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STATI MODIFICATI e STATI INTERIORI DI COSCIENZA
Conferenza di Corrado Piancastelli
tenuta a Napoli presso l'Institut Benedict School
il 25 novembre 2000 con l'Associazione PARTENIA
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In questi ultimissimi tempi, la bioetica e la gerarchia cattolica hanno riproposto il tema della Persona, vale a dire quando, in quale momento preciso, una cellula diventa Persona.
Noi non discuteremo questo aspetto sul quale stanno ancora dibattendo teologi e scienziati. Discuteremo invece di un problema fondamentale, senza il quale il discorso sulla Persona diventa completamente inutile.
Perché una Persona è tale, nel senso che diventa un soggetto sacrale che va difesa e rispettata? Lo è non perché abbia un'autocoscienza, la quale è certamente una qualità essenziale, non perché ha l'intelligenza, perché anche gli animali ce
l'hanno, ma perché dovrebbe avere (il condizionale è d'obbligo) quella misteriosa qualità che i filosofi e i teologi chiamano lo Spirito dell'uomo: uno Spirito o Anima d'origine altrettanto misteriosa e che la tradizione ritiene essere creata direttamente da Dio.
La conversazione di questa sera vuole tentare una risposta alla domanda che dovrebbe essere posta alla base della stessa bioetica: "Quali prove abbiamo che lo Spirito esiste veramente e non si tratta di un principio inventato dall'uomo per potersi pensare al di là della materia corporale? Cioè per sperare in una realtà che lo faccia continuare a vivere anche dopo la morte?
Non si sfugge a questo problema. O abbiamo, a fianco della coscienza quale espressione mentale del cervello e dello stesso inconscio, una seconda coscienza che è quella che definiamo Anima, oppure siamo soltanto carne ed ossa da macelleria, cioè non possediamo alcuna sacralità, alcuna spiritualità.
Ma dove e come costruire un paradigma che non sia teologico o filosofico, ma possibilmente scientifico, poiché siamo esseri storici obbligati a vivere il proprio tempo e oggi è il tempo della scienza? Come costruire un percorso che sia accettabile anche da coloro che credono solo in ciò che vedono?
Quando cominciai ad occuparmi di questo particolare punto di vista del problema, insieme a pochi altri, fondammo la parapsicologia umanistica, completamente diversa dalla parapsicologia tradizionale. La parapsicologia umanistica vuole dimostrare che esiste una dimensione cosiddetta spirituale, senza scomodare i fantasmi e Dio. Dimostrare, cioè, un'intuizione di Theillard De Chardin che affermò: "Noi non siamo esseri umani che vivono un'esperienza spirituale, ma esseri spirituali che vivono un'esperienza umana".
Per arrivare alla ipotesi scientifica che l'Anima esiste dobbiamo utilizzare gli studi concernenti gli stati modificati di coscienza, perché è qui che c'è la chiave di lettura che ci porta più avanti nel discorso.
Gli stati modificati di coscienza sono tutti quelle condizioni mentali in cui si perde il controllo della realtà e si entra in una condizione diversa dalla coscienza comune. Questa perdita può essere quasi totale, come nella trance
sciamanica; o variamente parziale come accade se ci prendiamo due cognac o quello dell'artista mentre crea, o in ipnosi, o con una fumata di hashish o semplicemente durante il sonno mentre sogniamo.
Tutti siamo attraversati durante la vita da stati modificati, solo che le persone non lo sanno, non se ne accorgono.
E' stato modificato anche il momento crepuscolare in cui perdiamo la realtà ed entriamo nel sonno.
Naturalmente, definito in modo generico, uno stato modificato di coscienza nulla ci direbbe della nostra Anima se non esistessero, in modo documentato, particolari fenomeni inspiegabili che accadono in stato modificato guidato e finalizzato.
Sia pure velocemente provo a descrivervi i fatti sperimentabili e accertati, tralasciando volutamente quelli in cui non c'è una vera scientificità, cioè una ripetibilità.
Cioè estrapoliamo, da vari contesti, quelli con i quali possiamo costruire un paradigma sul quale poter fondare una filosofia metafisica, perché è dichiaratamente questo il fine che ci proponiamo, anche se sappiamo di andare contro corrente.
In una prima strada che, fra l'altro, ha il vantaggio finanche della ripetibilità scientifica, riconosciamo:
1) - I fenomeni telepatici e la chiaroveggenza i quali sono ormai nell'evidenza di ciascuno di noi. Sappiamo tutti, al di là delle prove certe che possediamo, come sia possibile finanche nella vita quotidiana, "percepire" (captare) o intuire un pensiero altrui o anticipare un evento del futuro o visualizzare un evento del passato
(retroveggenza). E' probabile che la telepatia sia solo un fenomeno di bio-energia mentale, ma non è questo il punto. Ciò che vogliamo sostenere è che la vita non si esaurisce nel contesto fisiologico del corpo, ma che esiste una vita astratta che coesiste con l'esistenza delle cellule. La conclusione forse la riscriveremo in futuro, in modo laico, cioè come ricercatori.
- Telepatia: passaggio del pensiero fra due persone
- Chiaroveggenza: vedere le cose prima che avvengano.
2) - I casi di pre-morte, cioè i vissuti di coloro che sono stati riportati in vita dopo arresto cardiaco e gli esperimenti con LSD su malati terminali di cancro.
(Halifax e Grog: L'incontro con la morte, oppure Greyson e Stevenson, con 43 soggetti, Sabom con 116 casi ed altri).
Che cosa hanno visto, durante la morte, i resuscitati nelle sale di rianimazione e i morenti trattati con
l'LSD?
La descrizione delle esperienze percepite, in entrambi i casi precedenti, mostra una serie d'eccezionali concordanze comuni a tutti coloro che ne sono stati protagonisti. Segnalerei, ad esempio:
1) -Tunnel di luce abbagliante
2) -Veloce carrellata di tutta la vita (revival, specie con l'LSD)
3) -Senso di pace, di sacralità e d'unità cosmica
4) -Presenza di persone care defunte
5) -Assenza di spazio e di tempo
6) -Desiderio di fuga dal corpo
7) -Sentimenti universali e di riappacificazione al di là del credo religioso
8) -Sviluppo di telepatia e di chiaroveggenza.
Al superamento dell'arresto cardiaco o dell'effetto allucinogeno si ha:
1) - Dispiacere per il ritorno in vita
2) - Benessere spirituale e cambiamento etico verso il mondo in modo persistente, per anni o per sempre.
3) - Cancellazione completa della paura di morire e familiarità con la morte.
4) - Sparizione del dolore nei malti terminali anche per settimane o mesi e, in tutti, un atteggiamento della personalità totalmente cambiato in positivo.
I soggetti morenti trattati con l'allucinogeno hanno anche un revival dell'intera propria vita.
In questa prima serie di fatti, devo ancora ricordare:
1) - Le regressioni ipnotiche guidate. Gli esperimenti in tal senso, cioè di stato ipnotico dei soggetti che rivivono una probabile vita precedente, sono numerosissimi. Ad esempio, quelli effettuati dal prof. Sodaro nell'Ospedale Gemelli di Roma sono di eccezionale valore documentario, benché tutti ancora da incasellare in una teoria di fondo (su Rassegna di Psicoterapia, 1986).
5) - Le regressioni ad una vita precedente e i ricordi spontanei. Il prof.
Stevenson, il più famoso ricercatore su questi fenomeni ha esaminato, con commissioni a hoc, numerosi casi di "ricordi prenatali" anche nei bambini (almeno 12 casi studiati accuratamente) riportando la convinzione che c'è un'alta probabilità che quei soggetti ricordassero veramente persone e luoghi di una vita precedente.
6) - Casi ricorrenti in ambito strettamente mistico.
Questo sempre per una mappatura degli indizi e del discorso. Alludo alle (poche) guarigioni inspiegabili di Lourdes ed a quelle della tradizione orientale descritte, ad esempio, da
Yogananda. Oppure a fenomeni straordinari che ancora si presentano nella selva amazzonica per opera di sciamani o con l'uso di particolari erbe. Qui c'è una stretta correlazione fra l'uso di erbe e d poteri magici dello stregone. Ma si dovrebbero ricordare tutti i fenomeni collegati anche alle vite dei santi ed agli stati mistici, per esempio di Teresa
D'Avila, di S. Francesco, di Padre Pio, di S. Antonio, di Gesù Cristo e le stesse possessioni cosiddette diaboliche che se di fenomeni autentici, dimostrerebbero l'identità di uno "spirito" estraneo che agisce attraverso il corpo vivente del posseduto. Sia i cosiddetti stati mistici che quelli diabolici, dal punto di vista statistico si equivalgono. Stranamente i fenomeni legati al misticismo sono del tutto trascurati sia dagli psicologici sia dai parapsicologici.
Siamo sempre a caccia - ricordiamocelo - di rilevamenti che dimostrino una interdipendenza fra corpo e anima, fra spirito e materia.
7) - Le visioni dei morenti e i fenomeni in famiglia. Non abbiamo una casistica scientificamente rilevata. Tuttavia l'esperienza comune ci mostra che non c'è famiglia ove vi è stato un decesso, in cui non si sia verificato un qualche segnale premonitore o strano da attribuirsi all'evento mortale successivo. Non si tratta di sola credulità popolare ma di micro-eventi spesso talmente significativi da meritare una ricerca statistica più accurata, micro-eventi che ho definito di piccola parapsicologia quotidiana. In questa includerei altre piccole premonizioni (fra genitori e figli, le piccole relazioni telepatiche, ecc.).
Ora ci avviciniamo, sempre in questo gruppo di fatti, a quello più importante di tutti, ma anche al più complesso perché sempre più immateriale.
8) - Stati modificati di coscienza. Tutto ciò che ho descritto nei sette punti precedenti rientra nel discorso dello stato modificato di coscienza che ora esaminiamo più da vicino. Lo stato modificato è una condizione di mutazione della coscienza vigile, ed è omnicomprensivo di tutte le condizioni umane che consentono l'apparire di uno stato paranormale. In poche parole uno stato modificato di coscienza consiste in un abbandono della razionalità per entrare in una seconda coscienza, sconosciuta allo stesso soggetto che lo sperimenta.
Si può ottenere in svariati modi: il più semplice, come ho già detto, è un "martini liscio" o un cognac, il più completo è una droga, il più naturale è il rilassamento indotto da tecniche psicologiche, il più spontaneo è la condizione di sensitività in chi, ovviamente, la possiede come dato fisiologico.
Un dato significativo e comune a tutti gli stati modificati è la modifica, fino alla sparizione completa in alcuni casi, del tempo e dello spazio e della realtà circostante.
In una condizione del genere si hanno visioni interiori, contatti extra-sensoriali fino agli stati di trance, stati mistici e paranormali e, a nostro parere, anche tutte le percezioni e intuizioni della creatività, artistica e scientifica, che è l'aspetto più importante. L'apparire della creatività è un fatto importante perché la civilizzazione è dipesa da questa. Quando diciamo "lo spirito dell'uomo" non ci riferiamo solo ad una metafora romantica, ma a fatti ben precisi in un contesto preciso.
E' un discorso dalle ampie prospettive. Ribaltandolo, noi affermiamo anche che non può esserci alcun fenomeno paranormale e spirituale e alcuna modifica della coscienza ordinaria, se non c'è uno stato modificato di coscienza.
Ma se si modifica la coscienza, si resta nel proprio stato modificato, o ci si sposta? E dove si va? E' questo il gap che divide i deterministi scientifici dagli umanisti tendenzialmente metafisici. Si entra in una seconda coscienza tutta a livello inconscio, nel punto dove si costituisce la vera identità: non quella quotidiana del vivere, del lavorare, del mangiare o vedere la televisione, ma quella fondamentale in cui il soggetto può identificarsi come l'Io che si autoriconosce nel tempo e nello spazio, vale a dire il punto dove si raggruma la nostra essenzialità, la vera identità.
Non identità allo specchio che ci riflette, o l'identità dei documenti anagrafici o dell'immagine del riconoscimento sociale: sto parlando dell'identità che ci fa esseri solitari che possono essere certi di esistere al di là del corpo fatto di testa, gambe, braccia e gambe. Io non mi riconosco allo specchio se non furtivamente. Lo specchio mi rimanda un'immagine solo esterna di me, una convenzione rubata alla natura.
Là e solo là, in questa coscienza profonda, siamo noi. Là e solo là è la nostra Anima immortale, il luogo paranormale dell'esistenza interiore, anzi il luogo interiore dell'esistenza reale.
Infatti, se nella coscienza ordinaria siamo costruiti sulle nevrosi e sui condizionamenti socio-culturali e storici, nella seconda coscienza profonda siamo nell'estasi, nell'illuminazione e nella liberazione, cioè nell'unica natura che costituisce la vera differenza fra il regno animale e il regno dell'uomo.
In questo stato speciale dell'Essere si apre la vera parapsicologia umanistica, ma anche una nuova e moderna metafisica, che - come vedete - ora si stacca interamente dal vecchiume delle storie magiche dei fantasmi o degli dèi, per entrare in una magia che si contestualizza finanche nel metodo scientifico senza perdere se stessa.
Infatti, la bellezza di questo viaggio straordinario e paranormale è che ora, in parte, lo possiamo anche fisiologicamente accertare perché lascia tracce di sé
nell'elettromiografo, nell'elettroencefalogramma (onde alfa e teta) nelle modificazioni del sangue e dei valori
pressori, nel testo di Rorsharch, nell'analisi strutturale del nuovo linguaggio che si offre all'ascolto. Ma soprattutto si mostra (e dimostra se stesso) nel continuo processo della creatività e che si traduce, per i filosofi della mente, nella seguente osservazione: accanto alla mente computazionale c'è una mente decisionale che è già metafisica; accanto alla mente decisionale c'è una mente
creativazionale.
Lo stato modificato è la porta maestra del mistero, è il conosci te stesso del Tempio di Delfo e da qualche tempo, ha cambiato la cultura e il mondo, assumendo eccezionale significato profetico e conoscitivo: i filosofi dominati dal daimon dell'antica Grecia, le manifestazioni oracolari delle veggenti e sacerdotesse, le intuizioni dei filosofi e psicologi contemporanei
(Carl Jung) specie ad orientamento esistenzialistico e metafisico (Husserl,
Heidegger);
La civiltà è stata enormemente favorita dagli stati modificati di coscienza e tutta la storia umana lo dimostra contro ogni evidenza. Il sogno - altro mistero ricco di simboli e di premonizioni - ha poi un ruolo particolare all'interno di questo discorso, perché si presenta spesso con una valenza paranormale associata alla sfera creativa.
Il fisico Niels Borh sognò il sistema planetario come modello per gli atomi, Sir Frederick Grant Bauting scoprì in sogno il procedimento di laboratorio per produrre l'insulina. Il premio Nobel Otto
Loewi, sognò la teoria della trasmissione chimica dell'impulso nervoso. Una delle basi chimiche, la teoria della struttura molecolare, fu un sogno di August Kekulè, per non parlare di
Einstein, del matematico Poincarè, del fisico Mendeleew, di Ciajkovsky, di
Beethoven, di Dhelley, di Goethe: ("Scrissi Werter in uno stato di quasi incoscienza, come un sonnambulo, e mi meravigliai quando mi resi conto di ciò che avevo fatto") e altre centinaia di grandi autori che raccontano lo stato di sospensione della coscienza attraverso il quale (o per mezzo del quale) realizzarono le loro maggiori opere. Scrisse il poeta William
Blake: "Ho scritto questo poema (Milton) sotto dettatura diretta, dodici e anche venti o trenta versi per volta, senza premeditazione e perfino contro la mia volontà". Dichiarazioni in parte simili hanno pronunciato anche altri. Richard
Strauss: "Mentre le idee scendevano su di me, la musica intera, battuta per battuta, ebbi l'impressione che di dettassero due entità onnipotenti del tutto diverse..." Puccini "La musica di quest'opera (Madama
Butterfly) mi fu dettata da Dio, io funsi semplicemente da strumento nel metterla nero su bianco e nel trasmetterla al pubblico".
Brahams sottolineò: "Per conseguire tali risultati, debbo essere in uno stato di semi-trance, uno stato in cui la mente è temporaneamente in sospeso e la mente inconscia assume il comando".
Il preludio dell'"Oro del Reno" che ha influenzato la storia della musica fu letteralmente sognato. Scrisse Wagner: "Dopo una notte trascorsa tra febbre e insonnia, mi costrinsi a fare una lunga camminata per la campagna. Essa appariva deprimente e desolata. Al mio ritorno mi gettai su un duro giaciglio Il sonno non voleva venire, ma sprofondai in una specie di torpore, in cui all'improvviso ebbi l'impressione di essere preso in una corrente veloce. Il rumore impetuoso assunse la forma di un suono musicale, l'accordo in mi bemolle maggiore, da cui si svilupparono passaggi melodici di moto crescente. Mi svegliai preso da subitaneo terrore, riconoscendo che finalmente mi era stato rivelato il preludio per orchestra dell'Oro del Reno, che da molto tempo doveva essere latente dentro di me. Decisi di tornare subito a Zurigo e di cominciare la composizione del mio grande poema".
Rudyard Kipling ammetteva che la chiave per ottenere l'accesso all'aiutante "interiore" non consisteva nel "pensare coscientemente" bensì nell'"andare alla deriva": Consideriamo adesso il demone personale... La maggior parte degli uomini, e per lo più in modo improbabile, lo nascondono sotto uno pseudonimo che varia secondo le loro conquiste letterarie o scientifiche. Il mio venne da me presto, mentre me ne stavo sconcertato in mezzo ad altre fantasie, e disse: "Prendi questo e niente altro". Ubbidii e fui compensato. Dopo di ciò imparai ad appoggiarmi a lui e a riconoscere ogni segnale del suo arrivo. Se mai tenevo per me, come Anania, una cosa qualsiasi che mi riguardava (anche se poi dovevo rivelarla) io ne pagavo le conseguenze perdendo ciò che, come sapevo, mancava al racconto... Il mio demone era con me quando scrissi i libri della giungla
Kim, i due libri di Punk, e stetti bene attento a camminare piano, per timore che si tirasse indietro. So che non lo fece, perché i libri stessi lo dissero una volta terminati, quasi con lo scatto di un rubinetto che viene chiuso. Nota bene.
Quando il vostro demone è all'opera non cercate di pensare coscientemente. Lasciatevi andare, aspettate e obbedite".
Shelley dichiarò: "uno dopo l'altro i più grandi scrittori, poeti e artisti confermano il fatto che la loro opera giunge loro da oltre la soglia della coscienza."
Per gli antichi, si sa, la creatività era un dono del cielo poiché, come diceva Socrate, ciascuno di noi ha il suo
daimon. Apuleio (125 .c.) poteva così sostenere, in "Il demone di Socrate" che "gli dèi sono separati da noi ed estranei alla nostra esistenza" ed ammetteva che effettivamente esistono funzioni mediatrici per correlare la natura divina alla natura umana.
Oggi non crediamo più agli dèi come ci sono stati tramandati, ma che queste funzioni mediatrici tra la realtà e l'irrealtà interiore esistono realmente e si realizzano attraverso stati modificati di coscienza è difficile dubitarne! Tutto ciò si svolge nella trama dell'inconscio il quale, dunque, non può essere considerato, come sosteneva
Freud, solo quale risultato esclusivo del rimosso, ma deve essere rivalutato quale misteriosa funzione germinatrice dell'uomo superiore e creativo.
Vorrei sottolineare - per ricordo - che tutto ciò rientra legittimamente nel quadro di riferimento di quanto stiamo ri-definendo come discorso laico intorno al paradigma dell'Anima la quale potrebbe rappresentare "latro da me" o secondo stato di coscienza in apparente, probabilmente costruita sul principio simmetrico dell'inconscio di cui ampiamente ha trattato Matte
Blanco. Devo ricordare che il principio simmetrico indica che la seconda coscienza è regolata sul linguaggio proprio dell'inconscio e dunque è senza grammaticalità e sintatticità ed è anche strutturato fuori delle categorie spazio-temporali.
Gli studi di Matte Blanco hanno confermato la grande intuizione di Freud sulla struttura dell'inconscio il quale vive senza le regole dello spazio-tempo e della logica convenzionale. Nell'inconscio non ci sono le categorie dei contrari come il bello e il brutto, il bene e il male, l'alto e il basso. Nell'inconscio, A è uguale a B, e le categorie si omologano fra loro. Se A è cugino di B, anche B è cugino di A. Nella coscienza, invece, è tutto il contrario. Se A è nipote di B, B non è nipote di A. Questo nell'inconscio non può verificarsi. Non esistono zii e nipoti, ma tutte le categorie si equivalgono. Questo è un punto di estrema importanza perché dimostra che viviamo contemporaneamente con due logiche, quella dell'inconscio e quella binaria della coscienza.
Non sono queste le caratteristiche dell'intuizione, della
simbolizzazione, della metaforicità, dell'ispirazione artistica e scientifica, della cosiddetta illuminazione mistica e non mistica? Non viviamo determinate situazioni creative o realistiche, come se non fossimo noi, come se provenissero da un punto "che non è riconosciuto come Io?" E' qui che collochiamo l'esistenza ontologica, l'esistenza di una realtà interiore con leggi autonome rispetto a quelle della mente cerebrale.
Il caso di Dimitrj Ivanovic Mendeleev ci appare un esempio significativo e probante per la tesi della struttura parallela all'inconscio. "Un giorno - scrive
B.M. Kedrov, un suo biografo, (On the question of Scientific Creatività, in Voprosy
Psikologii, vol. III, 1957) - nel 1869, Mendeleev andò a letto sfinito dopo aver cercato con tutte le forze di concepire un modo di classificare gli elementi in base al peso atomico. "Vidi in sogno", raccontò poi, una tavola in cui tutti gli elementi di mettevano nel posto necessario. Al risveglio presi nota immediatamente su un pezzo di carta. Soltanto in un punto più tardi sembrò necessaria una correzione."
Dopo questa mappatura del territorio nel quale abbiamo rintracciato tutti gli indizi a cui ho fatto cenno, ora entriamo molto brevemente, in un'altra seconda strada. La prima era costituita, ricordate? Dalla telepatia, dalla chiaroveggenza, dal ritorno in vita dopo arresto cardiaco, dalle droghe sui malati terminali, dalle regressioni ipnotiche, dalle estasi e dai fenomeni mistici, dalle visioni dei morenti e dagli stati modificati di coscienza con i relativi processi creativi che abbiamo appena discussi.
Ricordiamoci sempre che siamo sempre a caccia dell'Anima, di questa realtà interiore che vogliamo collocare al di fuori della mente e del cervello.
Nella seconda strada troviamo, indipendentemente dai fatti cosiddetti paranormali e creativi, alcuni indizi che ci avvicinano alle neuroscienze e alla filosofia al punto da farci pensare che, insieme agli indizi precedenti, stiamo dando origine ad una metafisica scientificamente fondata.
Ora il discorso si complica e reclama tutta la nostra attenzione.
State attenti a queste funzioni che solo l'uomo possiede in tutta la Natura:
1) - L'autocoscienza con la soggettività: io so ciò che sto pensando e facendo e determino volontariamente gli atti presenti e futuri. Io so di essere me e non un altro.
2) - La creatività (realizzare ciò che prima non esiste)
3) - L'intuitività (capacità di percepire una verità o una opzione come processo non deduttivo)
4) - L'intenzionalità: l'orientamento che io metto nel pensiero e nell'azione in modo cosciente
5) - La pulsione alla libertà (cioè la capacità di volere, di scegliere e di rifiutare, facendo dipendere l'atto volontario dalla mia determinazione e non da altri.
6) - L'immaginario, la metafora, la simbolizzazione, l'umorismo, ecc.
Non solo la scienza non può spiegare la genesi di queste funzioni (ma altre se ne potrebbero aggiungere, per esempio la possibilità di astrattizzare il linguaggio), ma nessun fisico sarebbe in grado di spiegare come ciò che è astratto derivi dalla materia fisica e con l'astratto possa influire sul fisico.
Se esistesse solo il principio di causa ed effetto, cioè la cosiddetta materia dura del tipo tavolo o ferro, da questo principio non potrebbe discendere nessuna funzione cognitiva contraddistinta dal marchio della libertà da cui discende la creatività stessa, né potrebbe spiegarsi l'intera evoluzione della civiltà.
Qual è l'elemento che scardina il determinismo di causa-effetto? Da dove nasce la disobbedienza alla natura che è il contrassegno fondamentale della libertà e della creatività? Se l'uomo è solo epifenomeno, come fa a contrastare il suo stesso principio, considerando tra l'altro che il neurone, cioè la cellula cerebrale, è stupida e non contiene alcuna intelligenza.
Alcuni affermano che, forse, la libertà idealistica non esiste. Eppure noi siamo diventate Persone appena, sollevandoci dalla Natura, abbiamo disobbedito attraverso la metafora di Adamo. Ed esprimiamo il nostro stato trasformativi e creativo ogni volta che disobbediamo alle regole che ci incatenano ai corpi.
Si apre un discorso di eccezionale importanza perché - come si è capito - è il discorso sul dualismo spirito-materia che vede impegnata la cultura da Cartesio ad oggi e che un filosofo, ma qualsiasi operatore culturale che abbia a cuore l'uomo, deve per forza di cose affrontare se non vuole restare intrappolato dalle scienze meccaniche.
Si tratta del discorso umanesimo-scienza che portò alla scissione, pur necessaria, (che stiamo pagando però in termini culturali) tra la filosofia e la scienza, o fra una visione umanistica e una visione scientifica del mondo. Con la scissione cartesiana si ebbe una separazione netta fra le due realtà e veniva sancito che il solo metodo scientifico assumeva il potere di giudicare la realtà la quale veniva ad istituirsi soltanto fra ciò che ricadeva sotto i sensi e poteva essere studiato con quel metodo che, come poi avrebbe detto
Nietzsche, sarebbe diventato un ossequio al metodo più che un ossequio alla verità.
Ma si tengano ben presenti due considerazioni:
1) - se io smonto un orologio pezzo per pezzo, non troverò il movimento. Noi, è vero che funzioniamo biologicamente come macchina, ma solo nel senso degli ingranaggi e dei montaggi meccanici, o dei feedback
fisico-chimici. Nell'animale tutto si svolge così, ma nell'uomo il software, cioè la genesi della programmazione, è simbolica e precede (e non segue) il processo meccanico della macchina. Noi prima pensiamo e poi la macchina da noi costruita esegue, non accade mai che, almenchè non sia programmata in tal senso da noi, una macchina prima esegue e poi ci fa pensare. Sembra, la mia, un'osservazione banale ed elementare, eppure è un'osservazione da cui nasce una tesi sulla quale abbiamo bisogno di confrontarci.
2) Il corpo del vivente non è il suo solo apparire, così come è visibile all'osservatore esterno o ad un patologo che ne fa l'autopsia. La sua funzionalità soggettiva non è in nessun reperto di laboratorio e questa semplice affermazione costituisce la dimostrazione almeno della bontà del dualismo. Anche questa è un'osservazione che sembra banale eppure fa nascere problemi enormi. Sembra quasi impossibile, ma nell'ambito della filosofia della mente, non ci sono risposte a questi quesiti.
Tempo fa andai a trovare, perché operato per una caduta, un mio vecchio zio di 93 anni. Era un grande medico, un saggio, un maestro. Era addormentato ancora per l'anestesia ed io, che avevo sempre avuto con lui, da decenni grandi scambi culturali e umani, ed è stato per me un maestro, vedendolo anestetizzato nel letto, feci una riflessione che mi ha lasciato una grande esperienza. Mi ritrovai a pensare: che ci faccio qui? Ora me ne vado, tanto lui non mi sente e non mi vede e non può parlare con me, né io posso parlare con lui. Non ha nessun senso restare - pensavo tra me e me. E sentii il bisogno di andarmene, come poi feci, perché il mio vecchio zio e maestro, anestetizzato nel letto, in quel momento non c'era. Di lui restava una coperta sollevata sul corpo che non vedevo e una parte di testa che dormiva con la bocca aperta, come morto.
La "cosa misteriosa" che per anni mi aveva deliziato con la saggezza e l'intelligenza del sapere non era in quella materia addormentata (ma anche morta sarebbe stata la stessa cosa) e si era come ritratta in un punto che non potevo identificare e da qualche parte è poi dovuta tornare, visto che al risveglio io e lui l'abbiamo ritrovata: vale a dire il suo stato di coscienza in tutto uguale, o almeno somigliante a quello di prima dell'anestesia, ma non solo. Era tornato anche il fascino della sua poesia del sapere, la sua umanità la sua paziente pace che componeva ogni contrario e ogni contrasto; perciò, oltre ad essere dotto era anche un maestro. E' in ciò la differenza. E' questa la diversità fra l'anima e la carne. Ho capito, vorrei dire sperimentalmente, che siamo in relazione vera fra noi uomini, solo attraverso la coscienza rarefatta della nostra esistenza interiore ed è dunque solo quella a rappresentare l'autentico senso di noi. Ogni altro rapporto avviene per mezzo delle relazioni cognitive e l'appartenenza al mondo utilizzando la coscienza esterna che è dei corpi. Ma i corpi prestano solo voci e linguaggio all'esistenza interiore, alla zona rarefatta che non riesce ad entrare nella coscienza se non utilizzando le vie impervie dei simboli, delle metafore, della poesia, della creatività.
Spero di aver dato, con questa piccolissima riflessione almeno un'idea di che cosa siano l'autocoscienza e la soggettività e quando importante esse siano nella definizione di campo dell'Anima e nei discorsi della bioetica, e di aver anche chiarito l'oggetto della parapsicologia umanistica e di una neo-metafisica scientificamente sorretta.
Senza un'Anima, di quale paranormale staremmo parlando? Se non esistesse un'Anima qui ed ora, quale sacralità dovremmo ipotizzare? Che ci faremmo qui, o sulle panche di una qualsiasi chiesa, senza una idea precisa di ciò che siamo dentro?
L'idea che il vecchio zio - senza la coscienza - era solo una grande bistecca di 60 chili stesa sul letto, non sfiora anche voi? E' attraverso questa bistecca che noi ci sentiamo vivi e presenti nel mondo, come vorrebbero i metodologi
causazionisti, o c'è dell'altro da qualche parte del corpo?
E allora, se fittizio e transeunte è l'apparire del mio corpo (ogni sera lo spegniamo nel sonno) io che parlo sono un corpo che comunica o sono l'Anima mia che cerca collocazione e definizione di sé nello spazio umano del mio Io?
Anche questa domanda sembra banale. Non ricordo chi, in un congresso di filosofia della mente affermò che le domande apparentemente banali, sono le più terribili perché al momento non possiamo pensare alcuna risposta.
Certo, secondo il materialismo, è la coscienza ciò che rende veramente ostico il problema del rapporto fra la mente e il corpo, dice il filosofo Thomas
Nagel. Utilizziamo il semplice pronome "Io" e poniamoci una semplice domanda. E' più esatto dire: "Io ho una mente che ragiona? Oppure: io sono la mente che ragiona? Io posseggo un corpo? Oppure: Io sono un corpo!
Oppure è più corretto: Io ho un corpo che ragiona ed il corpo è rappresentativo di me? Se è così, allora possono avere anche ragione quelli che affermano che io penso con i piedi?
Avete visto quante valenze assume il pronome "io"?
Non c'è da ridere. Queste domande sono di una serietà impressionante perché con le risposte ci giochiamo la nostra identità.
Se io dico: ho un cervello, cosa voglio dire? Che c'è un io che possiede un cervello? C'è un Io che è illegittimo proprietario del proprio cervello? E chi è questo io che lo possiede?
Allora l'eguaglianza fra l'essere e il possedere, o l'essere e l'apparire, come vorrebbero i deterministi, come si risolverebbe? Noi ci sentiamo padroni di noi indubbiamente nella nostra testa. O qualcuno si sente in altre parti? Notava un filosofo: se dovessero trapiantare il mio cervello, io me ne andrei in un altro corpo? E ancora: se il cervello si fosse formato nella pancia, ora mi troverei sotto la cintola?
Sono un me corpo, oppure c'è un me, qualcuno o qualcosa, che sente il corpo?
Allora, e proprio troppo estraneo alla scienza il discorso di questa presenza soggettiva che, guarda caso, dovrebbe rappresentare proprio la struttura che di noi potrebbe sopravvivere dopo la morte, anzi per un discorso più lineare, essere, forse, proprio il noi che potrebbe sopravvivere?
Se dovessimo dar retta ai deterministi che vedono solo la materia dappertutto, noi saremmo totalmente simili al mondo animale, poiché il DNA di uno scimpanzé differisce solo dell'1,6% da quello dell'uomo. Allora è solo in questo 1,6% la differenza? E' con questa sola differenza che abbiamo conosciuto il mondo e creata la cultura e l'intuitività dei geni?
E' questa, in termini matematici, la differenza fra Platone e uno scimpanzé? Ma questo sarebbe molto più di un miracolo. Siccome però non crediamo ai miracoli dobbiamo tuttavia affermare che è questa la sfida del neo-umanesimo. Con questa impostazione noi usciamo dalla meccanica di causa-effetto ed entriamo nella magia della nostra interiorità la quale è simbolicamente una vera magia perché ci trasforma da materia in umanità, da Uomini in Anime.
Naturalmente, così impostando il discorso siamo anche esentati dal dover descrivere l'Anima in termini oggettivi, come pretenderebbe il metodo sperimentale. Che cosa potrei rispondere, infatti, a chi chiedesse "com'è quest'Anima? Mi verrebbe in mente, al momento, una domanda dell'ancor giovane filosofo Daniel
Dennett. Egli osservava che il mondo fisico non è fatto solo di mattoni della fisica. E poi aggiungeva: che cos'è un buco in un pezzo di formaggio? E' forse una cosa fisica?
Il poeta Bertold Brecht si era anche lui chiesto: "che cosa ne è del buco una volta finito il formaggio?
Direi ancora: in quale zona dello spazio e in quale tempo esiste la V Sinfonia. Da quale parte della mia testa o del mio torace o dei miei testicoli io ti amo?
Se distruggo la carta di musica sulla quale Lucio Dalla ha scritto "Caruso", forse sparisce anche la sua canzone?
Quella canzone è forse solo un pezzo di carta con le note? Dove vanno le sinfonie dopo che sono state suonate?
Il mondo della fisica e, quindi, dei corpi, non è costituito solo da catene di atomi e non è neppure formato da soli epifenomeni, cioè da effetti la cui causa sia necessariamente fisica. Ci dicono, infatti, che una materia molto specializzata potrebbe aver creato le funzioni interiori e spirituali, ma contemporaneamente i neurofisiologi ci dicono anche che i neuroni sono stupidi.
Ma se una causa fisica può provocare un fenomeno astratto, chi è che può sostenere, in assoluto, che una causa astratta non potrebbe provocare un fenomeno soggettivo che si trasforma in percezione grazie a quel formidabile traduttore qual è il cervello?
Se un Sé soggettivo, un nucleo intimo della soggettività (l'Anima quindi) astratta e incorporea genera uno stato di coscienza e questo stato verrebbe percepito dai neuroni in modo fisico, quale obiezione seria si potrebbe addurre quando abbiamo sotto gli occhi l'esempio della radio e della televisione, che captano segnali che in quel momento, materialmente, non sono nell'apparecchio ma nell'etere? Se non avessimo la certezza che abbiamo che a trasmettere è una stazione lontana, cosa dovremmo pensare delle voci che escono dall'amplificatore? Non potremo trovarci nella necessità di negare l'esistenza ontologica, ma per il solo fatto che non sappiamo o non possiamo definire la stazione interiore quindi ci sembra di scorgere la causa nella materia più vicina al mentale, cioè all'attività cerebrale?
La verità obiettiva - dopo tutto questo parlarci -è che senza la nostra interiorità cosciente non siamo niente, siamo meno di uno spermatozoo nel vento o simili alla nostra automobile o, nel migliore dei casi, al computer che abbiamo sulla scrivania.
E queste riflessioni, peraltro non solo filosofiche ma anche scientifiche, oltre al pessimismo naturale di cui è sempre intrisa la nostra ricerca, ci portano almeno a valutare e forse a riconoscere che qualcosa c'è in là, anzi al di là del mio corpo; e molti di noi, superando il mito della scienza, ne sentono l'oscura nostalgia come di casa antica e paterna che non si vuole dimenticare.
Certo la scienza ci aiuta a vivere ed a sopravvivere: a lei dobbiamo molto, dal televisore ai trasporti, dai viaggi interplanetari alla fisica atomica, fino all'era di Internet con cui siamo entrati in una nuova era di comunicazione e di conoscenza.
La "lei", la scienza, tanto invisa dai sognatori e tanto umanamente amata e necessaria, è un prodotto nostro, l'abbiamo creata noi uomini; senza la presenza umana essa sarebbe solo una serie di teoremi scritti su un foglio; la scienza è un modo nostro di lavorare su alcuni aspetti del mondo, non è un ente reale, concreto, vivo ed autonomo.
La tragedia, che sembra irreversibile, è che per far trionfare la scienza, l'uomo ha abdicato, ha rinunciato alla propria soggettività (umanistica) per affidarsi interamente ad un metodo (da lui stesso inventato) che è diventato l'unico governo della ragione e della verità. Una ragione che ormai domina l'intero universo delle libertà, della fantasia, dell'immaginario, della poesia e finanche della vocazione interiore a cercare altre verità.
E' stato un genocidio necessario per far piazza pulita delle tante stupidaggini che ci hanno trasmesso convincendoci che erano verità, ma in questa piazza pulita abbiamo perso anche l'anima nostra dichiarando, con
Nietzsche, la morte di Dio. Ora la ricerca deve ricominciare in modo laico. Oggi siamo propensi a credere in ciò che può essere sorretto in modo scientifico, perché la fede si è spostata dalle religioni alla scienza e alla ragione. Ma la scienza non può dare risposte ai problemi esistenziali, perché la scienza non ha morali ed etiche da proporre e l'uomo non è di sola carne. Quindi ci attende un grande lavoro sia scientifico sia filosofico.
Un miliardo di depressi nel mondo, 11 milioni solo da noi, 4000 suicidi l'anno solo in Italia e uno ogni nove minuti in Europa, la dicono lunga sulla solitudine esistenziale dei contemporanei, ormai allo sbando, come le famiglie, perché hanno perso il "senso" dell'essere, una ragione interiore di vita.
O la tecnica, la technè cioè, ha preso definitivamente il sopravvento sulla nostra natura interiore, su quel gap che ci divide dalla Natura? E' questa la domanda a cui dobbiamo dare risposta.
prodena@libero.it
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