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E’ IN ARRIVO IL VIAGRA ROSA PER LE DONNE
di Erminia Gargiulo
A scadenza sempre più ravvicinata appaiono su riviste mediche e
non, articoli con titoli bomba sulla scoperta di nuovi farmaci per curare o
migliorare le prestazioni sessuali nei soggetti affetti da impotenza sessuale;
cioè, detto in termini medici, da incapacità di raggiungere o mantenere,
nell’uomo, un’erezione sufficiente per svolgere un’attività sessuale
soddisfacente. E’ di questi giorni, un ennesimo articolo apparso su un quotidiano
che riprende a parlare del Viagra, ma questa volta al femminile. Infatti dopo
la pillola blù (Viagra per l’impotenza maschile), sta per essere immessa sul
mercato la pillola rosa per la cosiddetta impotenza femminile. Anche le donne sono affette da questa malattia? Oppure è tutta
un’invenzione delle case farmaceutiche per lanciare un nuovo prodotto che ripeta
i colossali guadagni già ottenuti con il Viagra maschile? Come sempre avviene quando si parla di sessualità, si è scatenata una vera e
propria battaglia su questi interrogativi. Secondo il British Medical Journal in un lungo articolo appena
pubblicato, non si può parlare di malattia sessuale delle donne e, comunque,
data la complessità della sessualità femminile, certamente non basterebbe una
pillola a risolvere il problema. La rivista, tra l’altro, accusa le case farmaceutiche di voler
inventare una malattia inesistente per lanciare sul mercato il Viagra rosa,
sorella dell’ormai famosa pillola blu dei maschietti. Il calo del desiderio
sessuale femminile, sostiene l’autore dell’articolo è da considerarsi un fatto
normale essendo le donne soggette a trasformazioni fisiologiche (assenti nel
corpo maschile), ad esempio, dopo una gravidanza, con i cicli mestruali, dopo
una lunga relazione con lo stesso partner, ma alcuni studiosi vogliono subdolamente far apparire ciò come una patologia da curare. Ed aggiunge:
diversi ricercatori legati strettamente ad aziende farmaceutiche, stanno
lavorando per creare una nuova malattia e ricorda che già nel 1997 si cominciò a
parlare di Viagra al femminile in un incontro avvenuto negli Stati Uniti, tra
scienziati e rappresentati di case farmaceutiche. Dopo quest’incontro si
cominciarono a diffondere allarmanti statistiche secondo le quali il 43% delle
donne, dai 18 ai 59 anni, manifestavano sintomi di impotenza. Statistiche gonfiate, aggiunge l’autore dell’articolo, che tendono a far
passare per patologia ciò che è soltanto un normale cambiamento della sessualità
femminile (che comunque andrebbe indagata in tutti gli aspetti del suo percorso)
per giustificare il lancio del nuovo prodotto. Sdegno e rifiuto alle accuse delle aziende farmaceutiche che
rilanciano: cerchiamo solo di aiutare molte donne infelici.., molti ricercatori stanno lavorando su queste patologie per trovare una soluzione al
problema. La sperimentazione del Viagra rosa, iniziata nel 1997, è condotta
peraltro anche in 5 centri italiani. La risposta al farmaco da parte delle
donne, secondo le case farmaceutiche, sarebbe simile a quella maschile poiché
produrrebbe un maggior afflusso di sangue nella zona pelvica aumentando, di
conseguenza, l’eccitazione sessuale. La stimolazione da farmaco però sarebbe
secondaria e non risolutiva, rispondono gli studiosi: dunque la polemica é
aperta e fin qui le opinioni contrastanti.
Fino a poco tempo fa si sosteneva che non era possibile produrre un farmaco per
le donne poiché la sessualità femminile é un vero e proprio universo sconosciuto. Per cui a noi sorgono spontanee due domande: Quanto si conosce
effettivamente, oggi, della sessualità femminile? E siamo proprio sicuri che si
tratti di patologia?
Ad un uomo può bastare un’immagine erotica per eccitarsi; il piacere sessuale
della donna invece, si baserebbe principalmente sulla relazione con il partner
che, dunque, precede la funzione biologica. Come potrebbe un pillola intervenire
in un meccanismo così delicato? Certo, non si può escludere che anche le donne possano avere una affezione
organica di natura sessuale che può rendere impossibile o difficile il rapporto
sessuale e quindi un farmaco può sicuramente essere d’aiuto. Ma non è troppo
semplicistico? Anche secondo Alessandra Grazziottin, direttore del Centro di ginecologia e
sessuologia medica dell’ospedale S. Raffaele di Milano e presidente della
International Society for the of Women’s Sexual Health, con sede a Boston, la
sessualità femminile è, di fatto, molto più complessa di quella maschile.
Inoltre, importanti studi di una ricercatrice australiana, Lorraine
Dennertein, dimostrano come persino il tipo di menopausa dipenda molto più dalla qualità
della relazione con il partner e da sue eventuali malattie fisiche o sessuali
che non dai livelli ormonali. A fronte di questa diatriba ed a prescindere dalla diversità fisiologica dei
soggetti in questione il problema, a nostro avviso, è a monte e non si può non
tener conto di un fattore fondamentale. Non bisogna, infatti, dimenticare che
oggi ci troviamo di fronte a due costituite personalità completamente diverse
(quella maschile e quella femminile) e quindi anche ad un modo diverso di
intendere e vivere la sessualità. Una diversità provocata soprattutto (o forse
solo) da una secolare cultura, soprattutto religiosa, che ha condizionato la
sessualità femminile, relegandola esclusivamente all’interno del rapporto
matrimoniale e della riproduzione, negandone non solo la libera manifestazione,
ma soprattutto associando l’esplicazione di tale libertà al concetto di
peccato, per cui l’inibizione sessuale mantenuta così a lungo si è stratificata
diventando un vero e modo d’essere della donna. Ciò, invero, non è avvenuto
nell’educazione maschile alla quale si é sempre associata una libertà sessuale,
la cui sollecitazione è stata portata, spesso, all’esasperazione, per cui il
suo mancato esercizio costituiva un vero e proprio affronto alla virilità e,
nel contempo, anche a ritenere la donna un soggetto di piacere puramente
passivo. La stessa pillola può agire anche in questa diversità? Può sciogliere questi
nodi mentali? La rivoluzione femminile ha portato sicuramente le nuove generazioni ad una
maggiore presa di coscienza dei propri diritti, ma non certo ad una elaborazione dei modelli culturali storicamente introiettati, per cui ci sembra
di poter dire che la pillola può sicuramente essere inserita in un contesto di
aiuto, ma a latere di un percorso che i soggetti dovrebbero essere aiutati ad
intraprendere per elaborare altri modelli culturali e alternativi, nonché alla
rielaborazione della propria sensibilità corporea e all’accettazione di un
diritto al piacere finalizzato a se stesso e meno alla relazione, per cominciare ad entrare in quell’esercizio mentale alla libertà, per secoli
negata. Se si vuole, poi, a tutti i costi parlare di patologia, da quanto sopra esposto
si deve dedurre che questa non va ricercata nella carenza degli ormoni, (laddove
c’è), ma nella impossibilità o incapacità della donna, così costruita, ad
introiettare modelli diversi per cui una relazione di aiuto, oltre ad un
farmaco come il Viagra rosa, deve includere anche altri approcci. Tutto questo ha portato ad essere oggi una persona completamente condizionata,
ma non si dovrebbe intervenire invece su una psiche A noi sembra un ulteriore mancanza di conoscenza e di sensibilità verso le donne
ritenere, oggi, con tanta superficialità che questo tipo di danno che la donne
hanno dovuto subire, si possa risolvere con un farmaco. Sicuramente c’è un soggetto condizionato che va aiutato, ma noi riteniamo che
va aiutato non solo nella possibilità di potere esercitare una libertà, ma
soprattutto nella rielaborazione culturale della propria sensibilità corporea e
del proprio diritto al piacere. Qualcuno ha mai letto da qualche parte o sentito dire che le donne hanno diritto
al piacere?
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