Napoli 24 aprile 1998 

LA FILOSOFIA ALLE SOGLIE DEL 2000

 D. Un tuo giudizio sulla filosofia alle soglie del 2000.

 Segni o segnali oggi non vengono tanto dalla filosofia, quanto dall'atteggiamento dell'uomo, o per lo meno c'è una percentuale di umanità più elevata che si occupa e si occuperà delle problematiche della vita.

In tutto questo vediamo un segno negli accostamenti culturali tra oriente ed occidente. Oggi da noi c'è un numero elevato di persone che coltiva le filosofie orientali, e questo una volta non c'era. Certamente influisce il concetto di novità, il recupero di alcune tradizioni culturali, ma certamente oggi c'è un interesse verso la sfera interiore maggiore di quanto ci fosse appena qualche decennio fa, o alcuni decenni fa.

Comunque dobbiamo distinguere due livelli: un livello di una filosofia popolare, vale a dire un approccio più completo ai fenomeni della vita, alle grandi domande, ed un approccio di tipo accademico. Credo che in questo momento prevalga l'aspetto popolare più che quello accademico, nel quale pensiero al momento non vedrei particolari luci, ma da un punto di vista generale, c'è un pensiero che sta maturando, e cioè l'uomo sta rivolgendo più attenzione a se stesso e per se stesso alle grandi domande, indipendentemente dal fatto che l'uomo ancora una volta si restringe entro i domini degli altri, vale a dire ama essere assistito, guidato, coltivato: si tratta di due fenomeni diversi.

Oggi si va alla ricerca di maestri, per così dire, maestri che non siano soltanto in grado di aiutarci sul piano fisico ma nella dimensione di una comprensione più totale. E questa influenza, che indubbiamente a noi occidentali viene dal pensiero orientale, tenderà ad intensificarsi e sicuramente ad incanalarsi, a riproporsi, e dunque nel secolo che ci accingiamo ad incontrare le novità saranno queste, ma occorrerà tempo, perché il periodo di transizione non è passato, il periodo di crisi non è completo, e non essendo completo ed essendo grandi le trasformazioni, reclameranno sempre più l'esigenza del singolo di darsi un carattere ed una maturità.

Sicuramente, cadute alcune grandi utopie sociali, il singolo si troverà costretto ad approfondire se stesso se vorrà sopravvivere, se vorrà avere risposte alle sue problematiche, perché da un lato il singolo tenterà, come tenta ancora, di avere risposte personali ai propri problemi, le risposte alle proprie domande, dall'altro c'è un controllo sociale che è più di tipo economico che lascia andare questa libertà perché non incrocia visibilmente con l'economia, ma poiché è prevalente il dominio economico sulla Terra, i singoli se non troveranno un giusto incontro tra il mondo interiore ed il mondo del lavoro, rischieranno sempre di più di restare isolati ed impoveriti.

Dunque il problema del terzo millennio, sarà quello di trovare un giusto accordo fra una maturità che si va emancipando ed una economia che si va restringendo, nel senso che i grandi controlli economici apparterranno sempre più a pochi anziché a molti, e quindi le grandi concentrazioni economiche lasceranno la libertà al singolo, ma è una libertà che il singolo può non sapere più utilizzare perché è una libertà che dovrà incrociarsi con i processi economici. Non si può fare il filosofo senza lavorare. Certo se parliamo delle grandi architetture filosofiche, in un certo senso quelle costano poco, ma se parliamo di una architettura filosofica che comprenda anche la vita quotidiana, allora bisognerà fare i conti col mondo del lavoro, col mondo dell'economia, e dunque la filosofia salirà al rango di importanza perché sarà presente il soggetto umano, ma paradossalmente il soggetto umano non avrà la capacità, le funzioni, il potere, per poter controllare il proprio lavoro, quindi è un secolo quello che si apre di riconversione, ed essendo un secolo di riconversione presenta tutti i rischi di questa riconversione.

Certamente non sarà un secolo di pace, ma sarà un secolo di lotta, e per lotta non intendo qui le guerre ma intendo la lotta personale del singolo per poter sopravvivere, non ci sarà più tanto spazio: in una umanità che cresce e si accresce questi saranno i problemi che si consolideranno.

 D. In che senso il singolo si troverà ancora più isolato ?

 Perché andiamo incontro ad un mondo di specializzazione, e quindi l'uomo comune sarà sempre più isolato e sempre più emarginato, questo è il problema.

Mentre una volta la generalizzazione anche nel mondo del lavoro faceva sopravvivere tutti, oggi quel tempo è quasi finito, ed essendo quasi finito l'essere umano si troverà sempre più sprovveduto e sempre più incapace di affrontare la realtà quotidiana, che sarà sempre più specializzata e dunque settaria e sempre più sotto il controllo di pochi, questo mi sembra chiaro ed è leggibilissima questa situazione.

Allora la filosofia del soggetto dovrà essere una filosofia prevalentemente sociale, in cui i diritti del soggetto dovranno incontrarsi comunque con la situazione reale dell'economia mondiale.

E' finito il tempo delle filosofie utopiche, in cui si poneva la centralità di Dio da una parte e la massa ossequiente dall'altra parte, oggi gli uomini non vogliono ossequiare più nessuno, anche se sentono il bisogno di farlo ed avvertono la dipendenza soprattutto da tutto questo, quindi il problema è complesso, da una parte si sono liberate le energie della libertà individuale, in cui ciascuno è tutto sommato libero, ma dall'altra parte questa libertà risulta chiusa da una economia e da un mondo del lavoro sempre più specializzato, sicché alla fine la libertà dovrà essere utilizzata incanalandola in modo particolare ed in modo diverso, quindi non più l'atto di fede verso Dio ma l'atto di fede verso se stesso.

In un certo senso si tratterà di una filosofia individualistica, cui l'uomo da una parte tende e che per altri versi teme, perché una filosofia individualistica perde l'affidamento, mentre l'uomo a sua volta vuole continuare a sentirsi affidato, affidato a un potere che lo domina, a un potere che lo controlla. Quindi su questa strada i problemi ci saranno e saranno molteplici.

La filosofia accademica, quella tutto sommato dovrà ancora venire, dovranno ancora venire filosofi capaci poi di dare un assetto definitivo al mutato quadro dell'umanità, un quadro che è mutato rapidamente e che fa tabula rasa delle vecchie filosofie. Oggi una filosofia comincia ad essere concepibile quando contiene l'uomo, non quando contiene gli enti astratti, l'uomo nella sua totalità di anima e di corpo, ma manca al momento una filosofia istituzionalizzata che contempli in modo forte tutto questo.

Il problema della divinità o il problema dell'anima restano ancora affidati alle religioni, le quali non ne hanno più fatto un tema primario, ma secondario o addirittura terziario perché le chiese in particolare continuano a preoccuparsi di rafforzare il proprio potere mondano, il che significa rafforzarlo attraverso una accorta politica economico sociale e quindi con accordi con gli stati per la sopravvivenza dell'istituzione in se stessa, e dunque poco preoccupandosi del singolo; quindi anche le religioni avranno bisogno di ricrearsi un indirizzo, o poggiandosi sui dogma approfittando della debolezza dell'uomo, oppure rinnovando il dogma e presentandosi come ragione, ma presentandosi come ragione ha poche carte da giocare, sicché è da pensare che anche nel futuro l'organizzazione mondana delle chiese verterà sul sociale, perché lì, avendo il controllo di anime ha la sua controparte ad un tavolo di discussione, mentre come profezia dell'anima non può sedersi a nessun tavolo di contrattazione con gli stati, in quanto che gli stati ragionano in altro modo e le economie non tengono conto dei bisogni dei singoli, ma dei bisogni come concetto economico, unicamente per utilizzarlo ai fini del lucro.

Questi mi sembrano i problemi filosofici che potranno essere sul tappeto nei prossimi cento anni.

 

prodena@libero.it

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