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Le Abu Ghraib Americane
The New York Times 31 maggio 2004
Traduzione di Daina Dini
La maggior parte di noi Americani è rimasta sconvolta dal trattamento sadico cui sono stati sottoposti i detenuti Irakeni nella prigione di Abu Ghraib. Ma non avremmo dovuto esserlo. Non solo gli ospiti delle prigioni negli USA sono frequentemente assoggettati ad un simile grottesco trattamento, ma il Congresso ha approvato una legge nel 1996 per assicurare che nella maggior parte dei casi ad essi non venisse riconosciuto alcun risarcimento economico per l’abuso. E’ una nostra routine trattare come animali i prigionieri. Li brutalizziamo e degradiamo, sia donne che uomini. Ed abbiamo pessimi risultati quando si tratta di proteggere prigionieri che si comportano bene, deboli o mentalmente disabili, dai predatori che li circondano. Pochissimi americani hanno alzato la voce per opporsi alla nostra vergognosa politica nelle prigioni. E sono convinto che ciò accade soprattutto perchè i detenuti sono considerati meno che esseri umani. Stephen Bright, direttore del Southern Ceter for Human Rights, ha patrocinato parecchi prigionieri in Georgia che chiedevano un risarcimento, alla fine degli anni ‘90, per aver subito trattamenti notevolmente simili agli abusi di Abu Ghraib. Il sistema penitenziario era in quel tempo affidato a Wayne Garner, nominato nel 1995 dal governatore Zeil Miller, che ora è un senatore degli USA. Mr. Garner si considerava un duro. In un processo federale intentato per conto dei prigionieri del centro, si testimoniò che egli aveva affermato che mentre c’erano detenuti che “ davvero volevano far bene. . .esisteva tuttavia un altro 30, 35 per cento che non era adatto ad uccidere. Ed io sarò lì per sistemarli.” Il 23 ottobre 1996 ufficiali della squadra tattica del Georgia Department of Corrections effetuarono un raid negli appartamenti degli ospiti della Dooly State Prison, una prigione di media sicurezza di Unadilla, Ga. Questo faceva parte di una serie di brutali interventi nelle prigioni dello stato, organizzati per mostrare ai prigionieri che era in attò un regime nuovo e più duro. Ciò che ne seguì, secondo il processo, fu semplicemente pazzesco. Gli ufficiali aprirono le celle ed ordinarono ai prigionieri, tutti maschi, di correre fuori e spogliarsi. Sotto lo sguardo di membri dello staff femminile della prigione, che osservavano la scena a volte ridendo, parecchi prigionieri furono assoggettati a perquisizioni accuratissime e totalmente immotivate delle cavità corporee. Ai prigionieri fu ordinato di sollevare i propri genitali, accovacciarsi, piegarsi e mostrarsi, etc.. Ad un prigioniero sospettato di essere gay fu detto che se avrebbe mai detto alcunché sul modo in cui veniva trattato, sarebbe stato chiuso e battuto fino a che “non avrebbe mai più desiderato di essere gay “. Un ufficiale che osservava un prigioniero nudo disse: “scommetto che sai fare il tip tap.” Il prigioniero fu obbligato a ballare, e poi gli furono perquisite le cavità corporali. Un prigioniero in un dormitorio, identificato come J-2, fu colpito al viso e gli fu ordinato di piegarsi e mostrarsi al suo compagno di cella. Il gruppo dello staff sembrò trovare questo molto divertente. Secondo il processo lo stesso Sig. Garner, il commissario del Department of Correction, presenziò di persona al raid alla Dooly Prison. Nessuno dei prigionieri citati nel processo fu accusato di comportamento improprio durante il raid. La corte stabilì che i diritti costituzionali dei prigionieri erano stati violati e chiese un risarcimento al penoso trattamento, sofferenza, umiliazione e degradazione cui erano stati sottoposti. Ma sfortunatamente.... il Prison Litigation Reform Act, designato in parte per limitare cause “frivole” da parte dei prigionieri, passò al Congresso e divenne legge con Bill Clinton nel 1996. In modo specifico questo atto vieta l’assegnamento di risarcimenti finanziari ai prigionieri “per ingiurie mentali o emotive durante la custodia senza che sussista una base di ingiuria fisica.” Senza alcuna prova evidente che essi fossero stati seriamente danneggiati nel fisico, i prigionieri del caso della Georgia furono sfortunati. I giudizi della corte furono loro contrari. Questa è la politica degli Stati Uniti d’America. Ha detto Mr. Bright: “Oggi parliamo di dare un compenso ai prigionieri irakeni per un trattamento degradante, come certamente dovremmo. Ma non consentiamo un risarcimento ai prigionieri negli USA che soffrono lo stesso genere di umiliazione e degradazione.” Il messaggio relativo al trattamento dei prigionieri negli USA è stato chiaro per anni: trattali come ti pare. Sono solo bestie. Il trattamento dei detenuti in Irak non è stato dunque aberrante. Anch’essi sono stati trattati come bestie, il che è stato semplicemente una logica e congrua estensione del modo in cui i detenuti sono trattati qui in patria.
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