
L'OBBLIGATORIO ATTRAVERSAMENTO
DEL CERVELLO
di Carlo
Adriani
Nel variegato panorama delle opinioni "scientifiche" intorno al
problema dell'anima si segnalano quelle di scienziati come, ad esempio,
Edelman (premio Nobel) che mentre da un lato auspica un confronto con la
filosofia, dall'altro rifiuta a priori le ipotesi di tipo trascendentale o
metafisico perché dai suoi studi biologici è portato a concludere che la
mente non è trascendente. Certamente il cervello è una realtà vivente e
senza dubbio produce un'attività mentale che gli è propria e su questo
singolo punto non ci può essere diversità di opinioni. Ma ritenere che il
cervello produca anche ciò che biologicamente non gli è proprio può
indurre in un errore simile a quello che commetterebbe colui che
ascoltando una voce alla radio, ritenesse che la voce che ascolta è
prodotta dalla radio stessa. Sicuramente un cervello è capace di
autoprodurre una serie molteplice di rappresentazioni e di idee e, quindi,
di pensieri, tra cui sicuramente tutti quelli che riguardano il bios, la
vita, la sopravvivenza, il coordinamento delle pulsioni istintuali e così
via, e fin qui hanno ragione coloro che sostengono che questo tipo di
attività della mente non è affatto trascendente; ma il fatto è che la
mente non produce solo questo ma anche realtà che non sono ascrivibili
alle funzioni ed alle finalità di una struttura vivente. Penso a tutte le
attività che si presentano in contrasto con le leggi e le finalità del
bios e che ci fanno sospettare che nella trasmissione cerebrale si sono
inserite altre funzioni non più spiegabili col metro biologico. Si tratta
talvolta di quegli stimoli informi che urgono per diventare linguaggio e
pensieri pensati e comportamenti significativi. E qui appaiono quei
segnali, quelle spinte, quelle istanze che rompono certi schemi e certi
ritmi della natura e che non potrebbero essere prodotti direttamente
dall'apparato biologico perché sostanzialmente difformi da esso. Non
appena si focalizza l'attenzione su quest'altro tipo di produzione mentale
subito ci si accorge che la spiegazione puramente biologista si arresta e
non funziona più. E si è costretti ad ipotizzare nuove fonti che non sono
più quelle strettamente biologiche. Soprattutto la ricerca filosofica ha
chiamato questa produzione come appartenente alle funzioni dell'anima. Il
neuroscienziato fa bene a studiare il cervello, la sua organizzazione e la
sua funzione ed a trarre conclusioni intorno a questa struttura vivente,
ma deve anche rendersi conto che qualsiasi attività "trascendente" deve
necessariamente passare per quest'organo non diversamente da qualsiasi
voce che passa nei circuiti di una radio accesa per farsi udibile. Ma
immaginare che la vista dell'eccitazione neuronale dimostri la non
trascendentalità dell'impulso che origina l'eccitazione è un errore di
prospettiva, perché si finisce per scambiare la voce vicina come fosse
presente nella radio e non riconoscere la stazione lontana che l'ha
emessa. Anche le filosofie non metafisiche, ad orientamento psicologico,
appiattendosi sulla superficie non traguardano più l'origine e la fonte di
certi impulsi e perdono di vista la profondità e la trascendenza del campo
da cui proviene la stessa tensione conoscitiva o l'eticità del conoscere.
Riproporre il discorso sulla fonte di certi stimoli, di certe istanze, è
una necessità non soltanto intellettuale, ma di quella ricerca di "senso"
di cui troppo si parla e su cui meno si indaga.
prodena@libero.it
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