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RIFLESSIONE INTRODUTTIVA AGLI "STATI MODIFICATI DI COSCIENZA"
Capita a tutti di bere due Martini ghiacciati, oppure di alzare il gomito fra amici o in famiglia e di sentirsi, subito dopo, in una indefinibile situazione mentale in cui la percezione più saliente è quella di trovarsi, come suol dirsi, al disopra delle righe con una piacevole sensazione di leggerezza. Se i bicchierini di Martini diventano tre o quattro, le nuove percezioni si amplificano.Le persone riferiscono di avvertire una sorta di distacco dalle persone e dall’ambiente, galleggiamento, sbandamento, voglia di ridere, di parlare, desideri sessuali, maggiore creatività, liberazione da costrizioni e tabù. Se il bere aumenta, oppure, se si prende qualche droga o ci si allena a determinate concentrazioni che allentano la vigilanza creando abbandoni profondi, si entra in stati mentali più imponenti, come la trance, il silenzio interiore, visioni mistiche, percezioni extrasensoriali e quell’intero corredo di sintomi che potremo definire l’emersione di una seconda coscienza. Ciò che abbiamo descritto va sotto la denominazione di stato alterato di coscienza (nel caso dei due/tre bicchierini di Martini) o stato modificato di coscienza se si instaura un profondo abbandono e appaiono manifestazioni diverse dallo stato di consapevolezza o coscienza ordinaria. Negli stati modificati di coscienza dobbiamo comprendere, oltre l’ebbrezza da alcol, gli effetti della marijuana, lo stesso sonno con sogni, l’ipnosi, ecc. ma deve essere sottolineato che, in realtà, non abbiamo una definitiva descrizione di cosa sia lo stato di coscienza ordinaria. Siamo proprio sicuri di avere uno stato di coscienza normale quando siamo in preda alla rabbia, alla delusione, all’umiliazione, all’ansia? Non sentiamo il sangue salirci alla testa, le mani che tremano, la voce alterata, l’agitazione psicomotoria, la voglia di piangere o di gridare, l’odio verso tutto e tutti? Andiamo alla partita di calcio: non vi è mai capitato di vedere persone che nella vita sociale sono severe e compassate e che, al campo, si trasformano in teppisti e gridano come ossessi verso arbitri e avversari come se si trovassero in guerra? Non dovremmo definire stati alterati di coscienza (ora sì, il termine alterato va bene!) anche questi momenti in cui si perde il ben della ragione? Anche la gioia ci trasforma, diventiamo (sfortunatamente solo per poco) improvvisamente buoni, altruisti, disponibili: la felicità ci rende pazzi, si suol dire, e la parola pazzia è ben posta. E allora: possiamo forse definire in modo congruo uno stato di coscienza ordinario? Siete sicuri, ad esempio, che nel leggere queste frasi non state sognando? Siete sicuri che non state dormendo e nel dormire state sognando di leggere ciò che abbiamo scritto? Prima di andare avanti e di cliccare per leggere altri articoli, chi è entrato in questo sito rifletta bene sul dubbio il quale è più serio di quanto si pensi perché ha impegnato e ancora impegna fior di filosofi della mente. Ma se qualcuno risponde che è sicuro di non stare sognando, ecco la seconda tremenda domanda: Come fate a sapere che non state sognando in questo momento che state leggendo?
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