|
Napoli, 19 giugno 1968
L'AGONIA DELLE RELIGIONI
Non c'è alcun dubbio che le religioni agonizzano, cioè
a dire stanno alla fine di un ciclo, avanza un era tecnologica la quale contiene in
sé
alcuni messaggi, primo fra i quali restituire all'uomo una libertà biologica e mentale.
Questo, naturalmente, comporta i pericoli provvisori di una anarchia, perché tutte le
rivoluzioni di civiltà - cioè i passaggi fra un tipo di civiltà e l'altro - comportano
sempre dei disagi.
Naturalmente i vantaggi di questa civiltà tecnologica
sono soprattutto di ordine pratico, ma anche qui bisogna intendersi. Di ordine pratico
(per ora quasi ad esclusivo vantaggio dei popoli nord-occidentali) se si pensa
allenorme possibilità di assistenza umana, con i progressi della medicina, della
fisica e via di seguito.
D'altra parte, l'elemento negativo, cioè il
contraltare, sta nella eccessiva possibilità di appiattire i rapporti umani cioè di
renderli poco funzionali rispetto ad un qualche ideale e questo perché?
Perchè,
indubbiamente (e qui è utopistico semmai, ma è la verità affermar questo)
raggiungendosi un benessere comune, diminuisce lo stimolo e l'attività mentale e
spirituale, proprio perchè è il caso di dire - colui che sta bene, dorme. Cioè non è
più stimolato a star meglio. Naturalmente a parte le eccezioni non c'è alcun dubbio che
una gran massa di persone, stando bene, limiterà enormemente la propria attività
mentale. La maggior parte delle persone che oggi pregano lo fanno perchè hanno
talvolta bisogni elementari. Non c'è dubbio che, diminuendo l'intensità di questi
bisogni, la gente cominci a pregare sempre di meno. Forse, le chiese o lattenzione
direi del grosso pubblico, di una nazione (parlo specialmente di quello europeo) ha
diminuito la propria tensione di ordine religioso perchè sono diminuite certe necessità,
perlomeno presso alcune zone. Consideriamo che prima la gente pregava per guarire da una
semplice influenza, oggi, semmai, la gente prega soltanto a livello di cancro, proprio
perché indubbiamente la medicina ha stornato dall'umanità il pericolo di morte di
influenza, di tifo per esempio, oppure di altre malattie per le quali esistono dei
semplici farmaci, oppure per certi interventi operatori che prima non si potevano fare ed
oggi si fanno.
Sicchè, la gente ha sempre meno interesse a rivolgersi
a Dio. Oserei dire che a Dio preferisce un buon chirurgo, e questa è la verità, la gran
massa degli uomini è esposta alla morte se al posto di Dio non interviene il chirurgo, o
il medico. Questa e la verità. Questo però non ha nulla a che vedere con la
religiosità, proprio niente perchè invero sin dai tempi più antichi Dio è stato
identificato con le statue e i miracoli, con le necessità, appunto, elementari. Eliminate
le necessità elementari bisogna trasferire in una immagine diversa la propria
religiosità. Però io non vedo una via d'uscita, cosi come sono le religioni attuali,
perchè i grandi, enormi vantaggi di una civiltà tecnica, scientifica, con il grande
soccorso sociale e scientifico alla popolazione, agli individui, i miglioramenti della
scuola, come dire il raggiungimento di una cultura da parte di tutti i ceti della società
- pur con tutte le eccezioni - tante attuazioni di ordine sociale, sono cose sante e belle
però, contemporaneamente, l'uomo corre il pericolo di dimenticare leventuale
esistenza di Dio o perlomeno di ridurre questa eventuale esistenza di Dio all'ultimo lume
a cui ispirarsi nel momento della morte. E questo naturalmente è male. Ciò significa che
dovrebbe essere mantenuto costante e fermo nell'animo umano il bisogno la necessità di
elevare il proprio spirito, la parte più nobile di se stesso. E questo non si può fare
con le religioni che abbiamo, perché le religioni che abbiamo sono religioni formali,
sono religioni che badano alla esteriorità, in un rituale che tiene legato l'uomo al
divino, ma la sostanzialità del rapporto fra l'uomo e Dio non è curata. Tanto è vero
che non esiste alcuna educazione rivolta in tal senso. La religiosità non è religione.
La religiosità come elaborazione dei propri ideali più nobili, come elevazione del senso
e del significato della società e dell'individuo, come miglioramento dei rapporti fra i
popoli e applicazione reale di un concetto di fraternità, e queste son cose che non
vengono insegnate dalle religioni che sono rimaste conservatrici, legate cioè al
carattere profano della religiosità, cioè la parte esteriore e più deteriore.
Perché si, magari esiste anche una teologia, ma essa
non è ad uso del popolo, ma di una élite, cioè la classe sacerdotale che detiene il
potere religioso e l'autorità spirituale.
Questo è naturalmente il pericolo, cioè il pericolo
reale di una frattura definitiva che avverrà lo stesso fra popolo e Chiesa, fra Stato e
Chiesa, con l'impossibilità poi di rinstaurare nello Stato una religiosità come
insegnamento spirituale ed elevazione interiore, perchè le religioni ufficiali
risulteranno quando avverrà la frattura - e questo sta già avvenendo in vari stati, non
guardiamo solo la realtà italiana che pure non è immune - totalmente screditate rispetto
allo Stato e al popolo. Cioè a dire sarà un sistema religioso inabile, insufficiente,
contro tempo e perciò dunque probabilmente anche rivoluzionario e conservatore rispetto
ad un sistema sociale che è stato raggiunto. E naturalmente avverrà quello che è
accaduto in altri Paesi, dove rivoluzioni hanno posto in una condizione di assoluta
inferiorità le Chiese.
Ma se naturalmente quelle condizioni di inferiorità
delle chiese potevano risultare giustificate dal fatto che si trattava non di colpire la
Chiesa in particolare, quale rappresentante di Dio, ma una Chiesa che di Dio non aveva
più nulla, e cioè era una chiesa che si era alleata direi a forze che avevano tenuto in
schiavitù il popolo, oggi che non esiste più da noi una situazione come quella di mezzo
secolo fa, la condizione è totalmente diversa.
Cioè noi ci troviamo di fronte ad una civiltà
scientifica progredita ed una religione che è rimasta completamente arretrata. La
frattura si farà sempre più evidente e naturalmente, questo significherà anche perdita
di ogni prestigio, di ogni credito da parte delle religioni ufficiali, e questo
comporterà il pericolo di, uno scadimento totale del senso della religiosità, almeno
intesa come identificazione verso Dio.
Certo, il progresso tecnologico non è progresso
psicologico e progresso spirituale.
Ci troveremo presenti ad una dicotomia proprio fra ciò
che l'individuo è nella società e ciò che l'individuo invece è profondamente dentro se
stesso. Per poter riunire le due cose, per poterle armonizzare saranno necessari lunghi e
lunghi tempi, e cioè il raggiungimento di una qualità sociale che manca nell'uomo di
oggi. Il dovere che deve essere portato verso gli altri, indipendentemente se gli altri
sentono, vedono o giudicano, ma come vero e proprio istinto di natura spirituale.
Da un seminario di Corrado Piancastelli
|