I GAY, RATZINGER, 

IL FALSO PRIMATO DELLA CHIESA 

    di Corrado Piancastelli 

 

        Quale che sia la posizione individuale nei confronti della legalizzazione delle unioni gay,  il documento del cardinale Ratzinger  che esprime la decisa linea contraria del Vaticano, é un insulto alla democrazia. Lo é non perché la gerarchia cattolica non  abbia il diritto di esprimere la propria opinione relativamente alla sua etica, ma perché il documento in questione si rivolge ai politici cattolici intimando di votare contro e legittimare le norme della Chiesa. Il richiamo pressante di Ratzinger é un insulto alla democrazia perché si rivolge a parlamentari che sono stati eletti dal popolo e non dalla Chiesa e dunque é al popolo che devono dar conto, non al Papa.

       L'Italia é una nazione democratica che, come tale, ha per principio non la divisione dei poteri tra Dio e lo Stato, ma la compattezza unificata  dei diritti del popolo, diritti ai quali deve essere data la precedenza indipendentemente dalla volontà di chi ritiene di essere o non essere cattolico, la cui opinione  può essere valida  nella sfera del privato, non in  quella pubblica. Se i parlamentari cattolici eletti dal popolo ritengono che la volontà della Chiesa debba prevalere su quella popolare, avrebbero dovuto sentire il dovere di dichiararlo prima di essere eletti e non a cose fatte.

     Sono queste le regole etiche di una società democratica e non teocratica: un parlamento non ascolta la voce di Ratzinger (che ritiene o finge di parlare in nome di Dio) ma quella del popolo che rappresenta, nel quale i gay, i protestanti, gli islamici italiani e i laici in generale, ne costituiscono il tessuto primario, specie oggi che, come Ratzinger ben sa, i cattolici osservanti sono largamente in minoranza sia in Italia che in Europa (molto meno del 50%). e non hanno più la stessa compatta volontà obbediente (ammesso che l'abbiano liberamente mai avuta) che potevano avere nel Medioevo.

     I diritti non sono leggi obbliganti ma implicano la libertà di utilizzarli o meno. E una democrazia, rispetto alla teocrazia, ha questa sostanziale premessa che la diversifica in modo totale: lascia i suoi cittadini nella piena libertà di coscienza (come per l'aborto o il divorzio) di decidere del proprio privato come meglio credono e non li imprigiona, né li manda al rogo per il solo delitto di opinione o di libertà etica nel privato.

                                                                                         

                                                           Prodena@libero.it

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