| EDITORIALE
Il DESERTO DEL DISONORE
di Corrado Piancastelli In “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte” Freud scrisse che “lo stato di guerra si concede la libertà di commettere ingiustizie e prepotenze che disonorerebbero l’individuo singolo”. Trovo assai pertinente l’osservazione di Freud, naturalmente valida per qualsiasi guerra, ma che ora è nuovamente di attualità perché mentre esce questa nota si consuma un doppio dramma, quello del popolo, dei patrioti e dei militari iracheni e quello dei ragazzi americani mandati allo sbaraglio nel deserto per difendere non i principi della democrazia occidentale ma quelli dei petrolieri e delle grandi lobbies finanziarie che governano il mondo. Nessuno lo dice ancora, ma nel gioco, sia pure non manifesto esplicitamente, non è affatto chiaro quali sono le reali strategie e gli interessi delle tre grandi religioni monoteistiche di cui solo quella cattolica ha apparentemente preso posizione contro la guerra a Saddam. Dico “apparentemente”perché poi si scopre che il Vaticano era già a conoscenza che Bush stava preparando la guerra prima che i kamikaze (ancora non si è capito di chi) abbattessero le tre torri e che in Irak c’è una forte presenza cristiana, tanto è vero che la diplomazia vaticana non ha trovato alcuna difficoltà a contattare Saddam mentre ne ha trovato moltissima a incontrarsi (e farsi rifiutare) da Bush. Il problema vero è, quindi, l’inaffidabilità delle diplomazie e delle economie, che da una parte parlano di pace mentre nel concreto sono mossi da interessi che con la pace in sé non hanno nulla da spartire. Tacciono, questo bailamme, i rappresentanti religiosi ebrei e tacciono anche gli imam islamici che tuttavia parlano di guerra santa e sono i veri responsabili nella formazione psicologica e nel condizionamento dei kamikaze alla morte come onore, così come tace il Vaticano rispetto alle tante altre guerre che sono contemporaneamente aperte in più parti del mondo o delle altre come il Vietnam e la Corea che ancora oggi sono una vergogna aperta sulla civiltà. “Balla balla gioventù / balla balla per la pace – cantava Jacques Prevert – balla balla con lei / senza scordarla mai. / E’ così bella così fragile / e sempre minacciata / e sempre viva e sempre condannata”. Ma queste parole rappresentano la voce dei poeti e dei pacifisti: esprimono una volontà e una passione nelle quali dobbiamo credere, anche se spesso si tratta solo di parole vuote. Sono quelle pronunciate dai diretti interessati a non essere credibili, perché a queste parole ormai nessuna persona che abbia buon senso può credere più, da qualunque parte provengono. E come poter credere quando l’ipocrisia ha toccato, come suol dirsi, il suo fondo, se da una parte gettiamo bombe e dall’altra proclamiamo di dover mandare aiuti umanitari. Nessuno ricorda più che nella guerra dei Balcani le derrate alimentari e i container o si sono infradiciate sulle banchine dei porti o sono finite nelle mani degli speculatori e, peggio ancora, una parte del denaro è finita nelle mani degli accaparratori se non della stessa mafia. Se non vado errato ancora pende un giudizio sulla missione arcobaleno e nella guerra di questo momento sono già stati firmati contratti di appalto per la ricostruzione dell’Irak. Per ripetere la metafora dello scrittore Heinrich Boll :“ Miliardi di cimici e di pidocchi, di pulci e di zanzare si mettono in moto, appena scoppia una guerra, obbedendo al muto comando che dice loro che ci sarà qualcosa da fare”. Ridicola è finora apparsa, poi, la pretesa di molti commentatori politici e radiotelevisivi di voler dare la colpa a Saddam di tutti i morti della guerra perché se avesse accettato l’esilio la guerra non ci sarebbe stata. Ma da che mondo è mondo non è tacciabile di viltà chi abbandona il suo popolo senza combattere lo straniero che vuole invadere la propria terra? O ancora la stupida equazione “chi non è con Bush è con Saddam”. Anche il Papa allora è con Saddam? Sono convinto che Saddam e Bush dovrebbero comparire, in manette, davanti al Tribunale dell’AIA per rispondere entrambi di genocidio ma, a prescindere da chi sia peggio dell’altro turba dover pensare che gli irakeni giudichino tutto l’occidente sullo stesso livello di Bush così come sbaglieremmo ad etichettare gli islamici sulla filosofia degli sceicchi. Ragazzi ventenni contro ragazzi ventenni. I due eserciti finiscono col commettere, entrambi, atti turpi e disonorevoli per soldati in divisa. In Vietnam gli americani hanno ucciso vecchi e bambini e violentato donne inermi. In Irak si uccide a tradimento, i ragazzi irakeni si fanno esplodere per uccidere altri ragazzi con i quali dovrebbero organizzare solo incontri di calcio o bere una birra in un pub. Quale odio è stato immesso nelle loro menti? Chi è responsabile di questo pervertimento della coscienza al punto tale che nessuno sappia o possa trovare le radici della ribellione? Eppure, diceva Gandhi, “non vi è coraggio più grande del deciso rifiuto di piegare il ginocchio dinanzi a un potere terreno, per quanto grande esso sia”. Ma dove trovare la forza e la qualità del ragionamento, quando la perversione della tirannide psicologica ha ormai prodotto danni irreversibili? Il deserto dell’Irak, nel quale gli americani e gli irakeni si stanno scontrando, si sta dunque trasformando in un deserto del disonore perché se un grande esercito, quale pretende di essere quello degli anglo-americani, uccide civili inermi (e lo aveva già abbondantemente fatto nell’ultima sua guerra contro l’Italia e la Germania), la colpa non è certo degli iracheni che difendono la propria terra, ma dalla violenza di alcuni Stati occidentali che ripetono atti colonialistici che evidentemente fanno parte del loro DNA: gli americani da un lato e gli inglesi dall’altra. I primi perché distrussero, pur provenendo dall’Europa cattolica, grandi e antiche civiltà primitive lasciando sul terreno milioni di morti e i secondi perché la storia della reale Inghilterra è storia di colonialismi e di razzismi entrambi esasperati al massimo dal consenso cattolico e protestante. Se è vero che, come ha scritto Pascal, “non potendo rendere forte ciò che è giusto, si è fatto in modo da rendere giusto ciò che è forte”, l’Europa dovrà trovare una risposta equilibrata e laica che diventi il cuore della sua unità. Non penso debba cercarla troppo lontana, dal momento che è nella vecchia Europa la culla dell’umanesimo, cioè la nozione del rispetto e del diritto dell’Altro che la grande filosofia e poi l’Illuminismo ci hanno appassionatamente trasmesso anche se noi europei ne abbiamo tradito molto spesso i principi.
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