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Napoli, 15 maggio 1985 L'AGGRESSIVITÀ INFANTILE Ancora una lezione di psicologia infantile che inquadra il difficile problema dell'aggressività nel bambino.
L'aggressività del bambino inizia come manifestazione di ordine biologico e si realizza nelle forme più rudimentali, come aggressione al seno per soddisfare l'appetito, ecc... Oltre quella biologica c'è quindi quella acquisita, che nasce via via che si concretizzano i rapporti fra il bambino e l'ambiente. Questi rapporti sono in genere sempre alterati o alterabili, vuoi per vizio di educazione, per errori educativi veri e propri, vuoi per un rapporto di non simpatia fra bambino e genitori. Non bisogna trascurare, per esempio, un fatto elementare: se è vero, cioè, che il bambino stabilizza in sé il modello dei genitori, in particolare della madre all'inizio, è anche vero che verso di essa nasce in lui un doppio istinto di odio e di amore, non riconoscibili come tali, ma che noi per semplicità definiamo così. L'amore nasce nel momento della soddisfazione del bisogno di cibo mentre l'odio comincia con lo stimolo dell'appetito e quando il bambino vagamente avverte che la madre che dovrebbe dargli il seno o l'alimento, indugia. Nasce così una forma di “odio”, di rapacità, che si manifesta nel pianto, nella scompostezza, nel grido, ecc., sino alle forme di “vendetta”, di punizione che il bambino ritiene di infliggere alla madre con tutta una serie di atteggiamenti; come ad esempio la defecazione impropria, il rigurgito, il rifiuto del cibo. Sono forme istintuali di cui il bambino non è cosciente, ma che col tempo (siamo sempre nella prima fase) cominciano a trovare dei riferimenti nella psiche. Anzi, a voler essere esatti ciò avviene quando il cervello comincia a realizzare dei modelli psichici che cominciano ad entrare poi in conflitto con l'ambiente, perché il tutto procede gradatamente e per
scompensazioni, finché il bambino - raggiunta una soglia di coscienza sufficiente -
riequilibra in parte e automaticamente alcuni settori della psiche. Allora, quell'istinto-odio verso la madre si tramuta in consapevolezza, quindi esso comincia a rifiutare l'odio e accetta prevalentemente l'amore, cioè il rapporto buono con la madre. Però gli elementi di odio continuano ad esistere in lui e si manifestano con lo sviluppo di tutte le forme che abbiamo detto. Biologicamente e psicologicamente (ma più biologicamente) il bambino tende alla libertà, la libertà naturale che si esplica attraverso il moto, attraverso la ribellione, attraverso l'uso improprio del corpo, e via di seguito, entrando in conflitto con i fattori educativi che naturalmente non sono mai armonizzati sul modello biologico e sulle necessità del bambino, e che creano altri conflitti. Il bambino rifiuta il concetto di programmazione dell'orario di alimentazione che può avere la madre, quindi avverte oscuramente che l'oggetto di alimentazione si rifiuta a lui, e poiché esso comincia a mitizzarlo (non coscientemente) ecco che
contemporaneamente può odiarlo, perché in quel momento esso non lo soddisfa. Il bambino non ragiona, non può ragionare, siamo a livello biologico, siamo allo stesso livello per cui la bestia quando ha fame azzanna e uccide e non capisce che dovrebbe aspettare ancora solo cinque minuti.
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