Editoriale

Crescita demografica, Chiesa e fame nel mondo

di Corrado Piancastelli 

         Due cifre sbalorditive: secondo l’attuale tasso di crescita demografica nel 2050, sulla Terra saremo 22 miliardi di abitanti e nel 2150 addirittura 694 miliardi.

Già nel 2050, cioè fra 48 anni, milioni di persone moriranno di fame e, continuando in tal modo la crescita, l’umanità si auto-distruggerà. Si tratta di una proiezione matematica, è vero, che – come commenta Giovanni Sartori – è una vera crescita da formicaio che non si può considerare una previsione ma un evento che con questo tipo di crescita potrà anche verificarsi.

Sartori si chiede anche cosa potrà rispondere la Chiesa che continua a condannare la contraccezione: se questa è peccato lo sarà anche quando saremo in 22 miliardi e non ci saranno risorse per tutti?

La Chiesa risponde che la crescita demografica si equilibrerà con l’educazione e lo sviluppo, per esempio dei paesi poveri. E come? L’Africa diminuirà la crescita imparando la castità? Oppure apprendendo l’abc della contraccezione? Nel primo caso la Chiesa parla per parlare, cioè per utopia; nel secondo caso non intende cedere sulla contraccezione neppure a livello di preservativo:

Secondo la gerarchia cattolica (portavoce Padre Ghedda) il terzo mondo non soffierebbe per troppi abitanti e scarse risorse (sic!) ma per mancanza di libertà e di educazione. 

Senti da che pulpito viene la predica! Con la libertà diminuirebbero forse le nascite?. Ma in base a quale cognizione scientifica o etica si afferma una cosa del genere?

Ci sorprende molto che in una conversazione con una lettrice Paolo Micheli, sul “Corriere della Sera” del 28 giugno prenda le mosse dal recente libro di Amartya Sen (Globalizzazione e libertà, Mondadori) per avallare il fatto che l’offerta di cibo in occidente è cresciuta solo del 3% (ma i dati sono vecchi, addirittura del ’90), mentre in India è aumentata al 23% e in Cina al 22% e cioè in concomitanza con una maggiore crescita culturale e “dell’indipendenza delle giovani donne”. Dunque, conclude Micheli, sono l’educazione, la democrazia e la modernità che sconfiggono quale genere di natalità selvaggia che angosciava Malthus, finendo con l’aver ragione ma sconfessando la Chiesa senza accorgersene, perché da che mondo mondo nella crescita culturale è incluso anche il controllo delle nascite che è quel controllo che la Chiesa combatte.

C’è poi un pasticcio di cifre che occorre chiarire: In India o in Cina la disponibilità è aumentata rispetto allo zero, perché lo standard medio la vedeva addirittura affamata rispetto ai paesi industrializzati. Quel 22% in attivo è un indice non sovrapponibile al fatto che, al contrario, l’offerta di cibo negli Stati Uniti è sceso del 5%: sovrapporli è un’offesa all’intelligenza e non apporta nulla al discorso della sovrappopolazione e della fame nel mondo. E’ il gap tra occidente e paesi poveri che conta, non l’allineamento delle percentuali

 

Prodena@libero.it

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