| EDITORIALE
Anticipazioni sul Nuovo Catechismo dei cattolici
di Corrado Piancastelli Il “Lessico di etica familiare” (praticamente il Nuovo Catechismo Sociale della Chiesa Cattolica) recentemente presentato a Roma dal Cardinale Renato Martino, non si discosta molto dalla linea già nota. Due sono i gruppi di orientamento prevalenti. Il primo è ispirato a quanto i laici stanno ormai proponendo dall’Illuminismo ad oggi: il soggetto dell’autorità politica è il popolo, che detiene la sovranità, le risorse ambientali non vanno modificate e sfruttate, l’ambiente è un bene collettivo, i beni hanno una destinazione universale e la ricchezza esiste per essere condivisa (ma non l’aveva già detto Marx?), tutti devono pagare le tasse (anche lo Stato Vaticano?), la guerra preventiva è immorale, è lecito difendere il proprio paese da un’aggressione militare. Il secondo gruppo di orientamento ripete quanto già predicato in più occasioni: alla donna deve essere garantito ogni sviluppo di carriera, ma va evitato che il lavoro penalizzi la famiglia, la famiglia è la prima società naturale se fondata sul matrimonio, no alle coppie di fatto, no alle coppie gay. Equivoche e contraddittorie le prese di posizione concernenti l’etica. Il documento da una parte riconosce che il popolo è sovrano essendo il soggetto dell’autorità politica e della democrazia, dall’altra ammonisce che le leggi devono essere conformi alla morale (e qui si intende quella cattolica), anzi aggiunge che devono essere i legislatori a non doversi allontanare dalla morale e non basta il consenso popolare per giustificare una politica. La contraddizione è vistosa. Prima si afferma che è il popolo ad essere sovrano e poi gli viene sottratto il diritto e il potere di avere leggi conformi alla sua volontà perché viene prima la morale di Dio (cioè della Chiesa) e poi quella del popolo. Il documento cattolico è nuovamente deludente, non solo perché presenta contraddizioni logiche e giuridiche, ma si appropria senza doverosamente riconoscerlo, di quanto gli intellettuali laici stanno dicendo da sempre. Per di più non vengono ritrattate le posizioni antilluministiche, cioè il prevalere della ragione sulla fede per quanto attiene al diritto di libertà, oppure alla soggettività che continua ad essere vista come un pericoloso individualismo, non tenendo conto che è la collettività, sì, ad essere l’obiettivo della democrazia ma una collettività etica e tale se gli individui sono eticamente maturi. La libertà e la democrazia, in altri termini, non sono negoziabili anche se possono scontrarsi con situazioni particolari o tradizionali. Un classico esempio è nella libertà di una impostazione capitalistica del mondo che non tiene conto della globalizzazione la quale, nel suo principio etico, dovrebbe rendere partecipe della propria ricchezza anche i paesi poveri. Norberto Bobbio, laico per eccellenza, aveva già scritto che “non si può porre il problema dei diritti dell’uomo astraendolo dai due grandi problemi del nostro tempo, che sono i problemi della guerra e della miseria, dell’assurdo contrasto tra l’eccesso di potenza che ha creato le condizioni per una guerra sterminatrice e l’eccesso di impotenza che condanna grandi masse umane alla fame.” La globalizzazione, cioè non può significare un imperialismo dei potenti, cioè una politica che si nasconde dietro i diritti umani per potere, di fatto, esercitare un controllo delle risorse dei territori economicamente poveri. Qui la nozione di diritto non si sposa con l’etica e bisogna denunciare facendo nomi e cognomi e non limitarsi a generiche condanne che ciascuno legge e interpreta a modo suo. E’ inutile parlare, in questi casi, di etica cristiana, laica o islamica. Tuttavia se proprio se ne vuole parlare bisogna allora dire che solo il diritto evoca l’etica, proprio perché il concetto di diritto richiama a sé quello di giustizia nel significato più ampio e profondo. Lo stesso concetto di globalizzazione delle risorse e dei mercati o di globalizzazione delle comunità con la caduta delle frontiere, restano parole retoriche e vuote se non si incanalano in una globalizzazione dei diritti che sono il fondamento dell’intero concetto di umanità e di fraternità. Il “Lessico di etica famigliare” si aggiunga l’uscita del “Piccolo catechismo” di Ratzinger la cui tesi, sulla posizione della donna, ha già suscitato una valanga di proteste da parte delle donne. Ratzinger vorrebbe una donna biblica, retrocessa, dal ruolo di soggetto autonomo, alla mater che allatta i figli. Ratzinger vede le donne sempre in una visione sessuofobica di tentatrice, di peccato e di lussuria, e la vorrebbe solo sposa e madre e che di conseguenza restassero a casa per “accudire l’altro per cui sono state create.” Una donna quindi con un destino già biblicamente segnato di serva della specie e non come un soggetto libero di decidere anche della sua maternità. Una filosofia maschilista, in altri termini, ancora in parte presente nella mentalità dei maschi nostrani (e come potrebbe essere diversamente dopo tanto magistero oscurantista che si reitera da secoli?) che, come bene ha detto Francesco Merlo su “La Repubblica”, interpretano il ruolo donna come massaia familiare e fonte di piacere fisico, o come i disperati di Bukowscki che “strateologando sull’essenza femminile ritengono le donne (solo) macchine da fottere” o, direi ancora, come i mediocri del mondo che continuano a relegarla nei luoghi comuni e retorici della mente. Insomma l’apparato teologico cattolico è fermo ad una cultura in cui il primato resta del maschio e gli sforzi acrobatici nel parlare di parità nella diversità, sono sforzi dialettici per nulla convincenti. Bisognerà tener conto di questa impostazione nel giudicare la nozione di diritto a cui fa cenno il nuovo catechismo, perché ogni accettazione acritica e suggestiva rischierebbe di avallare limiti del diritto all’eguaglianza che oggi non possiamo più mettere in discussione né per ragioni di democrazia, né tanto meno per pseudo-morali o filosofie ispirate a concezioni bibliche assolutamente risibili, quelle, per dirla con Vattimo, di metaracconti scambiati per verità e riproposti come tali, in modo acrobatico, al mondo moderno.
|