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PERCHE' NELL'ISLAM CRESCE LA SIMPATIA PER BIN LADEN
di Corrado Piancastelli
Secondo Magdi Allam, che scrive dall'Islam per Repubblica, Bin Laden piace sempre più. Egli starebbe facendo breccia non soltanto tra i fanatici votati al martirio, ma anche tra i ragazzi normali, gli universitari e persino gli intellettuali. Secondo Allam la simpatia per Bin Laden nasce dal fatto che i giovani soffrono di crisi d'identità e si ritrovano idealmente in un capo, quale è Bin Laden, capace di infiammarli. Il fenomeno, aggiungiamo noi, è peraltro comune anche in occidente. Ma nei paesi islamici vi sono altre concause. Pochi giorni fa, nel Quasar si è tenuta una riunione straordinaria dei ministri degli esteri dell'OCI, l'organizzazione per la Conferenza Islamica. Si è ufficiosamente parlato anche dei giovani ed è emerso che i giovani arabi vivono il loro stato etnico e sociale con frustrazione e depressione, sia perché sono privi di libertà e sia perché la disoccupazione incalza. La mancanza di libertà è avvertita specialmente dagli uomini di cultura e dai giornalisti, i quali sanno di trovarsi in libertà vigilata; questo perfino nel Kuwait dove c'è una stampa abbastanza spregiudicata. I giovani credono che Bin Laden darà loro libertà e lavoro e, in mancanza di ciò vivono l'ascetismo che li conduca almeno nel Paradiso di Allah dove riceveranno l'auspicata felicità.
Il mito di Bin Laden si è, tra l'altro, esteso in quasi tutti i paesi arabi al punto da paragonare il terrorista ad un secondo Che Guervara.
Il mito, d'altra parte, è l'esternazione di una repressione poiché si proietta su oggetti e soggetti che sono all'esterno di noi per compensare frustrazioni e impotenze personali o sociali. Non a caso è stato detto che Bin Laden esiste perché i musulmani hanno bisogno di eroi vendicatori delle ingiustizie che subiscono da secoli. In questa psicologia addirittura elementare, forse ucciderlo diventa addirittura controproducente perché il mito, attraverso l'uccisione del presunto o vero eroe, ne esce rafforzato e non indebolito.
Le ultime arringhe di Bin Laden hanno poi ulteriormente convinto i giovani delle sue ragioni perché gli islamici non parteggiano né per gli Stati Uniti e ancor meno per Israele ma per i palestinesi di cui condividono il diritto ad avere uno Stato. Sembra che di tutto ciò, con forte ritardo, si stiano convincendo sia gli americani che molti paesi europei, compreso l'Italia.
I giovani islamici desiderano, come i nostri ragazzi, il lavoro, il divertimento, l'amore, la musica, la televisione, ma sono costretti a rinunciarvi perché vivono vite oppressive sancite dall'obbedienza agli anziani e alle regole religiose.
Non è una bella vita e da qui l'aumento delle forme depressive tanto più gravi ed esplosive perché legate alla difficoltà di reagire e protestare, contrariamente a quanto accade al giovane occidentale che è almeno garantito da una democrazia che, se non può dare lavoro a tutti, almeno gli concede libertà di parola e di espressione.
Anche i giovani occidentali cercano l'identificazione in un capo ed hanno bisogno di riferimenti: in ciò non differiscono molto dagli arabi.
Conosciamo bene la situazione italiana sulla quale si siamo intrattenuti in numerose conferenze pubbliche.
Per gli arabi bisogna convenire che la situazione è più drammatica perché sin da ragazzi hanno ricevuto un indottrinamento alienante di tipo religioso ed hanno dovuto introiettare modelli di obbedienza da padre-padrone. Bin Laden è visto, quindi, da una parte come sostitutivo di figura paterna e contemporaneamente difformemente dal padre reale, come l'eroe capace di guidare il suo popolo verso il riscatto, non importa se si tratta di un capo miliardario o forse anche per quello, dal momento che rischia di persona sia la vita sia il suo danaro, mentre potrebbe goderselo infischiandosene di tutti. Purtroppo non sarà così: da che mondo è mondo i ricchi, salvo eccezioni, non si sono mai preoccupati dei poveri e dunque il mito è bello finché resta tale, lontano dalla vita reale.
Smantellare questo rapporto filiale e ammirativo non sarà facile: ecco perché la morte di Bin Laden non risolverà il conflitto fra le due civiltà e ben altri dovranno essere gli strumenti e gli argomenti per convincere gli arabi (giovani e non giovani) che è profondamente sbagliato affidare la loro sorte nelle mani di Dio perché la Storia del mondo è la storia di uomini che crescono e costruiscono, con le lo romani, il proprio destino. Un ribaltamento a 360° di questo tipo di cultura, al momento, è impossibile perché qualsiasi tentativo di discussione bollerà noi occidentali di fanatismo demoniaco.
Occorrerà tempo. Quanto? Forse lo stesso tempo che abbiamo impiegato noi dal Medioevo ad oggi, almenché non subentri una nuova logica. Per esempio, vuoi vedere che se i paesi arabi fossero invasi dai mercati europei, e soprattutto della nostra pubblicità di mercato, gli islamici si convertirebbero rapidamente al nostro tipo di vita, come è accaduto a noi nonostante la strenua resistenza dei cattolici? Vuoi vedere che "il maledetto" mercato occidentale è più forte della Storia che ha ovviamente i suoi tempi, le sue scansioni, le sue logiche naturali, mentre le leggi di mercato vivono sul breve e medio termine?
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