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Roma, 12 maggio 1996 L’ALIENAZIONE
D. Vorremmo una tua lezione sul tema che è molto presente nel dibattito culturale, quello dell’alienazione. L’alienazione è indotta posteriormente a causa delle sovrastrutture, cioè a dire l’influenza che il mondo, il mondo delle idee, della cultura stessa, la società nel suo insieme esercitano sugli individui con una tale pressione e, direi, con una tale persuasione, da non consentirgli più un margine sufficiente di libertà e di elaborazione della possibile libertà. E questo è uno degli aspetti dell’alienazione. Un altro è l’asservimento a norme di vita che escludono la presenza dell’interiorità: quindi l’alienazione al lavoro, alla storia stessa, alle norme, dunque, legate alla politica, all’economia, al lavoro e alla non presenza dell’anima e della sua libertà e quindi, il non-riconoscimento da parte degli esseri umani, del valore intrinseco nella spiritualità; perché la storia si muove secondo regole di riconoscimento legate alla produzione dell’uomo stesso. Un uomo è valido quando produce determinate ricchezze, determinati beni, quando rispetta determinate norme, osserva le regole e dunque il potere e viene ricompensato non per ciò che è ma per ciò che produce. E questo è uno stato d’alienazione, in quanto il soggetto dovrebbe essere invece un ente spirituale che vive il corpo. Ma l’essere un ente spirituale non gli viene riconosciuto e dunque, questa qualità intrinseca nell’essere che è il maggior valore e rappresenta il maggior bene, viene distaccata dal corpo produttore. La drammaticità sta anche nella impossibilità di questo riconoscimento, perché i valori del mondo sono valori d’uso e di scambio alla pari e di obbedienza alle norme e alle regole. Quindi gli uomini devono lavorare, produrre beni, produrre figli, devono costituire famiglie, servire la patria entro i confini, realizzare determinati studi stabiliti dal potere o dalla cultura; ma di quel valore che è interno, chiuso, occluso per così dire, bloccato da questa esistenza del corpo sociale, non se ne parla affatto. Ovvero, ne parlano alcune filosofie, alcune teologie, le quali riconducendo il discorso all’esistenza dello Spirito, con molta debolezza - devo dire - e con scarsissima efficacia, ammettono l’esistenza di un piano spirituale che non viene proposto come un piano che vive nel sociale, ma come un piano addirittura avulso, come se Dio e lo Spirito si trovassero da una parte della barricata e il corpo dall’altra. Ora noi è vero che concludiamo sempre dicendo di “dare a Cesare quel che è di Cesare” nella famosa frase cristiana, ma tuttavia noi sosteniamo che bisogna dare a Cesare ciò che gli appartiene in quanto potere che tutela l’uomo - e dunque l’obbedienza alle leggi è dovuta - ma tuttavia questo non esclude che all’interno delle leggi o nel mondo del lavoro, del mondo sociale, possa esserci la presenza del valore spirituale, che non solo qualifica ma indubbiamente dà un marchio di riconoscimento alla funzione produttiva dell’uomo stesso. Questo tipo di alienazione trova l’interiorità da un lato ed il corpo dall’altro. E questo è un aspetto che fa parte della vita in quanto “cosa” che si realizza all’interno di leggi, cioè all’interno di una società. C’è poi da considerare la sovrastruttura. Essa, di cui tante volte abbiamo parlato, risponde, a questo punto, al principio precedente: è il coacervo delle realtà sociali, politiche, economiche della terra che forma la cultura didattica. Sicché l’uomo, nascendo e quindi diventando bambino, ma immediatamente cittadino, viene considerato il soggetto di quel tipo di cultura che già possiede la sua alienazione di base, perché è una cultura che non riconosce l’istanza primaria. Il bambino viene allevato, sviluppato, curato, non per ciò che è o vorrebbe essere nella sua libertà, ma per ciò che deve diventare agli occhi dei genitori e a quelli della società. In questo modo nasce la sovrastruttura psicologica, il condizionamento psicologico orientato verso una società che è costruita secondo i modelli dell’alienazione e, quindi, questo bambino si troverà con una serie di condizionamenti che gli impediranno l’espressività della radice interiore. Il bambino crescerà dimentico della sua natura primaria, ma se vi aggiungete che nulla è favorevole al bambino perché possa ritrarre in sé elementi istintuali profondi, ecco che la dimenticanza crea una vera e propria barriera tra il sé spirituale ed il sé psicologico e quindi con l’espressività del soggetto. Ecco perché a questo punto si innestano i discorsi a noi già noti. Una volta diventato adulto il compito sarà quello di liberarsi, - lavorando sulla propria persona - da questa sovrastruttura per ritrovare un’altra volta la matrice originale. Il concetto di peccato, il concetto assolutorio nascono come la necessità da parte degli organi del potere, di controllare quanto più possibile la libertà per non vedersi sfuggire di mano l’essere umano; ma nonostante ciò, nel privato specialmente, l’uomo è sempre stato un deviante e cioè ogni volta che ha potuto ha fatto ciò che voleva. I limiti tuttavia sono sempre stati molto ristretti ma l’uomo è sempre stato sufficientemente reattivo. Il fatto che gli uomini non ci riescano, ci dà un po' l’idea di quanto sciocco sia l’essere umano, che vive esclusivamente nell’alienazione, nella sovrastruttura e non si riscatta riconoscendo la propria matrice, perché in siffatto modo l’uomo non tanto perde la propria interiorità - perché quella non la perde - ma perde la grande occasione di accostarsi ad una parte dell’universo per trarne la conoscenza. Scuotersi dall’alienazione, dalla sovrastruttura, dal gesto meccanico e ripetitivo, ridiventare soggetti liberi e pensanti, è la funzione alta di un essere che indipendentemente dal fatto di essere un cittadino vivente, deve capire che è il valore del soggetto che è messo in discussione e poichè l’alienazione parte dal corpo sociale egli, pur dimentico dell’anima, dovrebbe lo stesso rivendicare la riconquista del soggetto, perché essa è l’atto rivoluzionario con cui ci si presenta nella propria storia, sia individuale che storica, nel senso generale del termine. Ecco perché il doppio riconoscimento, sia della propria natura che della propria funzione nel mondo, diventa un atto fondamentale senza il quale restiamo soltanto dei poveri esseri che girano per il mondo, nascono e vivono e sono in attesa della propria morte.
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