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Il manifesto del 18 Gennaio 2002
11 settembre, le ragioni di
chi?
L'America di Chomsky
di Noam Chomsky
Sette interviste del grande teorico linguista americano per Marco Tropea
di TOMMASO DI FRANCESCO
Se la memoria - solo la memoria - di Noam Chomsky fosse quella dell'America, staremmo a posto. Non vuole essere una provocazione, il fatto è che il valore delle sue analisi si fonda, ben prima che sull'elaborazione critica e sul giudizio, su una assoluta specificità: quella di presentarsi come specchio interiore, memoria, della potenza statunitense. Chomsky è per gli Stati uniti una condanna: quella della memoria e della verità. Con lui sono le viscere del potere americano e dei suoi imperdonabili - quanto perdonati - orrori storici ad essere raccontate e ad andare in scena come in una commedia dell'assurdo. Se questo è stato finora valido per l'"ordinaria" rappresentazione delle malefatte americane, con gli attentati dell'11 settembre, il racconto di Chomsky diventa di valore assoluto e decisivo, sopratutto perché si propone come sintesi, "summa" delle possibilità di capire e dei fenomeni che vedono per protagonista l'attuale leadership governo mondiale dell'economia nella fase epocale nella quale, per la prima volta, ha subito una ferita in casa propria, nel cuore del fortino. Quando? L'11 settembre, un giorno e un mese che possono essere scritti ormai anche dimenticando l'anno.
11 settembre, le ragioni di chi?, il libro che raccoglie sette interviste - prima fra tutte quella rilasciata alla nostra Iaia Vantaggiato - del grande teorico linguista americano, è da questo punto di vista un testo da leggere d'un fiato come un saggio popolare, proprio ora che raccontano che l'ordine regna in Afghanistan, dopo la guerra vendicativa dei bombardamenti che non hanno realizzato l'obiettivo primario che l'avventura bellica di George W. Bush si proponeva, la cattura di bin Laden e del mullah Omar, ma solo l'effetto secondario della caduta dell'odioso regime dei talebani, già alleati degli Usa, e l'avvento al potere della "soldataglia dei Signori della guerra" rappresentata dall'Alleanza del Nord, già nemico di Washington e ora fervidamente alleata e "nostra" fanteria autorizzata sul campo alla più feroce delle macellerie.
Poco ci si è interrogato sul perché della straordinaria saggezza politica di Chomsky che, a tutti gli effetti, è uno dei più grandi teorici linguisti contemporanei. Il fatto è che, così come per la sua teoria generativista, la conoscenza per lui è produzione e creazione, svelamento dei codici e dei nomi, selezione e indagine, archivio e ingrandimento, nuova classificazione. Non è insomma già data dalla somma degli accadimenti storici che pure copiosi richiama all'ordine del giorno.
Cosa rispondere alla domanda sottesa a tutte le interviste proposte: chi c'è dietro, a chi serve, quale lo scopo degli attentati dell'11 settembre contro le Twin Towers e il Pentagono? Il punto di vista di Chomsky è subito provocatorio: "Non c'è nessuna giustificazione possibile a crimini come quello dell'11 settembre, ma possiamo considerare gli Stati uniti vittima innocente solo se prendiamo la strada più comoda, e ignoriamo completamente le loro azioni pregresse e quelle dei loro alleati". E stavolta, nella difficoltà di riproporre il termine "intervento umanitario" come "incredibilmente" è stato per il Kosovo ricorda Chomsky, ecco che gli Usa hanno lanciato prima di tutto la bomba linguistica della "guerra contro il terrorismo": pura propaganda, giacché, ricorda
Chomsky, basterebbe citare il Codice Usa votato nell'84 - che definisce appunto il terrorismo "ogni atto rivolto a intimidire e obbligare con la forza la popolazione civile; influenza re la politica di un governo attraverso l'intimidazione e la coercizione, orientare la condotta di un governo attraverso l'assassinio o il rapimento" - per riconoscere l'evidenza che "gli Stati uniti sono un paese guida del terrorismo così come i loro clienti".
Giacché proprio questo viene ricordato nel libro, l'essere gli Usa "per gran parte del mondo uno dei principali stati terroristi", e non solo le operazioni dirette di destabilizzazione di molti stati nel mondo, o le "operazioni coperte" o gli "effetti collaterali" di studiati bombardamenti a tappeto, ma operazioni terroristiche tout-court, dal sostegno ai Contras in Nicaragua e al minamento dei porti nicaraguensi negli anni '80 - con tanto di condanna della Corte internazionale dell'Aja - all'attentato vero e proprio fatto con un autocarro imbottito di dinamite posto davanti ad una moschea che esplode nell'85 in una strada di Beirut per uccidere un leader islamista e invece fa 90 morti, tutte donne e bambini che uscivano dalla preghiera. E l'elenco potrebbe continuare - e Chomsky nella trama delle interviste lo continua, con rigore implacabile, ricordando tra le altre il terrorismo di Clinton che, di fronte agli attentati anti-americani del '98 in Kenya, pensò bene di bombardare il sito di una fabbrica farmaceutica in Sudan - per poi scusarsi due anni dopo: morirono centinaia di civili e, ricorda
Chomsky, le morti non finirono lì perché per tre anni quel paese arretrato non ha più avuto la capacità di produrre farmaci essenziali alla vita dei più diseredati.
E a chi sembra domandargli se non intravveda, dopo gli attentati anti-americani che a New York e a Washington hanno fatto tante vittime civili, una "giustificazione" alla risposta di guerra massiccia e devastante contro l'Afghanistan, ecco che sottolinea come la risposta della guerra "amplifica la minaccia terrorista anziché ridurla", mentre risponde beffardo con il senso comune che in lui diventa quasi invettiva lapidaria: "... Quando le bombe dell'Ira esplosero a Londra, nessuno invocò il bombardamento di Belfast-ovest o di Boston che è la fonte di gran prate del sostegno finanziario dell'Ira. Quando un edificio federale fu fatto esplodere a Oklahoma City, vi fu chi chiese di bombardare il Medio Oriente, e sarebbe probabilmente accaduto se si fosse scoperto che da lì provenivano gli attentatori. Quando si è invece appurato che si trattava di una questione interna collegata alle milizie dell'estrema destra, nessuno ha pensato di cancellare dalla faccia della terra il Montana e
l'Idaho. Al contrario vi fu una caccia la colpevole, che è
stato arrestato, processato e condannato...".
Questo libro "culto" ha poi un'altra straordinarietà: su un evento così difficile da interpretare, conserva un'attualità e una veridicità sorprendente, quasi profetica. Ora che, a conclusione di quella che viene presentata come "prima fase vittoriosa" di "Libertà duratura" e si approssimano i target di Somalia, Iraq, Filippine. Adesso che una guerra tira l'altra e anche chi era a favore dell'intervento militare comincia a chiedersi quale sia stata in realtà questa "vittoria". Forse i talebani, odiosi e sprezzanti del ruolo delle donne cacciati dal governo? Sì, ma non era l'obiettivo, è stato un effetto collaterale, quei talebani erano gli alleati di Usa, Pakistan e Arabia saudita quando come "moralizzatori" cacciarono i mujaheddin (ora Alleanza del Nord) soldataglia come gli altri e come gli altri ex-alleati insieme a bin Laden degli americani nella guerra contro i "sovietici trascinati nella trappola afghana" come vantava nel '79 l'ex segretario di stato Usa, Brezinski. O qualcuno pensa che è stata fatta giustizia? Quando invece si sono attivati proprio negli Usa i Tribunali militari e i prigionieri finiti a Guantanamo non vengono considerati come chiede l'Onu e la Croce rossa, secondo le convenzioni internazionali, e dappertutto nel mondo ogni governo va alla prova di forza contro le sue minoranze interne in lotta, non solo quelle armate; è stata la risposta giusta ai 3.700 circa morti nelle Twin Towers e Pentagono? Non pare, perché siamo al "sorpasso", visto che molte università Usa e Ong come Human Right Watch e Global Exchange - che ha portato a Kabul famiglie americane di vittime dell'11 settembre a incontrare vittime dei raid Usa - denunciano in questi giorni con la Bbc che i morti civili dei bombardamenti americani sono più di 4.500. Altro che occhio per occhio!
Infatti, nell'intervista a David Barsamian già del 21 settembre, a soli dieci giorni dall'"evento" e ben prima dell'attivazione della macchina da guerra infernale degli Usa e dei suoi comprimari, Chomsky dichiarava: "Dovremmo farci anche un'altra domanda, e cioè cosa significa questa alleanza nascente che gli Stati uniti stanno creando. Non dobbiamo dimenticare che gli stessi Stati uniti sono uno dei principali stati terroristi. E cosa vogliamo dire dell'alleanza tra Stati uniti, Russia, Cina, Indonesia, Egitto e Algeria, tutte nazioni che non vedono l'ora che nasca un sistema di rapporti internazionali sponsorizzato dagli Stati uniti che dia loro il beneplacito per continuare i propri massacri terroristici... e lo stesso vale per l'India in Kashmir?". Profetico, Chomsky?
No, memoria della smemorata America.
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