12.000 Tuttavia nel processo di secolarizzazione non ci convince una dialettica che pervicacemente vuole escludere una visione metafisica dell'essere: infatti viene fuori una strana relazione fra cristianesimo, ontologia debole ed etica della non-violenza. Tra l'altro, se può essere criticata la metafisica dell'oggettività, più difficile (se non improbabile) appare la critica alla metafisica della soggettività, nel senso che, da Freud in poi, tutto ciò che appare come inconscio è già aldilà dell'oggettività dei corpi, benché anche sui corpi ci sia molto da dire dopo la fisica della relatività. Credo che Vattimo si renda conto della complicazione. Tra l'altro tutto il pensiero oggettivo è in crisi e la massiccia presenza dell'inconscio (da cui l'essere trova oggettività di presenza) obbliga a non poter più pensare alla coscienza come ad una struttura stabile, vera e assoluta. Quindi se c'è un'ontologia debole questa è proprio da estendere anche alla presenza di una mente (decartesiata, si può dire così ?) che non è controllata dal cervello, ma potrebbe essere l'effetto di una sottostruttura quale è l'inconscio. Da ciò si arriva sicuramente alla "consumazione di ogni filosofia oggettiva della storia", ma non, credo, alla consumazione della metafisica che, anzi, acquista maggiore spessore ove si ritorna all'essere e si perdono gli oggetti della quotidianità. Che cosa ha da dire il filosofo, se si parla di una metafisica laica nel cui orizzonte non ci siano le categorie supreme, nè l'Ente divino, ma semplicemente le realtà soggettive di cui noi tutti siamo costituiti, noi uno per volta ? E' vero che il soggettivismo testimonia anche l'incertezza della non obiettività e dell'assenza di neutralità: ma come risponde il filosofo alla riflessione (questa volta forte) che tante assenze di neutralità, quando in esse si riconoscono le costanti e le ripetitività, diventano dati oggettivi statisticamente validi ? Si tratterà di un post-metafisico, ma il post non significa il fuori o il contrario della metafisica, ma solo un diverso orizzonte della metafisica stessa, nel cui percorso c'è l'essere che non richiama obbligatoriamente o necessariamente Dio. Certo, heideggerianamente la soggettività è sicuramente complice della metafisica e anche fenomenologicamente lo è, per cui bisognerà ancora convincerci (e non sarà facile) che le cose non debbano stare così. Problema di termini o di posizioni filosofiche concrete ? Vattimo cerca la salvazione attraverso Cristo secolarizzando il cristianesimo, proprio nel senso di separare il percorso di Gesù da quello storico-mondano della Chiesa. Ha ragione, però argomenta all'interno della "sua" fede anche se lo dichiara apertamente e, quindi, bisogna dargliene atto. In questa chiave, però, Vattimo lascia oscuri molti punti (e lo invitiamo a chiarirli anche su questa rivista) che vengono sorvolati trattandosi del suo "personale" puzzle filosofico-religioso. per cui in nome di questo puzzle può anche scegliere - come dichiara di fare - la preghiera tradizionale salvo ad interrogarsi sulla destinazione della preghiera stessa, in un gioco infinito; ma appare una forzatura considerare l' Essere come evento, disancorandolo dall'oggettività della sua verità, solo per congiungere l'evento al cristianesimo. Non so se dico bene, ma ritenersi effetto, erede, destinatario, può apparire una scissione fra l' Io e l'Essere. Io che penso, rifletto, io che mi riconosco come me, non lo posso fare solo perchè l'apparire in me di me, è la riverberazione dell' Essere? E dunque io e l'Essere siamo una sola cosa, anche se non sono in grado di saperlo definitivamente, di verificarlo, di capirlo ?
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