EDITORIALE

UOMINI E TOPI : QUALE DIFFERENZA?

 di Corrado Piancastelli

 Se la sfida è quella di capire come i geni afferiscono e interagiscono fra loro, perché sono situati in determinate posizioni, come comunicano fra loro e come svolgono il loro compito, l’altra sfida parallela parallela - di cui non si parla - è capire come mai noi uomini siamo quel che siamo nonostante non differiamo molto da alcune specie animali. Uomini e scimpanzé, ad esempio, hanno in comune il 98,7% dei geni, uno scarto, cioè appena dell’1,3% e completatosi il conseguenziamento del DNA dei topi, apprendiamo che il DNA di questi roditori è sovrapponibile a quello umano all’85-90%. Si è anche accertato la similitudine tra DNA dell’uomo, del topo e del moscerino della frutta (la Drosophila), la cui crescita è molto simile a quella dell’uomo adulto.

Sono solo queste le differenze tra noi e il mondo animale?

Questo grandissimo lavoro sui cromosomi è sicuramente importante per le malattie genetiche. Ma la domanda inevasa resta la stessa: allora in che cosa differiamo dallo scimpanzé che è l’ultimo anello con la specie umana?

E’ sufficiente uno scarto cromosomico così basso per trasformarci nei signori della Terra capaci di produrre Platone e Leonardo, Mozart e Einstein e di interrogarsi sul senso della vita o di manipolare la materia stessa?

Dovrebbe tornare, per i filosofi umanisti, l’ipotesi che a renderci uomini possono essere anche (o forse, soprattutto) coo-fattori socio-metafisici e che a fare  la differenza possa essere la presenza di una coscienza superiore che non è nei cromosomi. Per dirla tutta e con chiarezza, torna prepotentemente sulla scena l’esistenza di un’anima, laicamente intesa, che, a questo punto, è qualcosa i più di una semplice ipotesi metafisica, perché è difficile una diversa risposta che parta da considerazioni esclusivamente materialistiche. Su questo punto nel futuro si potrà aprire una sfida s i filosofi possibilisti sapranno cogliere il senso delle recenti scoperte riponendosi domande che non sono affatto peregrine, trattandosi di aspetti fondamentali dell’intera nostra esistenza.

Fino a qualche tempo fa nessuno immaginava che potesse esistere il DNA e se la smettessimo di voler considerare come esistente solo ciò che è verificabile attraverso la fisica newtoniana, forse potremmo trovare altre modulazioni di energia e cioè quella cosa che ancora ci ostiniamo a definire  anima. Non è un discorso utopico perché le proprietà dell’intuizione, della creatività, della libertà, della simbolizzazione, dell’inconscio, sono fattori lontani anni-luce da quel piccolo 1,3% con cui ci differenziamo dagli scimpanzé o di quel 10% che ci separa dai topolini.

Non si tratta di orgoglio umano che si ribella all’idea all’idea di confondere uomini e topi, ma a me pare, di semplice buon senso.

Se la differenza tra Platone e uno scimpanzé è tanto piccola, sarebbe in atto un vero e proprio miracolo, ma se invece la qualità che eleva l’uomo sopra ogni cosa della natura è diversa dai cromosomi, noi usciamo dalla semplice meccanica di causa-effetto ed entriamo nella magia della nostra interiorità la quale è simbolicamente l’unica vera magia perché ci trasforma da materia in umanità, da uomini in anime.

Del resto un fenomeno del genere è già in atto nel nostro inconscio, il quale è costruito senza spazialità e temporalità, mostrando in modo significativo che è indipendente dalla vita dei neuroni i quali, al contrario, vivono in base al principio spazio-temporale che è legato alla fisica newtoniana. Abbiamo solo bisogno di sintetizzare l’intero processo della vita interiore secondo una razionalizzazione dell’ontologia. Alcune soluzioni alle nostre domande potrebbero essere molto più vicine di quanto possiamo osare sperare. Ma dobbiamo imparare a leggere con apertura mentale adeguata sia la vita del corpo che quella dell’anima. 

                                                                                                

Prodena@libero.it

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