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Napoli,
21 novembre 1997
L'INTERIORITA'
DELL'ARTE
P.
E’
quello che avviene nell'arte: il soggetto si pone in una
condizione di attesa, di ricerca, di speranza, di desiderio e
mentre lavora, si accinge, crede, vuole o non vuole lavorare,
ecco che mentre egli svolge tutto questo rito, comincia il
flusso dell'immagine -o del suono se si tratta di un musicista-
comincia il flusso di entrata e di uscita e quindi ecco che egli
si sente dotato a realizzare in quel momento ciò che sperava,
voleva, desiderava etc..
Che
cosa è accaduto in realtà? E’ accaduto che il soggetto è entrato in una
condizione atemporale, aspaziale, senza perdere il controllo di
sé, per cui le immagini, i suoni etc. gli provengono da una
fonte interna imprecisata ed imprecisabile che il linguaggio che
possiede traduce nelle forme del mondo, pittura, scultura,
musica, quello che sia.
Ma
questo non soltanto nelle arti figurative, visive, musicali,
nella poesia etc., ma anche in altri momenti, per esempio nella
danza, anche si verifica qualcosa del genere, quando si perde la
propria spazialità e si entra in una gestualità guidata,
spontanea, automatica, sino a giungere ad uno stato di trance,
come avviene nelle arti figurative, o comunque in uno stato di
sopore; si tratta sempre di ricondursi a situazioni fuori del
tempo e dello spazio da cui si attinge un linguaggio che è
talmente informale da dover essere decodificato a volte per
tentativi, per sforzi, e le labili deboli tracce che la
coscienza o il linguaggio prendono abbisognano poi della tecnica
per poter essere rese visibili agli altri, e quindi perciò c'è
una tecnica della composizione musicale e c'è una tecnica nel
dipingere e nello scrivere e nel danzare.
Quindi
il rito del linguaggio che si concilia con la forma intuita e
cosiddetta ispirata, che consente di fare cose eccellenti o meno
eccellenti -dipendente, l'eccellenza o meno, dalla qualità
dell'intuizione, dalla profondità del proprio porsi in una
situazione di scissione e dalla versatilità e capacità tecnico
espressiva che trasformano un ispirato in un artista- diventa
anche la capacità, la forza tutta naturale che predispone al
gesto finale con cui l'artista chiude il conto con la sua
ispirazione, ed entro questo schema chiamiamo queste cose
talento, carisma, capacità espressiva, artisticità, senso
estetico, gusto, stile, quindi un insieme di qualità, di
finezze, di momenti di archetipi che si rovesciano sul piano del
linguaggio. Il loro trasformarsi in segno dipende dalle capacità
finanche fisiche dell'artista o comunque del filosofo, del
poeta, del musicista, del danzatore, dello scultore; di tutto ciò
che è comunque narrazione, poesia, modo di trarre dal niente
che poi non è il niente, da tutto questo insieme di cose molto
potenti, molto grandi, molto gravi, molto impegnate, che stanno
dietro e di portarle avanti, in maniera che escano dagli occhi,
dalle orecchie, dalle mani, dai piedi, dai movimenti del corpo,
e sono queste le cose che avvengono in determinati momenti e
possono tardare a giungere.
Ecco
perché colui che produce, che è in questa situazione lavora
molto e produce poco, perché deve fare molta fatica a tenere
sempre tutti allertati i sensi, gli occhi, le mani, le immagini,
le sensazioni, le percezioni; deve affinare il gusto, lo stile,
e continuamente deve lavorare: la tecnica, perché più tecnica
possiede e più è facilitato a volte. Questo dipende anche
dalla cultura, dalla sensibilità; la cultura amplia la
sensibilità, rende capaci di allargare certi orizzonti, fa
pensare più cose e più cose si pensano più altre ne arrivano
e più altre ne arrivano e più si aprono altri campi. Questa è
l'arte e chi non ce l'ha non può fare niente per inventarsela,
è una dote naturale possedere tutto questo.
Tuttavia,
coloro che non posseggono tutto questo possono arrivare ai
margini impegnandosi in un lavoro personale, destrutturandosi.
L'artista arriva prima perché è già destrutturato, non ha
regole, non ha morali convenzionali, non ha da dover dar conto
ai propri rimorsi o ai propri complessi di colpa, in un certo
senso l'essere già liberato favorisce la nascita dell'arte.
Ecco perché liberarsi significa poter raggiungere i luoghi
dell'anima, perché ci si libera dal gravame di tutti i limiti
umani.
L'arte
quindi si congiunge anche con la capacità di operare sul
sociale, per esempio: anche il rivoluzionario è così, anche
chi si propone il cambiamento può diventare una guida, un
maestro, anche senza essere l'artista nel senso classico, ha lo
stesso funzionamento interiore, la regola è sempre quella di
possedere una struttura mentale quanto più destrutturata
possibile rispetto alle regole del mondo, ed è questo che
produce, non il contrario.
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