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UN NUOVO ESEMPIO DI INTOLLERANZA DEL VATICANO Il Vaticano licenzia due laici: una donna perché è sposata solo civilmente, un uomo perché ha avuto un figlio fuori del matrimonio. di Corrado Piancastelli Dopo il can can sollevato dalla stampa e dalle televisioni e dai fiumi i inchiostro di opinionisti e associazioni di ogni tipo perché Fatima, di religione islamica, era stata espulsa da una scuola italiana a causa del velo, ci domandiamo se esploderà un identico “afflato” di fratellanza per il caso di due cittadini italiani che lavorano in Vaticano, e che stanno perdendo il posto di lavoro a causa della loro situazione privata: la donna, dipendente del Governatorato vaticano, perché sposata solo col rito civile con un divorziato e l’uomo per aver messo al mondo un figlio fuori dal matrimonio: ciò in ottemperanza al regolamento per i lavoratori della Santa sede del 1992 che prevede un comportamento privato in linea con la morale cattolica. A rischio sono anche altri lavoratori perché è in corso una verifica delle situazioni familiari di tutti i dipendenti laici. Si tenga conto che su una popolazione vaticana di 3.000 abitanti ben 2.000 sono lavoratori laici distribuiti quasi tutti in uffici all’interno delle sacre mura. Una cifra spropositata se si tiene conto che il Vaticano bussa continuamente a denari lamentando continue difficoltà di bilancio. Ma ora il problema è di ben altra natura. Da una parte lo stesso Vaticano ha protestato per il licenziamento di Fatima (poi riassunta dopo l’intervento del ministro Pisanu) dall’altro, proprio negli stessi giorni venivano licenziati due suoi dipendenti per motivi religiosi. Come si può credere alla buona fede della Chiesa quando proclama che dobbiamo avere la massima apertura e tolleranza verso altre fedi religiose, mentre è essa stessa intollerante in casa sua? Lo Stato italiano, è bene ricordarlo, oltre al finanziamento della scuola privata (in maggioranza tenuta o controllata dalla Chiesa) si è sobbarcato anche l’onere di assumere tutti gli insegnanti di religione cattolica (scelti, però, dai Vescovi) equiparandone diritti, doveri e status economico a quelli assunti per concorso, mentre da parte sua la Chiesa non solo non riconosce gli stessi diritti democratici agli italiani che lavorano in Vaticano, ma si riserva la facoltà anche di licenziarli in tronco non ammettendo alcuna ingerenza estranea. Due pesi e due misure francamente immorali che confermano ancora una volta l’arroganza e l’intolleranza di chi finge di predicare bene ma di fatto razzola molto male.
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