Se le funzioni della creatività, della libertà, dell'intuitività e della simbolizzazione (e altre consimili) dovessero mostrarsi come puri epifenomeni del cervello, cos'altro resterebbe dell'homo sapiens ?

Se il DNA di uno scimpanzé differisce solo dell'l,6% da quello dell'uomo, è solo questa differenza che costituisce la Persona quale soggetto? O c'è ancora dell'altro?

Come può la materia essere fenomenologicamente cosciente? Come può, ciò che è fisico, dar luogo al non fisico o una causa mentale (non fisica) dar luogo ad un effetto comportamentale (fisico), senza violare le leggi di conservazione della massa, dell'energia e della quantità di moto?

Chi è questo me che si osserva?

In che modo i processi fisici si trasformerebbero in una esperienza soggettiva?

La coscienza di sè è permanente e immodificabile durante tutto il corso della vita, salvo nel caso di patologie cerebrali gravi. Noi, infatti, non percepiamo l'invecchiamento interiore, ma solo quello corporeo. Se questa premessa è legittima, la persistenza della coscienza soggettiva appare in contrasto col continuo ricambio biologico di una rete neurale la quale, tra l'altro, è assoggettata alla rigida legge di causa-effetto.

Se c'è una differenza, scarto o surplus tra l'esistere come soggetti biologici e l'esistere come coscienza di sè, se escludiamo il modello dell'Anima che cosa costituisce questa differenza, questo scarto?

Che cosa impedisce di supporre che lo scarto creativo, intuitivo, immaginativo, simbolico e metaforico tra fisico e non fisico, sia proprio un segno metafisico tangibile e operativo denotato del più alto valore e senso, al punto da costituire l'unica differenza fra Natura e Persona?

E' falsa l'opinione che il metafisico, per legittimarsi, non debba essere 'fisico': è il termine 'fisico' ad essere riduttivo ed andrebbe semplicemente sostituito con quello di "realtà" la quale è indifferentemente fisica o non fisica.

 

prodena@libero.it

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