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Tolstoj Lev Nikolaevic
(1828-1910)
Nato in una famiglia dell'antica nobiltà russa, la sua lunga vita fu tragica nella vera accezione del termine, cioè dominata da una profonda, segreta tensione: egli ebbe un 'incessante, tormentosa evoluzione interiore, lottò con se stesso e con il mondo e questa lotta, talvolta impetuosa, alimentò senza soste 1' impulso creativo.
La sua arte rimase costantemente ispirata al principio della sincerità, della verità; portato all'introspezione e alla descrizione della vita reale, Tolstoj rimase sempre un incrollabile realista. La sua descrizione della guerra di Crimea, cui aveva partecipato, sconvolse la società dell'epoca per gli accenti di spietata verità. Nel corso degli anni Sessanta andò accentuandosi la caratteristica fondamentale della sua personalità: l'insoddisfazione della propria esistenza, della propria opera. In quegli anni decise di abbandonare gli impegni mondani per ritirarsi nella propria tenuta di Jasnaja Poljana ed occuparsi della scuola da lui fondata per i bambini dei contadini. Nei grandi romanzi degli anni Sessanta e Settanta (Guerra e pace, Anna Karenina) egli affrontò sia questioni fondamentali di carattere storico-filosofico (ad es. il ruolo del popolo e dell'individuo nei grandi eventi storici), sia gran parte dei problemi sociali di quegli anni, quali le disastrose conseguenze delle ipocrisie e delle convenzioni della società del tempo. Col passare degli anni si accentuò il suo atteggiamento polemico nei confronti delle istituzioni statali ed ecclesiastiche che a loro volta lo perseguitavano per la sua attività in aiuto agli affamati, per le sue accuse contro la nobiltà, contro la falsa morale dei potenti.
Il significato universale di T. sta nella forza morale delle sue opere. A differenza di molti suoi contemporanei, che ritenevano si dovesse prima mutare la struttura del mondo e in secondo luogo occuparsi dell'individuo con la sua morale inconsistenza e la sua fragile coscienza, T. era convinto che bisognasse occuparsi dì tutti e due contemporaneamente. Nei libri di T. non ci sono costruzioni edificanti, verità rivelate, ma solo un fondamentale insegnamento: come vivere secondo il corso naturale delle cose. La coscienza di T. è conoscenza ed è inesorabile, dell'inesorabilità propria degli eventi della natura. Egli disse molte cose amare sugli uomini, e sul fatto che la vita non conosce la pietà, ma conobbe anche la comprensione degli altri, delle loro debolezze.
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