Napoli, 20 Marzo 1998

 SUL SUICIDIO

 

     D. Si rileva dai vari mezzi di comunicazione che nell'arco della adolescenza si denunciano frequenti atti di suicidio che secondo me tra tutti i tipi di disagio e devianza giovanile è quello che rappresenta l'atto estremo. Quali sono secondo te le cause e i motivi di un fenomeno così dilagante ?

Generalmente nell'umanità quando si creano crisi di valori e quindi momenti di cambiamento, facilmente gli uomini vanno in crisi e quindi vanno verso il suicidio, poiché si accentua la depressione generale o l'impotenza generale per poter affrontare l'esistenza e la vita, o quando la vita esterna è talmente greve, talmente piena, irta di difficoltà che il soggetto si sente francamente impotente ad agire e quindi preferisce la morte.

Noi potremmo anche assolvere il suicidio e dire che è un atto dovuto ad una libera scelta, ma la risoluzione è proprio in quei termini: libera scelta. Un uomo è libero di scegliere quando è stato sottoposto a situazioni tali in cui il principio della libertà è stato distrutto, oppure è stato ridotto, oppure è stato influenzato? Quale libertà possediamo per poter scegliere il suicidio? Credo che allo stato delle risorse psichiche che possediamo non ne abbiamo, e cioè a dire un uomo maturo che scelga in modo maturo dialogando con se stesso non in maniera patologica, cioè senza un processo depressivo, credo che non esista e che sia del tutto impossibile trovarlo, ed allora posta così la situazione l'uomo non dovrebbe decidere il proprio suicidio perché non è in condizioni psichiche di poterlo fare, non ne ha la facoltà, non ne ha la libertà, non ne ha la maturità.

Questo ci porta però immediatamente a capire che quando si verifica il suicidio vuol dire che c'è stato un perturbamento nell'arco della decisionalità e della maturità, vale a dire il soggetto è francamente disarmonico, in quanto non riesce ad equilibrare se stesso e non riesce a trovare equilibrio nell'esterno da sé. 

Chiaramente a questo punto si devono chiamare in causa due fattori preponderanti, la costituzione della società e la costituzione del soggetto in quanto proiezione di un sistema sociofamiliare, quindi rientra il discorso sulla formazione dello sviluppo dell'individuo, vuol dire che le cause sono cause che riguardano la personalità del soggetto e l'ambiente sociale in cui si trova a vivere.

Perché in certi momenti si estende il suicidio? Ma allo stesso modo potremmo parlare dell'omicidio; perché si estende il suicidio? Perché non c'è più saldatura tra ciò che è interno del soggetto e la comunicazione di questo interno con l'esterno da sé, vale a dire con la realtà esterna.

Non essendoci saldatura chiaramente il sistema unitario del vivere nel mondo diventa un sistema separante con la necessità di vivere fuori del mondo, quindi il "nel" viene sostituito dal "fuori", il soggetto non è più nel mondo e si pone fuori dal mondo e ponendosi fuori dal mondo si pone in una situazione oltre e contro, quindi è contro il corpo ed è contro la società, quindi contro il corpo sociale e contro il corpo individuale. Ha la possibilità o di ammalarsi nel senso mentale del termine o di entrare in quella che la società chiamerebbe una alterità, vale a dire una devianza o di suicidarsi; in ogni caso uscire da quella situazione di opposizione al mondo e ritrovare una unità interiore che siccome si pone fuori della realtà perché ha rifiutato la realtà, diventa alienante.

Chi è fuori della realtà è alienato, vale a dire è mentalmente ammalato perché non è più integrato col mondo. Il corpo e la mente sono fatti per vivere nel mondo e col mondo, porsi fuori da questa situazione significa alienarsi.

Abbiamo varie gradazioni di alienazione a cui tutti più o meno sono sottoposti: la persona che fa un po' vita solitaria, per esempio, la persona che pensa solo con la sua testa e non vuole condividere le sue idee con l'altro, il narcisista ad esempio, l'egoista, sono tutte già forme ma non patologiche al punto tale da entrare in collisione col corpo sociale e col corpo fisico, e dunque da arrivare alla soluzione estrema: sono sì in situazioni abnormi o in situazioni patologiche, ma non al punto da arrivare a quel distacco totale che non consente più di rientrare nella realtà, vale a dire si entra nella psicosi che è appunto lo stare fuori la realtà e viversi invece soltanto il meccanismo interno, quindi con la rottura della comunicazione.

Se la rottura avviene anche col proprio corpo oltre che col corpo sociale si ha il suicidio perché non si può vivere senza il proprio corpo e si dà la preferenza ai simboli della morte, della propria morte, perché diventa la propria morte il modo migliore per scavalcare il corpo ed entrare comunque in una situazione oltre che il soggetto vede sicuramente diversa, sicuramente migliore del proprio stato attuale in senso storico, e siamo nel meccanismo della depressione conclamata e quindi della psicosi in questi casi.

 

prodena@libero.it

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