IL MANIFESTO SCIENTIFICO-FILOSOFICO
DEI NEO-UMANISTI ITALIANI


 

Analisi e diagnosi. Le due modernità in conflitto: razionalità astratta e razionalità umanistica.

 

1 - Raccogliamo e sviluppiamo l'Appello per la ricerca umanistica dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, nella consapevolezza che l'umanità sta attraversando uno dei periodi più rischiosi della sua esistenza storica Ciò avvertibile specialmente a livello esistenziale, nella sofferenza e nel comporta mento dell'uomo contemporaneo, sempre più espropriato della sua costitutiva individualità di Persona, ossia di soggetto razionale e morale.

Il secolo che si chiude sarà forse ricordato come il secolo di transizione fra il vecchio ed il nuovo mondo che si aprirà nel duemila, un secolo che ha avuto grandi rivoluzioni, lunghi momenti di totalitarismi e di genocidi e che nell'arco che va dalla Prima Guerra Mondiale alla caduta del muro di Berlino è stato contrassegnato dal sogno umano di erigere la Città dell'uomo sulle macerie della città di Dio irrimediabilmente devastata dal sovvertimento culturale prodotto dall'avanzata di questa prima forma assunta dalla modernità.

Il nostro secolo sarà anche ricordato sia per essere stato il secolo della modernizzazione tecnologica, sia per l'effetto disumanizzante originato dalla erosione dei valori, che per il cattivo uso che l'uomo ha fatto della scienza, ossia il secolo in cui il progetto di elaborare e proporre certezze razionali in sostituzione delle certezze fornite dalla fede religiosa, ha raggiunto il suo punto di massima realizzazione.

Tuttavia il secolo che si chiude ci ha anche proposto conquiste laiche che hanno creato aree di emancipazione (nel mondo femminile, ad esempio, o in quello del lavoro) e conquiste di diritti sociali che potranno svolgere un ruolo fondamentale per la fondazione di valori del tutto sconosciuti fino al secolo scorso (come la libertà o la cooperazione sociale), pur considerando nuove alienazioni e nuove violenze da correggere e da combattere in un prossimo futuro.

Paradossalmente, accanto a conquiste sul piano dei diritti sociali, l'inizio del nuovo millennio sembra annunciare un aggravamento di mali, nominalmente noti, ma inediti per le dimensioni con cui si presentano alla prognosi. L'antica anomia si aggrava per la profonda scissione tra l'Essere e il Valore, creata dall'impetuoso sviluppo tecnologico, dallo sviluppo demografico e da una realtà economica la cui struttura è completamente incontrollata non solo dal cittadino comune ma finanche dalle strutture dei governi.

L'alienazione mostra un soggetto smarrito nel deserto della "realtà" virtuale. La perdita delle singole identità (individuali e sociali) rischia, per la prima volta nella storia, di diventare irreversibile. In pochi anni, altri due miliardi di esseri umani, in qualità di soggetti consumatori, entreranno nell'alienazione del mercato. I più avveduti ci dicono che bisogna ristrutturare l'economia mondiale e renderla trasparente ma anche che bisognerà produrre "più risorse senza distruggere l'equilibrio naturale", perché se si dovesse raggiungere il punto di rottura ecologica del sistema uomo-natura, si moltiplicherebbero le guerre, il terrorismo e i poteri dei governi occulti. Tuttavia, pochi si preoccupano della sofferenza mentale-affettiva e della solitudine esistenziale che ucciderà, in sempre maggiore misura, il povero cittadino del mondo, letteralmente chiuso tra speranze e desideri irrealizzabili, tra modelli edonistici che perseguono arrogantemente il potere e la ricchezza, tra le proposte ambigue ed inaffidabili dei potenti e la gestione del suo misero quotidiano sempre più effimero e vuoto; e vivrà questa impotenza terribile alienandosi senza accorgersene e distruggendosi nell'attesa di un'irrealizzabile speranza.

C'è una dolorosa percezione di irreversibilità che rende penosa ogni riflessione, e c`è una domanda urgente: che accade agli abitanti di questo pianeta?

La perdita d'identità, l'alienazione, gli squilibri e le collusioni socio-economiche si sono oggi trasformate in una tragedia reale che colpisce larga parte dell'umanità in preda alla depressione, all'alcolismo, alle tossico-dipendenze, alle turbe sessuali, alle nevrosi ed ai suicidi in progressivo aumento in tutto il mondo. Siamo irretiti in una trappola che appare sempre più senza via d'uscita: la testa del mondo morde la sua stessa coda, ma bisogna sperare in un conato di orgoglio che crei una rivoluzione della coscienza ed un'aggregazione intorno ai movimenti di denuncia e di proposte. Osservando la stragrande maggioranza delle persone si ha la netta percezione del senso di inutilità e ripetitività gestuale intorno a cui si edificano la famiglia e il dovere sociale: se così stanno le cose è confermata la terrificante diagnosi di perdita del Sé (e, quindi, lo smarrimento di quella identità che rende il corpo soggetto di una vita razionale e morale, ossia lo qualifica come Persona) col rischio che tale perdita diventi una costante irreversibile se non verrà recuperata la coscienza critica intorno ai grandi temi della vita individuale e sociale.

 

La terapia. Ricollegare i saperi in vista dell'Uomo

2 - Ecco perché, avendo egemonizzato gli interessi culturali e sociali, la scienza deve ora rifondare principi e paradigmi per ricostruire, per l'uomo, il percorso neo-umanistico smarrito in omaggio al rigore del metodo sperimentale il quale è plausibile nell'approccio alla realtà fisica ma non dell'intera conoscenza e non è l'unico metodo con cui si può conoscere la verità.

Una visione neo-umanistica della scienza appare, quindi, l'unica risorsa, nel duemila che comincia, per ricomporre l'unità della cultura onde fronteggiare le emergenze del pianeta sotto il profilo economico ed ecologico e per arrestare il fenomeno dell'irreversibilità umana cui progressivamente sembrano andare incontro gli abitanti di questo pianeta: nel duemila ci sarà sempre più bisogno di una ricomposizione della scissione fra le due culture, oppure dobbiamo profetizzare anche la morte dell'esistenza interiore, cioè la fine dello scarto fra la Persona e la Natura. Occorre, dunque, farsi carico dei bisogni reali, specialmente quelli del mondo interiore senza i quali l'uomo si sente come un guscio vuoto, impotente e depresso. L'impostazione neo-umanistica, implicita nel paradigma che costituisce l'esistenza di principio dell'Essere, nasce dall'osservazione che l'uomo è il solo vivente che domina la natura e si emancipa da essa, benché solo quando esprime forme soggettive di creatività e libertà, altrimenti è dominato dalla corporeità, dalla società e da bisogni indotti da altri ai fini del profitto.

3 - La rifondazione neo-umanistica quale ulteriore fine della scienza e della stessa filosofia e di una cultura finalizzata al bene dell'uomo e non al profitto esasperatamente fine a se stesso, dovrà tenere conto di queste premesse:

a) - Rifondare i concetti della soggettività quale forza indispensabile per riappropriarsi della coscienza alienata e dell'uso critico del pensiero e della libertà interiore.

b) - La libertà interiore deve significare diritto alla propria coscienza morale matura. La coscienza morale matura nasce dal riconoscimento che essa rappresenta una realtà fondante la Persona e non un epifenomeno del corpo. E' la coscienza morale che costituisce l'etica pubblica e la democrazia reale.

c) - Occorre chiamare gli uomini all'impegno civile, alla discussione sui valori ed al conseguente cambiamento indirizzato alla crescita personale ed alla rivoluzione della coscienza, nel rispetto delle regole e delle lealtà pubbliche e quando queste sono identificabili.

 

4 - Considerando la grande velocità di evoluzione di alcune discipline che sono ormai in grado di realizzare mutamenti e anche alterazioni genetiche, è necessario che la scienza, per l'eccezionale potere che detiene, si ponga il problema di affiancarsi alla filosofia progettando finalità comuni per ridisegnare progetti di disalienazione mirati alla cura dell'uomo e delle strutture socio-economiche storicamente ammalate, contemperando le esigenze dell'oggettività con quelle della soggettività individuale.

Ciò significa, nel dettaglio, il cambiamento di stile nel rapporto della medicina con l'ammalato; l'impegno umanistico dell'urbanistica nei confronti della vita nelle grandi metropoli; rinnovate funzioni della sociologia, della psicologia e della filosofia le quali, per disancorare l'uomo dall'alienazione nei confronti di una realtà sempre più alterata e virtuale e, quindi, sempre più falsificante, devono colmare i vuoti del tempo reso libero dalle tecnologie; i mass media devono essere spinti a rivedere i cattivi modelli che propongono attraverso la televisione; la nuova etica del duemila dovrà far capire, al mondo giovanile, che la ricerca sfrenata del denaro è distruttiva e deformante e non rappresenta l'unico valore umano.

E ancora: la scuola deve essere sempre più formativa rispetto alla crescita della personalità ed ai processi di ancoraggio dell'identità e non solo informativa; il mondo del lavoro ha sempre più bisogno di incrementi umanizzanti per sottrarre il lavoratore alla catena tecnologica che lo rende sempre più insignificante come Persona; la burocrazia e la giustizia devono porsi in maniera meno impersonale per riavvicinarsi al cittadino; la filosofia deve dare segni di attivismo pubblico suggerendo percorsi concreti di crescita e la comprensione della vita e della morte; i parlamenti devono farsi carico dell'ecologia del pianeta che è sempre più a rischio e diventare autonomi rispetto alle leggi del profitto delle grandi concentrazioni economiche che non si pongono come fine la sopravvivenza dell'uomo e della natura.

La filosofia e la scienza hanno il peso di questa svolta storica e culturale interamente sulle proprie spalle, e poiché sono responsabili della ricomposizione futura fra i bisogni interiori e la realtà sociale, devono agire anche sulla politica affinché le idee diventino atti concreti della vita pubblica. La filosofia, per sua naturale disposizione, deve essere il pendant della scienza a tutti gli effetti, dandosi il compito di diventare medicina dell'anima e cura dell'esistenza, medicamento risanatore del dramma contemporaneo che coinvolge milioni di esseri umani lasciati allo sbando dal crollo sostanziale dei miti e dei dogmi, dalle dichiarazioni reiterate della morte di Dio, dalla diffusione inarrestabile della corruzione pubblica e della violenza, dalla disoccupazione che coinvolgerà sempre più le fasce giovanili e, dunque, preda facile di utopiche illusioni o promesse a poco prezzo.

5 - Appare sempre più urgente sensibilizzare anzitutto gli uomini della cultura, affinché sia condiviso da tutti che all'inizio del duemila deve considerarsi prioritaria sia un'ecologia della Natura che dell'uomo visto nella sua specificità di soggetto critico che interagisce col mondo. In tale direzione si renderà anche necessario rifondare il significato dei Valori morali ed etici, quasi sempre percepiti e definiti in maniera retorica fino alla incomprensibilità operativa nel gioco reale della vita.

 

La riscoperta di valori ad intensa valenza morale ed etica, (per esempio la giustizia, la libertà, l'onestà, la lealtà, l'amicizia, la cooperazione civile, la tolleranza, l'altruismo, l'impegno sociale, eccetera) sottratti alla retorica delle definizioni astratte o mistiche in un contesto in cui siano attenuate le disparità sociali e diversamente ristrutturata l'economia del mondo, costituisce una cultura forte ed un pilastro non effimero per rifondare l'identità psicologica e il carattere sociale dei soggetti smarriti ed alienati che lasciano il secolo in attesa di mutamenti e di speranze che abbiano titolo per trasformarsi in certezze.

Allo stato vi è, infatti, una netta scissione fra i contenuti teorici dei Valori e il loro essere percepiti come necessità comportamentali ed etiche realmente partecipati e convincentemente vissuti. Pertanto condividiamo e rilanciamo la conclusione del citato "Appello" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e cioè che "occorre incentivare e sostenere la ricerca umanistica dovunque e in ogni modo possibile, a cominciare dalla scuola. Ma subito, prima che venga smarrito del tutto il senso universale della persona umana e prima che si dissolva la percezione dello spirito e delle sue esigenze".

(redatto da Corrado Piancastelli con la collaborazione e i contributi di Giacomo Gava, Raffaele Prodomo e Ludovico Martello).

Stanno pervenendo firme e adesioni significative da vari ambienti culturali. Alla chiusura del n° 4 di Uomini e Idee hanno firmato: Emanuele Severino, Sergio Moravia, Giorgio Barberi Squarotti, Giuseppe Cantillo, Giacomo Gava, Francesco Tateo, Giorgio Saviane, Enrico Mascilli Migliorini, Aldo Loris Rossi, Franco Voltaggio.



 

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