EDITORIALE

 

IL LEONE  FERITO A  MORTE

 

di Corrado Piancastelli

        Quello che i cattolici – e con essi tutti i fondamentalisti – assolutamente non riescono a capire è che le leggi ispirate alla laicità dello Stato e dei cittadini, non costituiscono un obbligo ma un diritto di opzione di cui può disporre ogni soggetto che faccia parte di un  paese democratico. Le nuove leggi approvate dal governo spagnolo di Zapatero e quelle che potrebbe approvare il governo italiano in una visione laica del nostro paese, non obbligano i cittadini a praticare l’eutanasia, l’aborto, il divorzio, l’unione omosessuale, ma lasciano semplicemente libera ogni persona di farlo o di non farlo, contrariamente a quanto invece pretenderebbe il Vaticano che vorrebbe fosse  tolta la libertà di abortire, di divorziare o di praticare l’omosessualità in nome di principi astratti disgiunti dalla vita reale.

 Chi è dunque democratico in questo caso?

         I cattolici, se non vogliono utilizzare i diritti democratici sono liberissimi di non farlo perché si tratta, appunto, di diritti, non di obblighi. I cattolici, invece, pretendono un obbligo per legge che impedisca l’uso della libertà  di scegliere e di decidere. Negli Stati Uniti  Bush sta dimostrando, infatti, come il principio della libertà possa essere manomesso dall’arroganza religiosa. Protetto dalla destra cristiana che lo ha rimesso al potere, Bush sta rispolverando tutti i consunti temi religiosi che vanno dalla tutela della famiglia, alla lotta contro i gay. La tesi centrale dell’occidente cristiano è oggi quella che la laicità è un non-valore. Ma la base si rende effettivamente conto che è vero esattamente il contrario? Un valore non sta nell’affermazione assolutistica di principio, ma nel contesto di realtà. L’idea europea dei diritti, sanciti, ad esempio, dalla Costituzione europea pone chiaramente come valore laico lo stretto legame fra il soggetto individuale e la collettività, fra individualità della Persona e la solidarietà sociale. Questo principio laico non rinuncia alla religiosità di chi crede, ma consente che diverse molteplicità di valori siano offerti (anche se contrastanti fra loro) alla libera scelta dell’uomo secondo un principio pluralistico. 

Una tesi, quella della laicità che, nel porsi come base della democrazia, non può ovviamente sostenere l’assolutezza di valori teorici esterni e supera l’impasse ponendo come primario il Valore dei diritti da contrapporre ai valori teorici  di principio, perché questi  creerebbero radicalismi oppositivi fra credenti e non credenti o fra diverse posizioni astratte, ideologiche e politiche.

Come è possibile che l’intelligenza dei cattolici cada a così basso livello da non capire che sancire il dovere della correlazione soggetto e collettività è già un valore forte, ben più forte di chi (vedi il Nuovo Catechismo Cattolico) ripete le stesse parole dei laici ma fa pericolosamente dipendere il  diritto da quello di Dio, cioè una dittatura teocratica gestita dalla Chiesa?

La pressione della gerarchia cattolica è diventata truce e violenta, addirittura pretendendo dai parlamentari cattolici (in Spagna come in Italia) il dovere di  subordinare le proprie opinioni politiche alle direttive ecclesiastiche. Un tentativo, cioè, di rendere legittimamente immorali le leggi del Parlamento quando non sono  ispirate al catechismo e nel contempo di delegittimare la volontà del popolo e la libertà democratica.

         Portando Dio nei Parlamenti e nelle piazze i cattolici in Spagna stanno distribuendo milioni di volantini fuori e dentro le chiese. Il radicalismo religioso sta giocando una partita antidemocratica estremamente violenta che rischia di creare tensioni sociali che impongono la riflessione se questa strategia costruita in Vaticano non ci porti a nuove guerre di religione e all’esasperazione di uno scontro fra civiltà laica e becero conservatorismo religioso. Una situazione pesante, in un momento storico in cui  le democrazie si stanno confrontando con il radicalismo islamico, uno scontro di cui l’Europa,  in questo momento,  vorrebbe francamente farne a meno. Su questo scontro non potrà esserci, però, alcun dialogo perché le conquiste civili  e culturali del mondo laico sono irrinunciabili e tra l’altro sono largamente e positivamente condivise anche dalla stessa base cattolica, come è dimostrato da tutti i sondaggi e dall’opinione comune degli stessi fedeli della domenica, per cui è fin troppo evidente che non è la religiosità o la laicità la fonte dello scontro, ma solo un potere mondano che la chiesa non vuole perdere e che difende a denti stretti come un leone ferito a morte.

 

prodena@libero.it

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