|
Napoli, 15 gennaio 1999 Napoli IL RITO COME CENTRALITÀ DEL CATTOLICESIMO
D. Vorremmo trattare il tema dell’anima nella storia dell'umanità. Potremmo cominciare con una tua introduzione per fissare le linee fondamentali su cui sviluppare la nostra discussione, le nostre domande ed il nostro studio. P. In qualche modo l'idea dello Spirito è sempre stata presente nell'umanità, perché gli uomini hanno sempre ammesso e cercato una esistenza al di là del proprio corpo. Così si spiegano certi miti, si spiega l'affidamento dell'uomo alle forze esterne, estranee, caricate dei terrori, delle paure, sicché le divinità finivano con l'essere viste come capaci finanche di dare la morte, insomma una visione dello Spirito sia pure in modo improprio è stata sempre presente e credo che sia anche impossibile parlare dell'uomo senza parlare dell’anima. Certo, assumerà poi delle precisazioni con la nascita della filosofia, e quindi l'idea dell'anima diventerà l'idea della cultura o almeno di una certa cultura, ma non è di questo che vogliamo parlare, essendo ciò noto in tutti i libri di storia della filosofia. L'uomo ha naturalmente cercato di formulare pensieri intorno a questi concetti, intorno allo Spirito o intorno al divino partendo dalle astrazioni per giungere alle formulazioni, e dunque poi l'idea dello Spirito è diventata funzionale in qualche modo ad una certa utilità, nel senso che l'uomo padrone del proprio Spirito e riconoscendosi un soffio spirituale, un soffio vitale, poi partecipava anche nella formulazione della morale e dell'etica a dare definizioni, a dare corpo a questa spiritualità che veniva via via riconosciuta. Formulare un programma intorno all'idea dello Spirito è sicuramente una cosa utile ed interessante, ma ci scontriamo, è bene che lo sappiate, con la filosofia vera e propria, o con l'idea delle religioni, ma le religioni si sono impadronite dell'idea dell’anima in una maniera un po' più distaccata. La religione cristiana, cattolica, riconoscendo l’anima in ciascun individuo, le religioni orientali anche riconoscendo l’anima in ciascun individuo ma rendendola partecipe della vita mentre ciò non appare esattamente nella religione cattolica, dove da 2000 anni a questa parte si parla soltanto di dannazione o premio ma non si esamina il cammino, la conoscenza, la presenza attiva di un’anima dentro il corpo. Credo tutto sommato che mentre le religioni orientali attraverso l'idea dell’anima hanno proposto un'idea del cambiamento della persona senza limitarsi a dei ruoli fissi, il cristianesimo in particolare avendo affidato tutto a Dio ha finito con l'emarginare l’anima, tanto è vero che gli uomini contemporanei, almeno così sembra alla mia attenzione, non si preoccupano minimamente della propria anima nè la vivono. Questa espropriazione dell'anima credo che sia una diretta conseguenza del fatto che esiste un Dio superiore che giudica in base all'appartenenza o meno ad una chiesa piuttosto che ad un adeguamento dell'anima ad una legge universale di Dio, pur non essendo esplicito questo mi sembra un connotato sul quale converrà riflettere anche nella vostra discussione, vale a dire quale è stata la presenza dell'anima, quale il valore della conoscenza di un'anima nella formazione dell'etica e delle morali private. Credo che una vostra risposta, senza volerne qui anticipare i connotati, sarà importante anche ai fini di un possibile cambiamento attuale. Gli uomini in tutti i secoli non hanno riconosciuto il bene come un gran valore, ciascuno impadronendosi del bene e quindi di una coscienza spirituale ha cercato a modo suo di ottenere il divino, di ottenere il proprio paradiso, ma dal punto di vista pubblico gli uomini hanno continuato a fare guerre, a creare disagio esistenziale, a battersi fra di loro come se non avessero l'anima, come se l'anima non fosse destinataria di un inferno o di un paradiso, parlo dal punto di vista cattolico e non parlo naturalmente per il laico il quale non crede nell'inferno e nel paradiso. Questo significa che l'espropriazione c'è stata dalla coscienza, per cui la presenza dell’anima è stata una presenza teorica, più che una presenza reale, all'interno di un'etica. Gli uomini hanno saputo sempre che esisteva un'anima, ma quest'anima non veniva controllata dal soggetto, ma veniva controllata direttamente attraverso il rito dalla chiesa stessa, era l'adeguamento al rito che sanciva e sancisce l'appartenenza di un'anima all'inferno o al paradiso, come se la coscienza mentale dell'uomo non avesse alcun valore nel creare i presupposti di appartenenza ad un inferno o ad un paradiso, ma l'anima veniva osservata al di là di questo schema, e l'anima veniva gestita per usare un brutto termine direttamente dall'autorità, quindi in 2000 anni di storia del cristianesimo il problema dell'anima è un problema sul quale bisognerebbe ritornare per discutere a fondo la partecipazione di quest'anima alla vita concreta e reale del cristianesimo. C'è stata un'anima o c'è stata soltanto una ritualità, e gli uomini attraverso la ritualità, attraverso il gesto potevano appropriarsi di un futuro in qualche modo paradisiaco o demoniaco ? questo è un vero problema e non so neppure se sia mai stato discusso in questi termini perché in fondo per il cattolico vivere l’anima è stata una scelta secondaria, la scelta primaria era l'obbedienza alla chiesa. Diversa è la posizione delle religioni orientali rispetto a questo problema; egualmente c'è stata e c'è una autorità di carattere ecclesiastico, ma molto è affidato al lavoro del soggetto, dell'individuo, è l'individuo che partecipa attraverso il piano del suo lavoro, della sua meditazione, del suo porsi nel mondo, che partecipa al proprio destino futuro, semmai ci sarà un destino futuro, ma in ogni caso la spiritualità è vissuta attraverso il lavoro spirituale della persona e l'affidamento alla religione esterna è di terza mano perché il potere è comunque nella essenza del soggetto che manipola la propria interiorità e si lascia portare verso un destino spirituale. Quindi le due posizioni divergono e tutta l'umanità in qualche modo ha vissuto l'idea dello Spirito o del proprio Spirito in questo modo. Poi ci sono state altre religioni, se si pensa alle religioni più antiche, quelle degli indios, quelle degli aztechi che vedevano una commistione fra la propria anima e la natura, con la partecipazione nella vita di una serie di deità che comunque vivevano quasi in connubio con la spiritualità interiore. Su questo discorso si possono articolare varie posizioni, varie interpretazioni, riconoscendo alfine come sistema logico che se esiste un altro mondo in funzione del quale esiste la vita terrena, questo mondo non può che essere dominato anzitutto dai soggetti stessi, e quindi i soggetti stessi devono partecipare a questa vita attraverso un lavoro che si deve svolgere sulla Terra e da qui il nostro discorso del cambiamento, della modifica, dell'esperienza, del lavoro, della lotta del ridare voce all'anima e in questo modo riconoscendo la sacralità e l'importanza dell'interno di ciascun individuo, valore quindi da attribuirsi alla natura dell'individuo che è fondamentalmente una natura spirituale alla quale dovrebbe essere subordinata - o comunque funzionare in parallelo - la natura mentale. Poi sappiamo che così non accade, sappiamo che predomina la mente, predomina il corpo e finisce poi con l'essere espropriata proprio la parte fondamentale che invece dovrebbe essere in primo piano.
|