EDITORIALE

 

LA CHIESA E LO STATO LAICO

NUOVO ATTACCO CONTRO IL DIVORZIO

 di Corrado Piancastelli

Un’amica, filosofa accademica, sia pure con molte esitazioni e dubbi, nei giorni scorsi rifletteva con me sulla differenza tra il radicalismo islamico e quello cattolico. Dal suo incerto parlare mi sembrò di capire che, a suo parere, i cattolici sono forse meno rigidi e che,  comunque, in Italia anche se gli osservanti vanno in chiesa, poi puntualmente disobbediscono alle prescrizioni della gerarchia vaticana. Dopo questa conversazione mi stavo convincendo che forse era vero quel che aveva detto l’amica filosofa perché tutto sommato, nonostante la presenza della chiesa cattolica, in Italia godiamo di sufficiente libertà, anche se si tratta di una libertà di cui non dobbiamo certo ringraziare la chiesa, ma la laicità del nostro Stato di diritto.

         All’improvviso c’è stato un rinnovato attacco di Giovanni Paolo II contro il divorzio. Non solo, ma ancora più grave il richiamo all’obiezione da parte di avvocati e giudici che trattano la materia matrimoniale. Un vero insulto alle nostre istituzioni con l’implicita tentazione di influire sulle leggi repubblicane, una pretesa assurda e ingiustificabile in un paese democratico.

          E allora mi sono detto che non c’è nulla da fare. I fondamentalismi islamici e cattolici, alla radice, sono uguali.  La Chiesa tenta, come sempre, di riportarci indietro nella Storia, di cancellare cioè l’aborto, il divorzio, gli anticoncezionali e la libertà di coscienza, ritenendo che questo sia il pensiero cristiano originale mediato da un Vangelo che di tutto questo, invece, non parla affatto.  Lo stesso appello il Pontefice l’aveva rivolto ai farmacisti ed ai medici che, tempo fa, furono invitati a boicottare la pillola del giorno dopo. Per fortuna la coscienza democratica del nostro paese è sufficientemente avanzata e le parole della gerarchia cattolica non attecchiscono.

         A voler sempre seguire i dettami della Chiesa sembrerebbe che è meglio una famiglia psicologicamente e affettivamente distrutta che divorziata, è meglio che i figli crescano in un ambiente nevrotico, con  genitori che si massacrano, anziché avere genitori separati. Qui però si registra una curiosa ipocrisia perché la divisione fra i coniugi non perseguita al pari del divorzio. Ciò significa che alla Chiesa non interessa che fine fanno i figli in una famiglia divisa legalmente, ma solo che resti integro il vincolo rituale di un matrimonio in modo che si salvi l’apparenza formale.

         E ancora: non è più giusto, infine, usare gli anticoncezionali ed evitare una gravidanza, anziché mettere al modo bambini che non si è in grado di allevare e di farne onesti cittadini? Si parla di valori spirituali. Ma come è possibile parlare di valori spirituali alludendo sempre e soltanto ai valori della Chiesa come se essa soltanto avesse in pugno la verità e che gli altri valori non siano etici? E come conciliare questa continua arroganza intellettuale proprio mentre si auspica una dialettica con l’islam, che a sua volta è radicata ad altrettanto valori intransigentemente   inamovibili?

         Forse si vuole intendere che i cattolici devono pian piano imitare l’islam e ritornare alla sottomissione e al potere religioso come è stato per secoli?

L’insieme dei fatti, purtroppo,  ci spinge a ricordarci che i lupi perdono il pelo ma non i vizi e le future generazioni dovranno restare perennemente in trincea se vorranno conservare i diritti civili e le libertà, continuamente minacciate dai fondamentalismi religiosi e politici che, come la  gramigna, rispuntano anche nei momenti in cui farebbero meglio a tacere. I roghi sono purtroppo sempre agli angoli delle strade pronti ad essere accesi dall’intransigenza dei Poteri, per cui la resistenza dovrà essere tale ad oltranza se vorremo mantenere democratica e laica l’Unione Europea che ha appena cominciato a vivere.

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         Ancora un punto sul quale bisogna essere chiari. Si scrive da parte cattolica che lo Stato deve essere laico ma non laicista, nel senso che non persegue finalità religiose, ma ammette la libertà di tutti i culti religiosi. Siamo d’accordo. Uno Stato non deve intralciare il libero manifestarsi della religiosità. Ma bisognerà, allora, che ciascuno faccia la sua parte, nel senso che anche le religioni non devono intralciare il libero manifestarsi del pensiero laico. Ciò significa che i  modelli di vita civile non devono e non possono uniformarsi ai modelli religiosi.

         In questa chiave, che è anche dotata di buon senso, Stato e Religioni possono tranquillamente convivere, ecco perché i tentativi di sopraffazione dei modelli civili, per imporre, attraverso appelli specifici, etiche e comportamenti, devono essere respinti con fermezza assoluta e senza complessi di colpa nei confronti di chi proclama e vuole dettare legge in nome di Valori che, invece, nascondono principi fondamentalistici che in Occidente sono ormai intollerabili.

 

Prodena@libero.it

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